Revancha Chacho e Milano mata la maledizione Real

A chiudere il primo doppio turno stagionale, il “rematch” dell’ultima partita Olimpia nella Eurolega scorsa (3 marzo) contro il Real. Milano chiamata al riscatto dopo la sconfitta in Grecia contro l’Olympiakos. Real che invece arriva alla partita dopo un inizio tutt’altro che convincente, nonostante la vittoria interna contro un decimato Khimki. Assenze pesanti della partita Punter, Micov e Randolph. Ex di turno il Chacho Rodriguez.

I blancos sono un’autentica bestia nera per Milano. Dal nuovo format Eurolega gli scontri diretti vogliono il Real vittorioso in 15 occasioni su 16. Unica vittoria milanese nel 2009, quando ancora era Armani Jeans. Con la vittoria si stasera Milano scaccia quindi prime critiche post sconfitta, maledizioni di vecchia data e lo fa con una reazione pazzesca nel secondo tempo. Primi minuti della partita con il Real che mette la testa avanti fino all’11-4 a 5 minuti in cui cala il silenzio sul Forum. Delaney su un tiro da 3 frana con la caviglia sinistra sul piede di Alocen. Out per la partita e esami che domani verranno sicuramente attesi da squadra e tifosi.

Fino all’intervallo Milano quasi subisce il contraccolpo e il Real ne approfitta alzando le percentuali da 3 nel primo quarto, mentre già nel secondo riesce a stare attaccata alla partita, nonostante i tiri ad alta percentuale continuino ad arrivare. Squadre negli spogliatoi sul +11 blancos. Il rientro in campo suona un’altra frequenza. Il ritmo della difesa biancorossa sale. 5-0 di break in apertura e Milano si fa di nuovo sotto. Per il Real si fa male Abalde e parte lo show dell’ex Rodriguez. Con il tiro sulla sirena di Roll (molto più funzionale rispetto la scorsa stagione) si annulla lo scarto sul 54-55 Real. Ultimo parziale dove vengono fuori i giocatori con elevato QI cestistico di Milano. Datome, Shields e Rodriguez mettono la firma sul vantaggio milanese. Con il contributo di Campazzo e Tavares, che perdono testa e bussola della partita da soli, Milano sfata il tabù Madrid sul 78-70.

Mixzone:

“E ‘stata una fine perfetta, la storia di Cenerentola. Ci sono mancati tre giocatori importanti e penso che la squadra abbia fatto uno sforzo enorme. Devono essere estremamente orgogliosi di se stessi. Lo hanno fatto da entrambe le parti, assumendosi le responsabilità in attacco e, credo, passare la palla molto meglio, per trovare buoni tiri. La nostra difesa è stata migliore. Abbiamo avuto davvero molta energia nel secondo tempo. Cosa posso dirti? Sono estremamente felice, come un bambino! La distorsione di Delaney è seria, sicuramente perderà del tempo.”

Coach Ettore Messina

“Siamo molto felici per i fan, per tutti. Stiamo lavorando bene. Grandi notizie a casa! Avremo un altro figlio, un ‘mini-Chacho’, quindi sono molto felice. Voglio ringraziare mia moglie per l’incredibile lavoro che sta facendo e buon compleanno Ana – 31 domani! Ciao!”

Sergio Rodriguez

“Abbiamo giocato molto bene nel secondo tempo e abbiamo dimostrato di poter giocare contro chiunque. Dobbiamo cercare di dimenticare il primo tempo e portare quello che abbiamo fatto nel secondo tempo nel resto della stagione.”

Shavon Shields

Le chiavi del match in 5 punti:

LA PROGRESSIONE DIFENSIVA: ritmo, accoppiamenti difensivi sugli avversari più insidiosi e pressing da metà campo. Non è un caso che l’ex assistente di Popovich abbia incentrato la partita sulla difesa. La sensazione è che coach Messina abbia in un certo senso aspettato il Real di Laso, come un pugile che incassa nei primi round per far stancare l’avversario, per poi sul finale puntare ai fianchi, dando libero sfogo alle frecce offensive. La progressione di ritmo e intensità difensive sono state la chiave che ha portato il Real a perdere 17 palloni. Primo tempo timing del gioco in mano al Real. Secondo tempo Milano.

MALCOLM DELANEY: nel bene e nel male, l’infortunio alla caviglia, si spera meno grave possibile ha prima demoralizzato l’Armani, per poi rilanciarla nel terzo quarto, quando coach Messina è “costretto” a tenere in campo il Chacho, Man of the Match, vista l’assenza di altri due esterni come Micov e Punter.

PAPA’ CHACHO: da la notizia a fine partita, diventerà nuovamente papà. Il canarino sforna una delle sue migliori prestazioni in maglia Armani, contro la sua ex squadra e i suoi ex compagni, nel Real e in nazionale (25 punti, 7 assist e 4 rimbalzi, per 37 di valutazione) che dimostrano quanto abbia giocato a mente sgombra e di quanto si fidi di più dei suoi compagni che nella passata stagione.

NOMI COGNOMI e PEDIGREE: “sono estremamente felice per i ragazzi, devono essere orgogliosi di loro stessi.” Questa vittoria contro il tabù molto ha a che vedere con Ettore Messina. Facile notare come quest’anno si senta molto di più in mano la squadra. Meriti suoi, meriti loro, Micheal Roll è un’altro giocatore, quanto meno più rispecchiabile in quello del Maccabi. Luigi Datome in uscita dalla panchina è il veterano che amministra e che l’anno scorso mancava a Milano. Riccardo Moraschini sta pian piano rivedendosi, tra campionato e Eurolega, sia con un ruolo diverso sia dalla pressione dell’etichetta “Miglior italiano in LBA”. Tutti gli ultimi 3 mettono la firma nella vittoria finale con canestri importanti.

LA SFIDA TRA I LUNGHI: l’acciacco di Hines nel prepartita aveva messo un po’ in apprensione. Il pluricampione Eurolega oltre all’esperienza ha messo in campo quella fotta che gli permette sempre di compensare il gap di centimetri. Tavares è stato dominante nei primi due quarti, ma si è perso negli ultimi due, per cui non si capisce a chi addossare la colpa, essendo scena ripetuta. Stesso discorso per Garuba che però ha trovato più continuità a rimbalzo, mentre Thompkins ha giocato come se “Ehi! Te la faccio vedere io!” dopo le storie note di Marzo. Meglio invece Kaleb Tarczewski, anche se in difficoltà all’inizio. Quando Milano ha concesso meno secondi possessi in attacco, lì c’è stata un’altra chiave per la vittoria.

2 thoughts on “Revancha Chacho e Milano mata la maledizione Real

  1. Chi lo sa cosa passa davvero per la testa di un campione, per fargli continuare a produrre partite straordinarie come quella del Chacho di ieri sera.
    Forse, chissà, il pensiero di riuscire un giorno a mostrare al figlio il video del “perché non potevo essere lì a vederti arrivare” – e doveva essere qualcosa di unico, come di certo il piccolo Rodriguez si aspetta dal papà, dopo tutto quello che ne avrà sentito dire… Chissà.

    Il Chacho aveva fatto una grande partita anche contro l’Olympiacos, ma lì la sua energia non era passata ai compagni, forse perché qualche sua magata aveva un’arietta un po’ narcisa, quasi fine a se stessa, allo scopo di mostrare talento individuale in faccia alla sconfitta.

    Con Madrid la sensazione che la squadra ci fosse, era venuta già nel primo tempo, nonostante l’imbarcata presa in alcuni momenti.
    Non so spiegarlo bene: Madrid apriva la difesa e tirava da 3 in modo impeccabile, e Tavares sembrava dominare, sembrava, ripeto, eppure di punti ne hanno fatti “solo” 41 – come ha notato anche Meneghin nel commento in diretta, forse perché aveva la stessa mia sensazione che la partita fosse ancora lunga e del tutto suscettibile di essere aperta.

    Così è stato.
    Insieme al Chacho, gran maestro sul podio, che ha fiaccato nientemeno che Campazzo, costringendolo a 5 falli, l’orchestra ha suonato tutta insieme, con le singole voci in rilievo quando lo richiedeva la partitura del gran compositore: e così Datome, Shields, Moraschini con la tripla decisiva, e quel nuovo play, alto e ben piazzato per il suo ruolo, di nome Hines.

    Ed eccola lì l’energia di cui parlavo come di una sensazione del primo tempo, che si è materializzata e ha portato a una vittoria senza se e senza ma.
    E non voglio fare lo Sconocchini che parla sempre col senno di poi (so che la redazione non condivide, è un’opinione personale), ma ripeto la sensazione c’era.
    Ed era esattamente quel tassello mancante che nelle parole stesse di Messina, s’era perduto nel secondo tempo al Pireo, e in gran parte nel primo contro Madrid.
    Per poi tornare e fare della nostra vittoria un’azione corale ma col fiore all’occhiello del neo papà, solida, sicura, decisa.

    Anche noi abbiamo battuto la nostra grande in questo torneo.
    Purtroppo molte altre squadre del nostro rango, il secondo, stanno facendo imprese come se piovesse, e il nostro score non ci permette al momento nessun vantaggio, pur essendo ottimo.
    Il bello del basket…

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