Zalgiris, la grande bellezza di Eurolega. Efes, così non va

Una gara intrigante se ce n’è una, due scuole di pensiero tecniche differenti tuttavia egualmente improntate su uno stile che si basa sui principi più moderni del gioco.

Alla Zalgirio Arena, posto magico solo a vederlo, ancor di più se possiamo rivederci lo straordinario pubblico locale, è andata in scena una sfida interessantissima, conclusasi con il successo nettissimo, per 89-73, dei lituani, ora incredibilmente leader solitari della lega.

La nostra analisi, nei consueti 5 punti.

L’EFES E LA PALLACANESTRO “ABITUALE”

Gli uomini di Ataman sembravano aver svoltato martedì a Berlino, riprendendo, seppur ancora lontani dal meglio, il loro percorso di gran bella pallacanestro ormai lungo quasi due anni.

Niente di tutto ciò. Un primo tempo discreto, ma poi manca quella fluidità e quel ritmo che ne hanno contraddistinto il sistema vincente. Ovvia la dipendenza dalle “poinguard”, chiaro che pesi anche l’assenza di Dogus Balbay, ma se alla fine si pensa di giustificare il tutto con la mancanza di Shane Larkin, si va fuori strada. L’efficacia di questa pallacanestro era sufficientemente indipendente dai protagonisti, comunque eccelsi, mentre oggi pare a tratti bella ma nel complesso quasi scontata e assai gestibile dall’avversario. Perché 23 assist e 12 perse vogliono dire qualità, ma se a questa qualità non corrisponde un riscontro positivo sul tabellone, un problema esiste. 82 punti a gara subiti nelle 3 sconfitte non possono essere estranei a tutto ciò, in un inizio di stagione in cui si gioca male e si segna poco in genere.

LA NUOVA ANIMA LITUANA DELLO ZALGIRIS

Lukas Lekavicius, Rokas Jokubaitis, Marius Grigonis, Arturas Milaknis. Lo Zalgiris, da sempre con forte connotazione ed identità nazionale, nasce da qui. Se a questi si aggiungono un Nigel Hayes scintillante, ben al di sopra del rendimento della scorsa stagione, ed un Joffrey Lauvergne che pare aver ritrovato condizione e spirito (si trova bene solo in luoghi di culto cestistico come Belgrado e Kaunas?), allora ecco che ne vien fuori una squadra vera. Che resta, a nostro parere, difficilmente considerabile per un posto Playoff, ma non ha alcuna intenzione di darci ragione.

IL DATO STATISTICO CHIAVE

Inutile girarci attorno, quando in una gara si va oltre il 50% dall’arco è durissima che non si porti a casa il referto del colore giusto. 10/19 lituano e 8/25 turco, ma soprattutto le conclusioni da due e da tre presentano numeri ben diversi. Quasi uguali numericamente per gli uomini di Ataman (29 e 25), mentre il grande bilanciamento dell’attacco di Schiller porta a 39 tiri da due ed a quei 19 da tre. Se poi di quei 39 ne vanno a bersaglio 27, ovvero il 69,2%, è tutto chiaro. Ed è chiara anche la scarsa opposizione Efes vicino al ferro, nonostante un tabellino di Dunston che direbbe di una gran partita.

QUEI NOVE PUNTI DI VANTAGGIO

25-16 il punteggio alla sirena del primo quarto. Dominio Zalgiris? Sì, ma se sei a più nove ed hai tirato 4/4 dall’arco, qualche domanda sul futuro della gara è lecita. E’ quello che accade di solito e che ci ha fatto pensare ad un possibile rientro Efes. Invece gli uomini di Schiller hanno dato la spallata decisiva ad inizio terzo quarto, alzando ulteriormente il livello di intensità e di comprensione di quanto accadeva in campo. L’Efes non ha potuto più nulla.

LE VOCI DALLA PANCHINA

Coach Schiller a metà gara: «Dobbiamo prendere i rimbalzi attraverso il tagliafuori, non saltando più alto dell’avversario». Il saldo era 14-13 per i padroni di casa. Alla fine sarà 26-23.

«Decisivo essere stati intelligenti e tosti ad inizio secondo tempo. La presenza dei tifosi ci ha dato grande energia».

Ergin Ataman ne ha diverse per i suoi e fa i nomi: «Abbiamo solo un playmaker che ha giocato in una maniera terribile. Sinora è stato positivo solo a Berlino, mentre nelle altre tre gare è stato un disastro. Così è dura giocare una pallacanestro organizzata. Singleton ha perso 5 palloni con tre falli in attacco… Ad oggi lo Zalgiris è la miglior squadra che ho visto».

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