L’Olimpia queste partite le perdeva…

Successo importante per l’Olimpia Milano in casa di un Bayern che si dimostra in grande crescita rispetto alle opache prove di preseason.

Partita dura, spigolosa nel suo svolgimento, nonché assai equilibrata: come ha giustamente sottolineato Messina in sala stampa «avrebbero potuto vincere entrambe le squadre».

Non è stata una grande notte di pallacanestro, come è abbastanza ovvio che sia al 2 di ottobre: sebbene tanti abbiano dipinto il lungo periodo di sosta e di preparazione come un vantaggio per ripresentarsi al meglio, la realtà è che sette mesi di stop pesano eccome. Per tutti. Lo abbiamo sottovalutato, commettendo un errore grossolano nell’attenderci grande spettacolo sin dall’inizio.

Quello che però non è mancato, a Monaco come sugli altri 8 campi in cui si è disputata il Round #1, è l’agonismo, già molto alto. da questo punto di vista sarà sicuramente una delle stagioni più interessanti di sempre.

Vince quindi Milano, 81-79: la tripla di Wade Baldwin si stampa sul ferro e spegne il sogno bavarese. Nei nostri consueti 5 punti proviamo ad analizzare quanto accaduti all’Audi Dome.

MILANO QUESTE GARE LE PERDEVA

Sì, l’Olimpia queste gare negli anni recenti le ha quasi sempre perse, soprattutto quando equilibrate e con di fronte avversari sulla carta decisamente inferiori per talento, qualità e profondità di roster. Proprio alcune gare con il Bayern sono nella memoria degli appassionati come momenti negativi determinanti delle recenti stagioni. La differenza? Si chiama, su tutti, Kyle Hines, uno che sa distinguere il bene dal male del gioco in ogni occasione e probabilmente non accetta di perdere nemmeno a briscola con la zia. Quella differenza può avere però anche il volto di Malcolm Delaney, positivo, o di Gigi Datome, non alla prova migliore sicuramente, ma sempre autore di alcune giocate, soprattutto difensive, dal peso specifico altissimo.

ANDREA TRINCHIERI: UN GENIO

Che il Bayern, certamente non una delle migliori squadre di questo torneo (forse nemmeno nelle prime 12), avesse bisogno di un contributo straordinario da parte del suo Coach lo diciamo da settimane. Ecco, alla prima occasione tutto ciò è arrivato, puntuale come era necessario che fosse. Quel possesso difensivo fondamentale con una zona mascherata mette a soqquadro l’organizzazione offensiva milanese e per poco non fa scappare la terza sorpresisssima di questo primo turno. I principi difensivi e di efficienza a rimbalzo che tengono in partita i bavaresi sono di alto livello. la scelta di far giostrare Jalen Reynolds sempre e solo nei pressi del ferro milanese paga dividendi altissimi attraverso 9 rimbalzi offensivi. Chapeau, Coach!

SHAVON SHIELDS ED IL “KILLER INSTINCT”

A Milano lo sapevano già da anni, da quella finale contro Trento in cui le ripetute performances del giocatore ( e la grande organizzazione di gioco degli avversari) resero equilibrata una finale che non doveva e poteva esserlo. Shavon Shields è un atleta che, oltre a migliorare costantemente, alza il proprio livello di gioco quando le cose si fanno decisive. Nelle normale casualità di due triple che possono entrare come uscire, non vi è proprio nulla di causale nel fatto che, tirando lui, siano entrate. Il coefficiente tecnico di difficoltà, aumentato dal momento, non fa che dare maggior meriti ad un giocatore che è uno dei “killer” cestistici più sottovalutati dell’intera Europa. Chi ha qualche capello bianco in più ricorda bene quanto queste caratteristiche fossero patrimonio dell’Olimpia stravincente del secolo scorso.

I NUMERI E LA QUALITA’

Come già detto che per la supersfida del Palau tra Barça e Cska, non si è giocata una pallacanestro di grandissima qualità offensiva. 15/14 il rapporto assist/perse dei padroni di casa, 17/18 quello degli ospiti. Normalmente in questa lega il rapporto dice poco più del 130% per la dodicesima nella speciale voce statistica (stagione 19/20). Alla fine del primo turno ci sono ben 8 squadre dal 100% in giù. A proposito di quella ruggine data dai sette mesi di stop… Ovviamente è dato che va rivisto almeno sul medio termine per confermare o meno un tendenza. Sicuramente va dato merito sia a Messina che a Trinchieri di presentare un sistema difensivo già di notevole livello.

LE PAROLE DEI COACH

«Sono incazzato nero perché non abbiamo portato a termine il lavoro», così Trinka. «Se difendiamo non so quante partite vinceremo, ma di certo non ne perderemo tante. C’è una differenza chiave: ci sono squadra che vincono le partite e ce ne sono che non le perdono». «Stasera abbiamo perso ma non dobbiamo sentirci sconfitti».

Ettore Messina reagire ad una domanda (Euroleague TV) in cui gli viene chiesto se si aspettava di aver così tante difficoltà: «Se qualcuno come te crede che sarebbe stato facile si sbaglia. Tutte le squadre hanno talento…». Vero, verissimo, ma per una volta (ma sì dai, ce la passerà…) non siamo d’accordo su un punto col Coach milanese. Se sei questa Milano, con il roster che hai a disposizione, è abbastanza chiaro che tanti, quasi tutti, si aspettino risultati e per certi aversi anche dominio. Soprattutto in un contesto in cui proprio i due roster sono così largamente differenti da ogni punto di vista.

2 thoughts on “L’Olimpia queste partite le perdeva…

  1. Grande vittoria, in una partita difficile, snervante, senza vantaggi reali, contro una tipologia di avversario – play rapidissimo ed estroso, centrone fisico e tempista a rimbalzo – che siamo destinati a soffrire, e che soffriamo sempre.
    Vittoria esterna che in EL è una delle chiavi per andare avanti.
    Bene!

    Messina, ancora carico di adrenalina, che fa una lezioncina alla cronista che ha sbagliato la domanda.
    Bravo, bravissimo!
    Attenzione, perché quella del nostro allenatore non era retorica: s’è visto subito che fosse preoccupato davvero di questa partita.
    S’è visto dal primo quintetto, piuttosto inedito, con Leday in campo da 4, a giocare spalle a canestro.
    Insistenza su corpi grandi e gioco interno che probabilmente ha portato al punteggio basso da parte nostra, alle difficoltà mostrate in attacco e non solo per l’ottimo difesa di Trinchieri, camaleontica e rapida nei cambi d’assetto.

    Anche perché con Roll al posto di Punter, e senza Micov, il nostro reparto esterni perde di opzioni.
    Non è tanto il problema dei sostituti, perché le alternative sono tante e di qualità, a differenza dell’anno scorso, ma è una questione di “agilità” offensiva del reparto, di varietà di soluzioni e di minacce a cui la difesa deve rispondere.
    Roll può fare 8 punti in un quarto, alla grande, ma solo se glieli prepara la squadra.
    E Shields che è un vincente nato, e un giocatore giovane in piena crescita – e speriamo che resti a lungo a crescere da noi! – non è Micov per un’attitudine a cercare i propri vantaggi sulle fasce esterne e non verso il centro area come il Professore.
    Poi Shields ha messo il tiro che vale il sospiro di sollievo, ma qui stiamo parlando del movimento degli esterni, e il grado di difficoltà richiesto alla difesa per arginarli.
    Di conseguenza, direi, Messina ha modificato squadra e gioco, accettando di soffrire una partita che altrimenti forse non avrebbe vinto – e lo prova il fatto che poi siamo rientrati e siamo stati avanti con Rodriguez e Delaney, entrambi molto ispirati, in campo insieme.
    Ma non si possono giocare 40 minuti su due giocatori.

    La partita dei lunghi e grossi era inedita per noi: abbiamo tenuto il campo e alla fine l’abbiamo vinta, ma è chiaro che siamo entrati in una dimensione fortemente incognita per noi.
    Ecco perché alla fine Messina ha dato quella risposta, secondo me, meno gentile del suo solito, ma rilevante E pertinente!
    Grande! – lo ripeto.

    Quasi come il contropiede di Hines a mille all’ora, con assist finale per Datome, sulla sirena.
    E ci credo che Gigione l’abbia messo: chi avrebbe osato sbagliarlo? 🙃

    1. Il contropiede di Hines… Ancora faccio fatica a non saltare sul divano. Insieme alle uscite dai blocchi di Abrines le due cose più belle del ROUND 1.

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