Bertomeu e la bolla: è il piano B, per ora non ci pensiamo, ma…

alberto marzagalia

Conferenza stampa di Jordi Bertomeu con i Media Partner accreditati in vista del via della stagione tra 48 ore.

Tanti i temi toccati, di seguito quelli principali.

«Abbiamo un piano B ma preferiamo i piani A e il nostro è molto flessibile, con date e sedi delle gare che si possono cambiare.  I club, coinvolti nel processo decisionale, ci hanno reso le cose semplici. Siamo comunque pronti a cambiamenti dell’ultimo minuto».

«Se le cose dovessero peggiorare e dovessimo fermarci, come accaduto a marzo, torneremmo al nostro piano di maggio, al nostro piano B, che era pronto. Ma allora tre o quattro squadre non potevano uscire dai loro paesi. Ecco la ragione per cui non vi è stata una “bolla”. Ora non ci pensiamo, ma siamo pronti con tutta la logistica, nel caso»

«I voli sono responsabilità dei club, ma vista la situazione sarà possibile che vi siano problemi. Questa settimana una squadra che dovrà andare in Russia farà scalo nel Regno Unito… Poi c’è Israele, dove il governo è molto restrittivo per quanto riguarda l’ingresso e l’uscita dal Paese. Da giugno lavoriamo con diverse compagnie aeree commerciali e abbiamo accordi con due di queste per rendere le cose più facili alle squadre che affrontano difficoltà».

«Vista la riduzione dei ricavi del 20-30% la scorsa stagione, è stato importante l’accordo con l’ELPA sul taglio degli salari. Dobbiamo concentrarci maggiormente sulle entrate che vanno oltre quelle legate allo sport. Di solito distribuiamo profitti da sponsor, merchandising e televisioni al 50%, mentre il resto dipende dai risultati e dal “ticketing”. Quest’anno ci muoveremo nella direzione di maggior denaro garantito con un rapporto 80-20% a favore di quelle entrate garantite. La presenza del pubblico, anche in numero ridotto, non dipende da noi ma dai governi».

«Non mai detto di volere una lega a 24 squadre. Vogliamo stabilizzare la nostra attività ed il prossimo passo sarà rendere permanenti le due licenze di Asvel e Bayern. Francia e Germania sono due mercati molto importanti, le due squadre stanno crescendo sotto ogni punto di vista e sono le nostre migliori candidate ad oggi. Altre potranno presto unirsi da Francia, Italia e Regno Unito, quest’ultimo un mercato che riteniamo fondamentale per proseguire la crescita futura».

IL COMMENTO

Tutto molto logico e ben circostanziato, come sempre nelle parole del CEO di Euroleague Basketball.

L’organizzazione c’è ed è ambiziosa ed apprezzabilissima, anche in un momento di tremenda difficoltà.

Il tarlo che ci rimane in testa si chiama semplicemente equità competitiva e non vediamo come possa essere garantita al 100% in condizioni come queste. Poi sappiamo bene che di più è difficile fare, ma quei potenziali “20-0”, seppur unica soluzione regolamentare, non ci convinceranno mai. Per tale ragione noi avremmo giocato il girone d’andata in una bolla, con certezze sulle quali si sarebbe potuto ripartire, da gennaio, nella speranza di una situazione possibilmente migliore. E con un obbligatorio piano comune con la FIBA e le leghe nazionali che avrebbe rappresentato il vero “bene comune” per il futuro.

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