5 Sfumature di Eurolega | Le parole di Luca Baraldi sono condivisibili?

La Virtus sognava e sogna un’Eurolega che, probabilmente, solo una stagione interrotta le ha tolto, perchè quella finale di Eurocup era ampiamente alla portata degli uomini di Sasha Djordjevic.

Luca Baraldi, AD dei bolognesi, è sempre molto interessante da leggere, poiché nelle sue parole non mancano mai parecchi spunti di riflessione. Molti sono dedicati all’Olimpia ed allora l’Eurolega torna il centro del mondo nelle nostre 5 sfumature.

  • Lo ha scritto con precisione anche Alessandro Maggi sul suo sito RealOlimpiaMilano: la Virtus e tutti i suoi protagonisti non hanno mai reclamato uno scudetto che doveva ancora esser conquistato. E’ giusto chiarirlo, per non parlare del nulla. E così ha sempre fatto, correttamente, Baraldi.
  • La stessa Virtus, nelle parole del suo AD, rivendica un progetto per la ripresa nel quale non è stata seguita da nessuno. Ed in questo diamo merito e rispetto a chi voleva tornare a giocare, come hanno fatto le leghe più serie meglio organizzate.
  • L’occasione persa con quella “non ripresa” è stata grandissima. Errore terribile che non si può liquidare con un “acqua passata” perchè quei danni potrebbero (qualcosa di più…) essere pagati nei prossimi mesi. Quindi chi voleva giocare ha il nostro rispetto incondizionato. Baraldi ce l’ha. Chi ha pensato al proprio interesse invece non ce l’ha. Chiunque sia e per qualunque ragione l’abbia fatto.
  • Abass ed Alibegovic? Discorso inutile. Ognuno ha i suoi progetti di crescita. Milano ha il suo in una dimensione, Bologna ne ha un altro su basi differenti. A cosa serve rivendicarne i valori? Rispetto per tutti, quando c’è un lavoro serio. E sia Milano che Bologna lavorano seriamente.
  • Il “caso” Andrea Meneghin? Ci perdonerà Baraldi, ma qui non lo seguiamo e nemmeno minimamente lo condividiamo. A noi piace il confronto, soprattutto con chi non la pensa come noi. Quando le società si rivolgono alla stampa in questo modo non siamo minimamente d’accordo. E sia chiaro, non è certo questo l’unico caso. A cominciare dalle interviste autoprodotte per incensare i propri atleti, che vanno bene una volta ogni tanto, solo se gli stessi vengono resi disponibili a tutti. Anche a chi non è considerato “amico”.
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