L’Olimpia, i centimetri ed una struttura che chiede di imporre

Il tema che ha accompagnato diverse discussioni riguardo il nuovo roster dell’Olimpia Milano è quello che riguarda la potenziale mancanza di stazza, soprattutto di fronte alle “big” di Eurolega e segnatamente nel ruolo di centro.

Una brevissima analisi può aiutare a capire come certamente centimetri e stazza siano importanti, ma che una struttura tecnica differente comporti tentativi di imporre il proprio gioco altrettanto differenti, per ogni squadra.

Valutando l’altezza media delle favorite al successo finale si evince che il Barça la presenti di cm 202,08, il Cska di cm 200,64, il Real di cm 200,07 e l’Efes di 198,88. Quella milanese si ferma a cm 197,60, tra le minori di tutto il torneo, dove però bisogna ancora considerare il completamento di alcuni roster.

Ok, è un dato di fatto e non va sottovalutato: può portar a qualche problema ma può anche dare vantaggi in altre situazioni. La chiave? Non ci annoieremo mai di ripeterlo, si tratta di imporre il proprio gioco.

Abbiamo poi preso in esame il weekend scorso, tra la Supercopa spagnola ed il torneo di Kaunas vinto dai milanesi, per capire come sono state distribuite le conclusioni dal campo.

I giocatori valutati sono stati quelli appartenenti al reparto lunghi, quindi per Milano, Zach LeDay, Paul Biligha, Jeff Brooks e Kyle Hines, dando per praticamente sempre assente Tarczewski, cosa da non sottovalutare.

Contro lo Zalgiris i biancorossi analizzati hanno tirato 4/10 volte da due, 0/3 da tre e 4/4 ai liberi, per un totale di 12 punti ottenuti con 13 tiri. Contro l’Alba 16 tiri totali per un bottino di 27 punti (7/14 da due, 1/2 da tre, 10/10 ai liberi).

Le avversarie? Zalgiris (Lauvergne-Geben-Jankunas-Rubit) 16 tiri e 22 punti., l’Alba (Sikma, Thiemann-Nikic) 16 punti con 15 tiri. Leggerissime le differenze con l’Olimpia, che l’ha vinta in entrambi casi su altri numeri.

Spostandoci in Spagna il Real (Tavares-Randolph-Deck-Thompkins-Garuba) in finale ha segnato 24 punti con 17 tiri (6/8 dalla lunetta) mentre in semifinale ne aveva messi a referto 41 con 32 conclusioni (12/15 ai liberi).

Il Barça (Mirotic-Oriola-Davies-Claver) nel “clasico” ha concluso 24 volte per 37 punti (10/14 dalla lunetta), quando contro il Baskonia aveva preso 22 tiri per 31 punti (7/8 ai liberi)

Emerge come in due gare i lunghi dell’Olimpia abbiano portato a casa una media di 19,5 punti, con 14,5 tiri, sugli 83,5 di media messi a referto, ovvero il 23,35%. Il Real ha detto 32,5 punti (24,5 tiri) su 82 di media, quindi il 39,02%. Infine i blaugrana di Jasikevicius hanno segnato mediamente 34 punti sui 69,5 totali (23 tiri a gara), pari al 48,97%.

Quindi Milano non ha soluzioni coi suoi lunghi? No, sebbene sia squadra con pochissimo post basso (con o senza Tarczewski questo dato non cambia minimamente), si tratta soltanto di una struttura di roster che ha le sue armi più importanti sul perimetro, cosa che già oggi paga dividendi importanti e che, col tempo, sempre meglio organizzata, potrà offrire occasioni maggiori agli uomini più abituati a stare vicino al ferro.

E’ ovvio che un Barça con Mirotic ed una tipologia di lungo come Brandon Davies, nonché gli stessi Oriola e Claver, abbia più armi dirette, così come un Real, anche nell’atipicità di gente come Deck e Randolph, possieda una doppia dimensione che permette maggiori conclusioni dei propri numeri 4 e 5.

Ancora una volta, è solo questione di struttura, ovvero di imporre o subire. Sarà interessante vedere lo scontro tra queste diverse possibilità, nonché capire come si comporterà la squadra di Messina contro una difesa che magari vorrà toglierle il perimetro (Esposito ci ha provato con discreti risultati). In quest’ultimo caso proprio il post basso di “non lunghi” come Datome e Micov giocherà un ruolo fondamentale.

Parlare di campanello d’allarme per Milano mi pare esagerato e non tiene conto di una perimetralità che può, anzi deve, far male.

2 thoughts on “L’Olimpia, i centimetri ed una struttura che chiede di imporre

  1. I numeri parlano abbastanza chiaro: nelle grandi squadre di EL il reparto lunghi vale tra il 39 e il 48% dei punti.
    È un campione che riguarda poche partite e solo le squadre spagnole, ma è probabile che anche le altre grandi non avrebbero numeri molto diversi.
    Eppure, come fai notare giustamente, potrebbe essere soprattutto una questione di stile di gioco.

    Non ci sono molti lunghi talmente versatili da difendere bene e avere anche un gioco offensivo variato ed efficace, e quei pochi che ci sono ovviamente vanno nelle squadre più consolidate e più ricche, per progetti molto ambiziosi.
    Gli altri, tra cui Milano, devono accontentarsi.
    E comunque non siamo messi malissimo, sia pure con anomalie evidenti, ma non necessariamente sofferenti.

    È interessante notare come nel dato di Milano manchi l’apporto di Tarczewski, per necessità di cose dovute al suo infortunio.
    Qualcosa avrebbe cambiato, soprattutto quando innescato da Rodriguez.

    Qui il punto che credo tu volessi sottolineare, sullo stile di gioco, si fa più evidente.
    Pare abbastanza chiaro che Delaney sia il play di riferimento, El Chacho quello che può aggiungere minuti preziosi e invenzioni.
    Ma soprattutto Rodriguez, molto più di Delaney, è capace di pascolare in area, creando per i suoi lunghi, in particolare per Tarczewski che è il complemento perfetto del suo gioco.
    Delaney invece, il play di riferimento della squadra di Messina, se va in area ci va soprattutto per andare al ferro: gli squilibri che riesce a creare nelle difese avversarie sono a vantaggio degli esterni, e non vengono certo dalle sue incursioni nel pitturato.
    Questione di visione e di attitudine di gioco.

    Essendo però Delaney il play di riferimento, se ne deduce l’impostazione di Messina, che ha fatto la scelta secondo lui più adatta dell’uomo che possa guidare un attacco nel quale ai nostri lunghi mancano molti movimenti e/o opportunità di stazza.
    Lo stile diverso si vede bene, e, al suo massimo, dovrebbe permettere di non soffrire l’apporto minore di punti da parte dei lunghi.

    Ma ci sono correttivi possibili anche qui.
    Intanto Delaney può imparare a “vedere” Tarczewski, che è un ottimo rollante, e poi con Datome in squadra, si spera che la posizione del 4 in attacco, una posizione nella quale soffriamo da anni, e abbiamo triturato nomi prestigiosi come quello di Kuzminskas, si spera che col talento di Datome, quella posizione diventi più importante ed efficace, aprendo un altro fronte al nostro attacco – un fronte finora piuttosto trascurato.

    È un cambiamento importante, e secondo me molto urgente, perché onestamente finora non ho visto Datome molto a suo agio.
    Certo, l’aggiustamento richiede tempo e pazienza, da parte della squadra e del Gigi, ma in quelle percentuali del tiro non alla sua altezza, io perora leggo un’inquietudine di Datome che potrebbe collegarsi al discorso che hai impostato qui sopra.

    1. Tutto molto condivisibile. E’ interessante la separazione che fai tra l’Olimpia del Chahco e quella di Delaney. Poi io sono pressoché certo che uno dei due inizierà la partita, presumibilmente Delaney, ma entrambi stanno in campo nei minuti chiave dell’ultimo quarto. Penso anche agli avversari in quel momento: Larkin-Micic, Campazzo-Llull, James-Hackett, Calathes-Heurtel etc per citare i migliori. Su Datome voglio attendere: ho visto un Gigi molto più attivo offensivamente rispetto al Fener, che si cerca più soluzioni anche personali. Credo sia giusto attendere il consolidamento del sistema.

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