Pronti a esplodere: Aaron Harrison, ovvero l’essenzialità a misura di Georgios Bartzokas

maninred94 1

Ritorna l’ormai consueto appuntamento con la nuova rubrica di Eurodevotion dedicata ai giovani talenti pronti a prendersi di forza il palcoscenico della Turkish Airlines Euroleague. Pronti a esplodere, appunto. 

Dopo i primi focus che hanno puntato i propri riflettori su Alex Poythress e Tonye Jekiri è tempo di tornare idealmente a Istanbul. Nella capitale cestistica della Turchia, infatti, c’è un altro giocatore che si è messo particolarmente in evidenza nel Galatasaray Doga Sigorta di Coach Ertugrul Erdogan

Facciamo riferimento alla guardia tiratrice 25enne Aaron Harrison. Nato il 28/10/1994 a San Antonio, seconda città del Texas per abitanti, figlio di papà Aaron Sr. e mamma Marian. Cresce con la forza data dal fortissimo legame familiare e dall’indissolubile affetto con la madre, ma non solo. 

Nella sua storia ci sarà una presenza costante e fondamentale nel suo percorso verso una carriera professionistica di alto livello: il suo fratello-gemello Andrew Harrison, oggi playmaker dei Santa Cruz Warriors affiliati a Golden State in G-League. 

gemelli harrison at Travis Band

Gli Harrison formano un connubio inseparabile fin dagli anni della High School. Frequentano insieme la Fort Band Travis a Pecan Grove, cittadina di circa 16000 anime situata nella Contea di Fort Bend e sotto la giurisdizione di Richmond. 

Popolata da bianchi per oltre il 90%, l’integrazione dei gemelli non riscontra particolari problemi, anzi. Con la maglia dei Tigers disputano annate di assoluto spessore raggiungendo due finali statali consecutive tra il 2011 e il 2013 e salendo ai primi posti delle principali graduatorie di scouting a livello nazionale. 

Il 09/03/13 arriva il titolo Class 5A State del Texas battendo 46-38 South Grand Prairie.  Aaron conclude una stagione da 23.1 punti, 5.2 rimbalzi e 2.5 assist, con 7 partite da almeno 30 punti e la ciliegina sulla torta della convocazione di Aprile al Jordan Brand Classic di Brooklyn e al McDonald’s All-American Game dello United Center di Chicago.

Occasioni in cui condividerà il parquet con futuri protagonisti della NBA quali Andrew Wiggins, Julius Randle, Aaron Gordon, Jabari Parker e Nigel Williams-Goss tra gli altri. 

Ormai il suo talento è sotto gli occhi dell’intera nazione. E’ nella Top 5 delle reclute per la classe 2013, primo assoluto tra le guardie. Reputazione simile per il fratello. C’è solamente da sfogliare la margherita per la scelta sull’Università: Maryland, Southern Methodist University, Baylor, Kansas, Arizona. La scelta sarà un’altra…

Ci siamo seduti a parlare una sera e abbiamo deciso di scegliere un posto dove potevamo vincere fin da subito. Coach Calipari ci ha presentato una sfida, dicendoci fin dall’inizio che sarebbe stata dura e che ci avrebbe spinto a migliorare ogni giorno. E’ ciò che volevamo sentire.  

John Calipari è ormai una leggenda a Kentucky University. Coach dei Wildcats dal 2009, durante i suoi primi dieci anni di incarico ha formato 38 future scelte al Draft NBA (14 più di ogni altro ateneo) di cui 29 al primo giro (9 più della Duke dell’icona Mike Krzyzewski) e 21 in lottery (le prime 4 assolute, per intenderci) 

Come avrete capito, questa è la nuova tappa decisa dagli Harrison ed è altrettanto evidente il fascino e l’autorevolezza che può esercitare un Coach del genere con le sue parole.

gemelli harrison at kentucky (bleacher report)

Numero 2 per Aaron, 5 per Andrew. Tra il 2013 e il 2015 sarà praticamente l’unico modo per distinguerli aldilà del ruolo in campo, come potete notare dalla foto. 

La squadra è fortissima e può puntare decisamente in alto: Karl-Anthony Towns, Devin Booker, Julius Randle, Willy Cauley-Stein, Trey Lyles e quel Alex Poythress con il quale condividerà nuovamente lo spogliatoio al Galatasaray. Tutto questo può significare una cosa sola: si punta al titolo NCAA, senza se e senza ma

Le idee di Aaron sono chiare fin da subito, parlando anche per il fratello

Se dovremo essere dei leader, lo saremo volentieri. Non ci preoccupano le responsabilità, ci piace la pressione. Ci insegna a non dare niente per scontato, a giocare duro e a darne dimostrazione a tutti. Non è una questione di parole, però, ma è ciò che fai quando sei in campo  

In una squadra piena zeppa di talento, nella stagione 2013-14 Aaron è subito attore protagonista. Sempre presente nello starting five nelle 40 partite disputate dal team che rappresenta la famigerata Big Blue Nation, chiuderà a 13.7 punti con il 35,6% da tre punti e il 79% dalla lunetta, 3 rimbalzi e 1.9 assist a partita. Stabilirà anche il proprio career-high nella sfida contro Robert Morris (28 con 10/10 ai liberi)

Durante la March Madness alza ulteriormente il livello. E’ un giocatore addirittura trascinante. L’uomo del destino in un paio di circostanze rimaste nella storia di uno degli Atenei più celebri della storia USA.  

Si parte dalla Semifinale del Midwest Regional. E’ il Kentucky’s Derby. Wildcats vs Louisville Cardinals (quelli allenati da Rick Pitino, sempre a proposito di leggende). Una delle rivalità più accese nel panorama universitario, seconda forse solo alla infinita “guerra” tra Duke e University of North Carolina. 

45 secondi circa al termine della partita, Kentucky sotto di 1. La palla è in post-alto per Julius Randle, triplicato. Scarico nell’angolo sinistro per Harrison. Il close-out arriva in leggero ritardo. Fatale. Aaron non ci pensa due volte e spara la tripla del +2 con 39.1 secondi sul cronometro. Kentucky vince 74-69 e avanza alla finale dei Regional. Le Elite Eight, ultimo passo prima della Final Four

E il 30/03/14 arriva. Avversari i Michigan Wolverines. 72-72 a 10 secondi dalla sirena conclusiva. Andrew Harrison porta palla e la consegna a suo fratello nell’angolo sinistro. Aaron riceve e si porta verso il centro appena oltre il perimetro. Giusto il tempo di un paio di palleggi con cambio mano e lo step-back per la tripla in sospensione. Il tiro è contestato come meglio non si potrebbe. Non basta. 75-72 con 4 secondi da giocare. E’ estasi collettiva. Si va ad Arlington, Texas. Vuol dire casa, vuol dire famiglia e l’amata mamma a tifare per lui in parterre. 

AT&T Stadium, 07/04/14. Semifinale del Torneo NCAA contro i Wisconsin Badgers di Frank “the tank” Kaminski, di Sam Dekker visto nella Lokomotiv Kuban nell’ultima stagione e del freshman Bronson Koenig, successivamente meteora della Germani Basket Brescia nell’estate 2019. Si gioca per aprirsi le porte di un sogno. 

Kentucky è sotto 71-73 e ha un solo, ultimo possesso offensivo a disposizione. Ancora Andrew Harrison ad avviare l’azione. Attacca in palleggio la linea di fondo dal lato destro. Kaminski raddoppia “scivolando” nella sua direzione. Il numero 5 dei Wildcats cerca un complicato pocket pass per Dakari Johnson sotto canestro. L’esterno che marcava Harrison a inizio azione ruota e gli toglie luce. 

Il numero 44 in maglia blue restituisce al suo playmaker nell’angolo sinistro, che passa di prima intenzione ad Aaron di fianco a lui nel mezzo angolo. Un secondo per guardare negli occhi il suo marcatore e poi la tripla, da fermo e contestata. La palla fa un piccolo giro intorno all’anello e muove la retina per il 74-73 finale a 6 secondi dalla fine. Il più anziano (di un minuto!) degli Harrison viene travolto dall’abbraccio dei compagni al centro del campo. Il resto è tutto nel commovente abbraccio con la madre al primo momento di libertà dalla ressa creatasi sul parquet osservato dai 79000 che hanno riempito le tribune. 

La finale contro UConn non avrà l’esito sperato. Sconfitta 54-60 in un ultimo atto che passerà alla storia per essere la prima finale di sempre senza la 1, la 2 o la 3 del ranking, ma anche perché UConn è stata la prima numero 7 a raggiungere e vincere l’ultima partita nonché vincitrice del Torneo femminile il giorno dopo. Un doppio trionfo che solo lei riuscì a ottenere nel 2004. 

Poco importa, perché Aaron Harrison è diventato per tutti Mr.Clutch, l’uomo decisivo. 

I due fratelli decidono di restare anche per la stagione 2014-15. Sarà un’altra cavalcata culminata nella partecipazione alla Final Four. Sarà un altro anno da protagonista per Aaron: titolare in 38 partite su 39, 25.8 minuti di utilizzo medio per 11 punti e 2.6 rimbalzi a partita. Nomina nel secondo quintetto della SEC (Southeastern Conference) sia da parte degli allenatori che della stampa. Leader della squadra per punti e partite in doppia cifra (24), primo per triple segnate (59), secondo per palloni recuperati (43) e 8 partite con almeno 15 punti a segno. 

Dopo una regular season e una prima parte di torneo da imbattuti, arriva la sconfitta in semifinale con Wisconsin a prendersi la rivincita della bruciante beffa di 12 mesi or sono, prima che Duke chiuda la porta in faccia ai Bagders nel 68-63 della finalissima. 

Il clan Harrison si sente pronto al grande salto e si dichiara per il Draft NBA 2015 il 10 Aprile. Nonostante il biennio prodigioso al college, l’odiato aggettivo undrafted viene associato al nome di Aaron mentre il fratello viene chiamato dai Pheonix Suns alla 44. 

Allora Aaron si gioca le sue carte con Charlotte nella Summer League, ottenendo un contratto firmato il 15 luglio. Saranno due anni complicati con solo 26 partite negli Hornets e tanta G-League (Erie Bayhawks, Oklahoma Blue e Greensboro Swarm) prima di essere tagliato il 04/01/17. Anche la successiva esperienza ai Dallas Mavericks a inizio 2018 non porta la svolta ed è addio senza aver ricevuto offerta per la stagione seguente. 

Il 05/09/18 è il giorno in cui torna a vedere la luce. Firma un contratto annuale con il Galatasaray convincendo tutti fin dal primo giorno e conquistandosi un rinnovo 1+1 siglato nei primi giorni di Agosto 2019. 

L’ultima stagione è stata quella del salto di qualità definitivo: 12.8 punti con il 37,7% da tre, 3.3 rimbalzi, 3.2 assist e 1.8 recuperi in TBL, saliti ai 15.9 punti con il 37,9% da tre su 116 tentativi, 2.9 rimbalzi e 2.8 assist in Eurocup dove la corsa del club turco si è arrestata nel girone della seconda fase a causa principalmente di una differenza troppo grande tra il livello del quintetto e quello della panchina, pregiudicando l’ottimo lavoro svolto da Ertugrul Erdogan. 

Opera di qualità dimostrata dai trasferimenti individuali verso club di Eurolega: Poythress allo Zenit, Zach Auguste al Panathinaikos, interessato anche a Greg Whittington, infine Aaron Harrison all’Olympiakos con un biennale inchiostrato alla fine della prima settimana di luglio. 

Ma che giocatore arriva alla corte di Vassilis Spanoulis e Georgios Bartzokas? 

Una guardia dalla buona atleticità e dall’apertura delle braccia abbastanza importante prima di tutto. Un giocatore potente dalla grande forza in avvicinamento al ferro, in grado di continuare a spingere dopo il primo contatto fisico con il difensore assorbendone l’urto con la parte superiore del corpo. 

Uno spot-up shooter pericoloso, potenzialmente uno dei più solidi della prossima Eurolega grazie alla capacità di mettere a posto in piedi molto velocemente e di essere subito perfettamente in asse, con un rilascio del pallone piuttosto rapido per una meccanica complessiva tecnicamente pulita. Caratteristica piuttosto strategica abbinata a una buona intelligenza cestistica con la quale ha capito di dover lavorare forte su un arresto e tiro solido per sfruttare i forti close-out dei difensori. Lo rispettano, anzi lo temono quando gravita sul perimetro

Non è un giocatore da prima costruzione palla in mano, ma se la cava discretamente come handler secondario pescando i tagli dei compagni lontano dalla palla, non squisitamente partendo dal canonico pick and roll. 

Può ancora lavorare su se stesso sul piano mentale: a volte sembra accontentarsi della conclusione sul perimetro attaccando poco il ferro e cercando lo step-back nei momenti di maggior pigrizia, perdendo di efficacia. Un peccato perchè dimostra un’interessante capacità di cambiare mano durante la penetrazione rubando il tempo all’intimidazione di chi arriva ad aiutare nei pressi del canestro. 

Altro aspetto da decifrare del suo gioco è il ritmo. Dà l’impressione di giocare sempre alla stessa velocità e intensità, non è uomo da strappi spacca-gambe insomma. Da valutarne le implicazioni in relazione alla qualità e alla pressione fisica delle difese di Eurolega lontano da canestro (viene in mente in primis il geniale sistema di raddoppi proposto da Sarunas Jasikevicius allo Zalgiris) 

Difensivamente è un giocatore generoso che mostra una naturale disponibilità all’aiuto. E’ anche abbastanza rapido di piedi, qualità che si concilia con il sistema di cambio continuo sui blocchi che Bartzokas ama provare per alzare il livello di aggressività della sua difesa. Per essere un interprete ideale per il coach greco in questa metà campo, però, ha bisogno di migliorare sulla lettura dei tempi delle rotazioni e, soprattutto, di diventare più consistente sui blocchi. Appare ancora troppo tenero in questi frangenti. 

Tirando le somme, non sarà mai tra i giocatori più spettacolari della competizione probabilmente. Tuttavia, è un giocatore solido ed essenziale nel lavoro sulle due metà campo. Con i giusti progressi, non sarà impossibile arrivare a essere il collante perfetto in una squadra che ha già diversi giocatori-capo: Spanoulis, Printezis, Papanikolau, magari Shaquielle McKissic, una delle “sensazioni” emergenti più forti su cui torneremo…

In poche parole, l’uomo giusto da modellare per un Coach eclettico come Georgios Bartzokas. 

 

Photo: University of Kentucky Athletics, Bleacher Report

One thought on “Pronti a esplodere: Aaron Harrison, ovvero l’essenzialità a misura di Georgios Bartzokas

Next Post

Raffica di inizio settimana: un lunedì molto vivo sul mercato

Prima settimana di agosto che inizia con diversi movimenti. ANTHONY GILL si separa ufficialmente dal Khimki al termine del suo contratto. Pezzo pregiato che potrebbe fare le fortune di tante squadre di Eurolega. 📝 По окончании срока действия контракта наш клуб покидает американский форвард Энтони Гилл / Anthony Gill leaves […]

Subscribe US Now

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: