Gigi Datome, l’Olimpia ed il gioco: punto di separazione tra ordine e caos

E’ stato il sogno di Milano per tanti anni, sin dal suo rientro dall’esperienza NBA.

“Gigione” oggi è un giocatore dell’Olimpia ed è una presenza di cui dovrebbe rallegrarsi tutto il movimento italiano. In fondo è abbastanza chiaro come sia l’unico, dei migliori 5 atleti tricolori, a calcare i parquet nazionali, dopo diversi anni di assenza sua e dei vari Hackett, Belinelli, Gallinari e Melli.

Ha sempre fatto scelte decise e corrette in carriera, sin da quando dovette lasciare Siena per trovare spazio a Scafati. Sembra una barzelletta, ma è così: il basket italiano è quel mondo in cui un talento della sua portata non viene ritenuto in grado di vestire la maglia di una squadra di buon livello di Eurolega ed è costretto a costruirsi un futuro altrove. La barzelletta non fa più ridere nel momento in cui, pochi anni dopo, il valore di un Nicolò Melli non viene riconosciuto (lo faranno Bamberg e Fenerbahçe) ed un giocare come Daniel Hackett viene scaricato (Bamberg, Olympiacos e Cska ringraziano…). Ma questa è un’altra storia, il cui primo capitolo venne scritto da un lungimirante Charly Recalcati, mai letto o comunque nemmeno capito da chi di dovere…

Torniamo ad oggi, al Capitano della nazionale in maglia milanese.

Gigi Datome legge tanti libri, alcuni decisamente “pesanti” (chiedere a Nick Melli un parere…), è molto attivo sui social ed è impegnato da sempre in diverse iniziative sociali di grande valore. Questo fa di lui una persona di grande valore, lo riconoscono tutti.

Tutto questo è speciale ma non deve assolutamente far passare in secondo piano il tema fondamentale cestistico, ovvero che Gigi è uno straordinario giocatore di pallacanestro. In costante miglioramento, capace di vivere un’esperienza durissima in NBA, arrivato ad Istanbul poiché fortemente voluto dal miglior allenatore della storia europea e cresciuto tecnicamente ed a livello di impatto sul suo team in cinque stagioni semplicemente indimenticabili.

Troppo spesso la sua personalità attraente ed intrigante, nonché la sua cultura decisamente superiore a quella dello sportivo medio hanno messo in secondo piano le sue caratteristiche tecniche assolutamente uniche ed affinate da una cultura del lavoro eccellente nel tempo.

Stiamo parlando di un atleta da 204 gare con 1814 punti a referto in Eurolega, con il 51,2% su 726 tentativi da due ed il 43,5% su 630 triple, nonché quell’incredibile 91,2% dalla lunetta che, su 272 conclusioni, lo pone al quinto posto di sempre nella categoria, dietro a Nando Decolo (94,01% su 818 liberi, ma è vero?), Sarunas Jasikevicius, Brian Roberts e Marius Grigonis, con questi ultimi due però fermi a soli 110 e 118 tentativi.

I “career high”? 27 punti, 29 di valutazione, 10 rimbalzi, 6 assist, 4 recuperi e 3 stoppate, quest’ultima la specialità della casa quando le cose contano di più.

La perla? Gigi è autore del più bel canestro della storia di Eurolega, per estetica, tecnica ed importanza del momento.

Ultimi giorni del 2018, Istanbul, alla Ulker Arena si gioca una sfida determinante tra Fenerbahçe e Real, le due superpotenze che nel maggio precedente si erano affrontate nella finale di Belgrado. Poco più di 13 secondi alla sirena, Real avanti di 1 punto. Rimessa Fener, affidata proprio al numero 70 gialloblu che trova Bobby Dixon in punta. L’ex Brindisi rende il pallone a Gigi che si trova a dover affrontare un “cagnaccio” come Rudy in difesa, dura nemesi visto il trattamento saracinesca che gli riservò a Belgrado in occasione della suddetta finale. Rudy però, questa volta, non riesce nemmeno a prendergli la targa, certo che togliendogli la possibile tripla avrebbe fatto il grosso del lavoro… Penetrazione centrale da sinistra con mano destra, ecco di fronte la tonnara madrilena: Thompkins prima, Randolph poi. Gigi si eleva per una conclusione con la mano forte, vede il pericolo materializzarsi sotto forma esattamente di Randolph (sì, lui, quello della stoppata più bella di sempre su Joel Dorsey che voleva portarsi a casa il ferro…) ed ecco che lo “switching hands” di MJ nella finale el ’91 coi Lakers trova il suo erede europeo. Magia che porta il pallone in volo dalla destra alla sinistra, appoggio dolcissimo, fallo e canestro. Randolph stavolta non può nulla. Estetica, tecnica ed importanza del momento.

Gigi Datome è giocatore certamente più offensivo che difensivo (anche qui non chiedete un parere a Nicolò Melli che è tremendo…) ma sa muoversi in un contesto di difesa di squadra in maniera molto intelligente e tecnicamente valida. Quell’errore sul taglio di De Colo nella finale di Berlino gli è rimasto ben chiaro nella mente e ci ha lavorato sopra a fondo, crescendo anche lì. Lui non dimentica, ne fa stimolo per la crescita.

Letale dall’arco, sa giocare in post in maniera eccelsa, uno dei pochi in grado di girarsi con efficacia su entrambi i lati, non solo sulla spalla della mano forte. Utilizza il tabellone come un vero amico, per dirla alla Andrea Meneghin e sa interpretare i set offensivi con tempi ottimi, gestendo le migliori spaziature possibili. In una pallacanestro di lettura come quella di Ettore Messina è una caratteristica fondamentale come lo è stata in quella di Obradovic.

Obradovic, appunto, bastano le parole del più grande: «Sono fiero di avere una persona ed un giocatore come Gigi nella mia squadra». Con gli occhi che si illuminano, come abbiamo potuto verificare di persona diverse volte negli ultimi anni.

Brad Stevens, la possibilità svanita sul mercato di giocare per Dimitris Itoudis, poi Zeljko Obradovic ed ora Ettore Messina. Non è un caso che un campione di tale portata sia stato allenato da profili di livello assoluto in panchina. C’è molto di questi tecnici in Gigi, come c’è stato e ci sarà molto di Gigi nella pallacanestro dei migliori Coach per cui ha giocato.

Equilibrio, disciplina, tecnica, talento ed etica: questo è Gigi Datome. Per anni fondamentale e sottile linea di separazione tra l’ordine ed il caos nelle proprie squadre. Sarà così anche a Milano.

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