La Virtus sogna con Josh Adams, l’uomo che conosce solo la sfida

16 novembre 1993, Phoenix, l’unica capitale di stato con più di 1 milione di residenti: nasce Josh Adams, l’ultimo arrivato in casa Virtus Bologna.

Quello che oggi è un giocatore di 188cm per 86kg inizia la sua avventura cestistica alla Chaparral HS di Parker, Colorado, cittadina da poco meno di 60 mila abitanti che nel 1800 era la terra di Utes, Arapaho e Cheyenne. Non fa caldissimo da quelle parti, se è vero che per 6/7 mesi l’anno la media delle minime è sotto lo zero. E’ città natale anche dello Spurs Derrick White.

La carriera da liceale è importante, ma la realtà dice che a livello di college né Colorado, né Colorado State si fanno sentire ed allora è Wyoming, con la maglia dei Cowboys.

L’anno da senior è da 24,7 con 5,5 rimbalzi e 4,2 assist. Non sarà una sentenza dall’arco ma guida la Mountain West Conference con 94 triple…

“Undrafted”, la parola che non vorresti mai vedere accostata al tuo nome. Ma non è tempo di smettere di sognare, non lo sarà mai, e la NBA resta un obiettivo. Ci sono gli scettici da far ricredere, sarà una costante. Non ci riesce, nonostante la Summer League coi Nuggets.

L’Avtodor di Saratov è la prima tappa da pro, stagione 16/17. E’ poi tempo di Eurolega, casa Efes, ma quell’inizio di stagione 2017/18 è negativo per tutto l’ambiente e Josh ne resta coinvolto. Perasovic è coach da tutto o niente e questa volta è niente. A dicembre arriva Ataman, sarà l’inizio del grande Efes di oggi, ma il destino del bambino che sognava di essere il nuovo Chauncey Billups è segnato e si chiama Besiktas, nel gennaio 2018.

Agosto 2018 si traduce con Cina, Shanxi Brave Dragons.

«In Cina ci sono un sacco di soldi, ma se la squadra non vince mandano via subito gli americani, senza pensare che magari sono circondati da giocatori domestici non proprio eccellenti» dirà parlando ai ragazzi di Wyoming nel gennaio 2019.

Ed è proprio in quel gennaio che fa ritorno in patria e si vuole giocare le chance NBA: «Ho guadagnato abbastanza, sono tranquillo economicamente, ora è tempo di allenarsi e provare a giocarmi le mie carte per la NBA». Sceglie casa sua, il college dove ci sono i nuovi Cowboys, ai quali si rivolge con il cuore. Tutti zitti, ad ascoltare una leggenda locale che non ce l’ha ancora fatta per quel sogno NBA, ma che ha dimostrato che si può diventare professionista e ci si deve credere sempre.

«Voglio la NBA ma potrei benissimo tornare a giocare “overseas”. E’ grande pallacanestro anche lì, ma oggi è tempo di provarci».

Raptors 905, G-League: 20 gare 15,6 di media ma gli scettici l’hanno ancora vinta.

Il 19 luglio 2019 arriva la firma con Malaga, prestigiosa tappa europea. Sarà fondamentale. 12,9 con 2,2 rimbalzi e 2,2 assist da giocatore più spettacolare della Liga Endesa. gambe esplosive, molteplicità di conclusioni: per quell’arco da cui non vine considerato uno specialista vale la pena dare un’occhiata ai numeri.

22,6, 31,3, 32,4 e 37,8% è la progressione con la maglia oro-marrone. Da pro siamo a 34,4, 26,3, 38,8 e 33,3%.

Ma torniamo alla Arena-Auditorium di laramie, Wyoming, in quel freddo gennaio 2019.

Josh si apre coi ragazzi e racconta il dramma, estate 2016…

«Mia madre mi diceva che ero troppo impegnato in più cose, tornavo da casa del mio vecchio Coach di baseball, mi sono addormentato, c’era poca luce, una curva a sinistra e sono finito in un fossato».

Frattura della colonna vertebrale. Eccolo, il dramma.

«I dottori sostenevano che era un intervento di routine, c’era passato anche Peyton Manning…».

Certo, ma restano quei 2 centimetri, la distanza che lo ha separato dalla paralisi dal collo in giù.

«Ogni giorno è una benedizione, non sai mai cosa possa succedere» ed i giovani Cowboys lo ascoltano…

«Siete forti, avete tutto, dall’atletismo in poi, ma serve sviluppare un IQ di livello, è importante come ogni dote tecnica».

Scuting report? Nel 2016 accanto al suo nome c’erano dei plus: “scoring, leadership and lethal shooting”. C’erano anche le voci negative, ovvero “size and decision making”. Ma siccome in America le esagerazioni non mancano mai, eccoci alla classica “player comparison”. Boom! Damian Lillard… Le sue statistiche a Wyoming , sostenevano gli scout, «sono terribilmente uguali a quelle di Lillard a Weber State, ma saprà Josh prendere in mano un’organizzazione e lasciare il segno?»

Ovvio, non è successo, ma questo ragazzo non ha mai mollato di un centimetro e continua a crescere, lavorando e lavorando ancora.

Sul suo braccio sinistro c’è una croce, con un pallone da basket. E’ tatuaggio vecchio, quindi l’arancio della biglia è un po’ schiarito: «Sono le due cose più importanti, Dio ed il basket».

Sotto c’è scritto «Family is forever». Non è meno importnate per Josh.

«Inseguo il brivido di dimostrare che la gente si sbaglia. So che Dio ha un piano per me».

Il ragazzo che sognava di diventare Chauncey Billups, quel giorno in cui lavorò coi Nuggets di fianco a Wilson Chandler, non smetterà mai di rincorrere il suo sogno.

Che oggi si chiama Virtus. Con la solita dedica agli scettici.

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