L’addio di Gudaitis si porta dietro tanti dubbi, ma uno tecnico su tutti

alberto marzagalia

Il comunicato ufficiale dell’Olimpia Milano è arrivato. Arturas Gudaitis non sarà più un giocatore biancorosso. Lo aspetta lo Zenit, ma questa è un’altra storia di mercato che non riguarda questa riflessione.

Inutile sottolineare che questa decisione porta con sé tanti dubbi e moltissime riflessioni che hanno riguardato tutti, dagli addetti ai lavori ai tifosi, i quali si sono detti in massima parte molto contrariati per l’evoluzione della situazione.

La premessa è chiara: Ettore Messina conosce la situazione meglio di chiunque altro ed avrà fatto le sue valutazioni in base a tutti gli elementi di cui dispone. Di conseguenza, quanto possiamo esprimere sono soltanto considerazioni assolutamente da fuori, non avendo alcun elemento “interno” su cui basarci. Ed allora proviamo a parlare di gioco.

10,3 punti e 6,3 rimbalzi col 67,1% dal campo ed il 71,5% in lunetta in 29 gare nella stagione 2017/18. 12,5 punti e 7,1 rimbalzi col 63,9% dal campo e l’80,5% dalla lunetta in 21 gare nel 2018/19. Una prova straordinaria contro il Fenerbahçe ed una altrettanto solida contro il Barcellona nelle due notti più esaltanti della Milano di Messina, al rientro dal lunghissimo stop.

Questi sono fatti e non si discutono. Parlano di un centro importante, decisivo ed in grado di far male ad un discreto numero di avversari tra i più forti in Eurolega.

Poi quella mano…

Non entreremo mai nel dibattito da bar su come sia avvenuto l’infortunio, figuriamoci. La sensazione è che però, insieme a quella mano si è rotto altro nel rapporto tra Arturas ed il suo club. Il linguaggio del corpo ce lo ha detto molto direttamente, in maniera assai più chiara di tante parole.

Disciplina, cattivi rapporti o altro? La società ha scelto la via della privacy. Rispettabile e condivisibile, per noi finisce lì. Un passo avanti notevole, dopo anni ed anni in cui tutti raccontavamo di tutto, tra cestini e timeout al vento.

Perdere Gudaitis è grave? Sì. E lo diciamo per quanto visto in campo fino a quella maledetta notte delle Canarie in cui il ginocchio ha detto stop.

Non raccontiamo balle, Gudaitis non è mai stato il miglior centro di Eurolega ma è stato nei primi cinque costantemente ed ha mostrato una capacità che hanno pochi, ovvero sapere prendere da una gara anche quello che la tua squadra e la gara stessa non ti danno. Ricordiamo bene lo scempio cui erano sottoposti i lunghi milanesi quando attaccati sul pick and roll. Abbiamo provato empatia per il loro disagio, vittime di un sistema senza regole che li sottoponeva a sforzi immani senza costrutto. Ma forse non capivamo bene.

Ed allora c’è la domanda chiave e potrebbe legarsi ad una recente dichiarazione di Ettore Messina. La difesa milanese sul pick and roll era scarsissima principalmente per colpa delle guardie, veri e propri spettatori non paganti, oppure anche per caratteristiche dei centri stessi, Gudaitis incluso quindi, troppo facilmente attaccabili?

Se chiedete ad un Coach o ad un GM qual è la prima cosa che valutano oggi in un lungo non aspettatevi risposte sul post basso o sul saper passare la palla, perchè ne avrete una sola: cerchiamo di capire quanto è attaccabile sul p&r.

Qualche mese fa ci è capitato di chiedere ad una guardia importante di Turkish Airlines Euroleague un parere su Greg Monroe, spesso splendido protagonista nel vuoto del Bayern di questa stagione. La risposta, anche in questo caso è stata molto diretta: «Buono, talentuoso, ma troppo facilmente attaccabile sul p&r, quindi non decisivo ad alto livello».

Ettore Messina, commentando di recente il mercato milanese ha detto una cosa importante che potrebbe aiutarci a capire: «Abbiamo cercato di migliorare dove soffrivano di più, ovvero la difesa sul p&r». Kaleb Tarczewski è molto migliorato ma non è mai stato importante come Gudaitis a Milano ed è giocatore che sul p&r si è fatto trovare spesso nella terra di nessuno, finendo per commettere parecchi falli dettati dalla cattiva posizione. Questo ci crea ulteriori perplessità, in parte fugate dalla scelta di un Kyle Hines, un maestro in quel momento del gioco.

Ci permettiamo di aggiungere che da “studenti messiniani” ormai di lunga militanza (con pochi risultati evidentemente…) né Gudaitis, né Tarczewski ci sono mai parsi i profili ideali nel ruolo per Coach Ettore. Se proprio dovessimo fare dei nomi diremmo Milutinov (vabbè, di chi non sarebbe l’ideale?…) piuttosto che un Ayon. Ma il gioco cambia ed anche gli allenatori lo fanno.

Ecco quindi che, sperando di poter escludere motivazioni di cattivi rapporti che francamente ci lascerebbero ancor più perplessi della faccenda Mike James, quella tecnica è quella che proviamo a mettere in testa ad ogni ragione possibile. Cosa che, va detto per onestà intellettuale, riqualificherebbe anche in parte il lavoro di Simone Pianigiani, messo in croce (noi in primis) per quella famosa incapacità di gestire il p&r avversario. Ma lo ribadiamo, quella era la Milano “friggitrice” (definizione di un Coach di EL, non nostra) che cuoceva un allenatore dopo l’altro. Oggi è tutto diverso.

Di certo Gudaitis resta il miglior centro visto a Milano da anni, tanti, come Mike James è uno dei due, forse tre migliori giocatori visti a Milano dai tempi del Gallo. Ma oggi c’è una società che sceglie ed ha idee proprie , non solo quelle degli altri. Milano abbia fiducia, poi valuterà. Come per James.

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