Il trionfo del Baskonia, la lezione della Liga Endesa

In barba agli scettici la Liga Endesa ha celebrato ieri un nuovo club campione: il Baskonia di Dusko Ivanovic è il nuovo re del basket spagnolo, dopo una Fase Final veramente “excepcional”, come è stata correttamente presentata dagli organizzatori.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio, quello che si è visto a Valencia è stato un prodotto di notevolissima fattura, sia organizzativa che tecnica. Non vi è nessuna retorica nel sostenere che abbia vinto, prima di tutto, uno sport che è magistralmente gestito da una lega senza pari nel panorama europeo.

Ovvio che si sia trattato di una conclusione particolare della stagione, ben diversa dai normali presupposti, ovvio che la condizione degli atleti, e di conseguenza delle squadre, non potesse essere quella perfetta che solitamente ammiriamo nei mesi decisivi di maggior giugno, tuttavia è stato fatto il massimo ed è stato fatto nella maniera migliore.

Vedere partite senza pubblico è una pena e ne risentono gli stessi giocatori in primis, ma cosa si sarebbe dovuto fare? Arrendersi come hanno fatto altre leghe, sia minori come quella italiana che più importanti come la VTB? No, assolutamente, questa è una vittoria sotto ogni punto di vista ed il titolo del Baskonia entra nell’albo d’oro senza alcun asterisco. Quando lega, club, atleti e tutti i protagonisti danno il massimo sotto ogni aspetto, non vi è alcun asterisco, ma solo grande, grande merito. Ed una palese dimostrazione di immenso rispetto nei confronti dei tifosi, che hanno vissuto appassionatamente un evento grazie ad una copertura televisiva e mediatica in genere di primissimo livello. Il sito di ACB ha permesso di essere “dentro” la manifestazione dal primo all’ultimo secondo: il meglio che si potesse fare in una situazione purtroppo molto particolare ed emergenziale.

Con tanti saluti al “torneino”, agli asterischi ed agli atleti che hanno rifiutato di parteciparvi per ragioni risibili. Un loro diritto, ci mancherebbe, una scelta sbagliatissima, è altrettanto certo.

Baskonia, quindi, con grandissimo merito. Dal primo giorno abbiamo potuto notare come la squadra di Ivanovic sembrasse la più pronta, magari non la più bella, soprattutto davanti, ma mentalmente preparata ad un torneo che in 13 giorni permetteva margini di errori minimi, come insegna il Real.

La finale non è stata tecnicamente impeccabile, tutt’altro, ma ha regalato emozioni incredibili, un po’ come tutte le gare da inizio settimana scorsa in poi. Gesti di grande spessore da parte di grandi campioni, difese organizzate al meglio ed un verdetto che, come al solito, dipende da un pallone che entra o esce, ma questo è il bello del gioco ed è quello che il maestro Aldo Giordani avrebbe battezzato col suo classico ed eterno «Vedete com’è il basket…».

Il Barça ha provato a scappare a metà gara, ma la solita reazione basca ad inizio ripresa ha rimesso le cose a posto ed apparecchiato la tavola per un finale da brivido.

Ci sono mille storie legate a questa gara e forse la più bella è quella di Achille Polonara, protagonista assoluto con una tripla di importanza capitale nel finale, nonché della giocata decisiva, un assist che è tecnica e visione di gioco da creatore puro, per il canestro decisivo di Vildoza. Il quale argentino è stato meritatamente MVP, in possesso di un talento e di una “garra” che, come per tanti connazionali, ci racconta che il suo limite è tutto da scrivere.

Dusko Ivanovic, definitori nella notte da un grande GM come «un pazzo, gentiale, ma un pazzo», ha riassunto il tutto in una dichiarazione splendida: «Dieci anni fa abbiamo vinto con un 2+1, si dice che a volte la realtà è meglio dei sogni, ecco…».

Ed il suo Baskonia ha potuto sognare perché, nella realtà, la scelta del Coach su Mirotic è stata tanto poco convenzionale quanto incredibilmente efficace. Togliere il post al montenegrino con un uomo davanti, anche un piccolo se dopo un cambio, con un posizionamento degli aiuti dal lato debole “a metà strada” rispetto a quanto insegnano i libri del gioco, è stato un rischio, gestito con genialità. Ecco, il pazzo è geniale, l’attacco “blaugrana” non ci ha capito nulla.

Pierria Henry, Ilimane Diop, Zoran Dragic, Matt Janning, Shavon Shields, Jayson Granger, Michael Eric: anche queste sono storie da raccontare all’infinito, poi c’è… Toko.

«Dovevamo vincere pere Toko, che non ha mai vinto nulla». Ivanovic ha forse certificato l’addio del campione georgiano dopo 6 anni da icona basca. Mosca lo attende, per un assalto all’Eurolega che sarebbe traguardo meritato per un atleta eccezionale, che sentiva la gara come pochi altri. Ed infatti ha faticato terribilmente ed è stato molto più efficace dietro che davanti, dove ha detto 4/14 dal campo. Ma non c’è miglior addio di quello col trofeo nazionale più importante in mano.

Il Barça? Qualità zero. 11 assist e 18 perse sono una delle tante testimonianze del livello molto basso della produzione offensiva catalana. La difesa è ottima sin da inizio stagione, sin dall’arrivo di Pesic, ma se hai Mirotic, Heurtel, Abrines, Davies, Kuric ed Higgins non puoi limitarti a giocare come una provinciale che va in casa di una grande. La grande dovresti essere tu. Dovresti…, ma è tutto l’anno che siamo di fronte a questo ed è conseguenza normalissima giudicare oggi, dopo un terribile “zeru tituli”.

«Abbiamo valori e carattere, l’anno prossimo vinceremo dei titoli», Pesic la chiude così. L’anno prossimo, appunto, il grande punto interrogativo.

Ne riparleremo, perchè nel giro di pochi giorni le due grandi di Spagna sono diventate il tema del mercato e del futuro. Magia di un grande torneo…

Oggi è tempo di celebrare il Baskonia, il club di una città da soli 240.000 abitanti, capoluogo della provincia di Alava, che nelle ultime 19 edizioni di Liga ha saputo prevalere ben 4 volte (2002-2008-2010-2020), non lontano dalla produzione di superpotenze come Real (7 titoli) e Barcellona (6 titoli). Un capolavoro di continuità gestionale e di passione, perchè la Fernando Buesa è la casa di quella passione e Plaza de la Virgen Blanca resterà per sempre il posto dove festeggiare i successi che sono di un popolo intero.

Next Post

Messina: I vecchi sono solo quattro...

Intervistato da Luca Chiabotti per Repubblica, Ettore Messina ha toccato alcuni argomenti chiave sulla costruzione della nuova Milano. «I vecchi sono solo 4: Hines, Micov, Datome e Rodriguez. Gli altri sono giovani pronti a dare il loro contributo e che saranno le gambe dei veterani. Tra i quali nessuno mostra […]
difesa Olimpia 2019/2020 | Eurodevotion

Subscribe US Now

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: