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Rick Pitino: Giannakopoulos è un bravo ragazzo, ma mia moglie non voleva che andassi da lui

alberto marzagalia

Ospite del podcast “World of Basketball” di Fran Fraschilla, Rick Pitino ha parlato a lungo della sua esperienza e del suo legame col basket europeo, soffermandosi ovviamente con qualche particolare in più sul Panathinaikos e sul suo focoso (ex?) proprietario.

«Mi sono goduto molto l’esperienza europea, se hai voglia di imparare alla mia età è un’occasione splendida».

«Ho giocato contro Scola quest’anno, un grande. E’ ancora in giro per i parquet…? Fantastico».

«L’esperienza di Brett Brown, mio giocatore per 4 anni al Boston College, in Australia mi ha insegnato molto. Mi hanno parlato del Panathinaikos come dei Boston Celtics dell’Eurolega ed una settimana prima di Natale (2018) ho ripensato a Brett. Avevo 65 anni, ho fatto le valigie ed il giorno di Natale alle 1155 di sera, sono volato ad Atene senza conoscere nessuno, mi hanno prelevato all’aeroporto ed ho trovato un centinaio di persone che mi fotografavano».

«La Grecia è un bel posto per vivere e tanta gente parla bene inglese».

«Era la prima volta che prendevo una squadra nel mezzo della stagione e dissi che non l’avrei fatto più. Ho amato da subito le gente, i giocatori e tutto lo staff. Se dovessi rifarlo mi piacerebbe tenere i giocatori greci, ottimi, mentre nelle altre posizioni vorrei più atletismo».

«La seconda stagione è stato più facile, soprattutto in virtù del rapporto con Nick Calathes, che conoscevo bene. L’Eurolega è così difficile per via dei budget. Ti confronti con club che hanno alle spalle polisportive imponenti come il Bayern, il Real, il Barcellona, oppure club con disponibilità immense come il Cska, il Fenerbahçe del grande Obradovic o l’Olimpia che ha aumentato il prorio budget di molto con l’arrivo di Ettore Messina. Poi ci sono le squadre medie come l’Olympiacos ed altre. Anni orsono il Pana aveva il budget più alto, hanno vinto sei titoli, poi la situazione è cambiata coi tempi duri vissuti dalla Grecia. Poi è sceso tra i 12 ed i 16 milioni, ora le cose cambiano ancora per via del virus».

«Il proprietario del Panathinaikos perde regolarmente 8 milioni ogni anno, forse la gente non realizza bene questo problema. Le squadre ricavano, credo, un milione ciascuna dai diritti televisivi, quando in NBA si parla di miliardi. Se la NBA rilevasse l’Eurolega potrebbe renderla più globale e le squadre ne ricaverebbero, che ne so, 15 milioni solo dalle televisioni, ma non succederà perché c’è competitività tra le leghe».

«Mia moglie mi disse di non andare al Pana perché aveva appena cercato su Google il proprietario della squadra ed aveva letto di quando è stato multato per più di 300K e dopo una vittoria è entrato nello spogliatoio degli arbitri ed ha minacciato le mamme e le figlie degli arbitri, dicendogli che non avrebbero lasciato la Grecia vivi».

«In realtà è un bravo ragazzo, ama il basket moltissimo, è molto timido e tranquillo lontano dal campo, ma durate la partita, con suo zio, diventa frenetico. Fuma 5 pacchetti di sigarette al giorno, è sulla quarantina, investe un sacco di soldi, che perde, nel club. Ho avuto ed ho tuttora un ottimo rapporto con lui».

«Mi sono lamentato così tanto del fatto che si fumasse all’interno dell’arena che quando sono tornato era proibito…»

«La rivalità con l’Olympiacos è qualcosa che non ha paragoni al mondo. Louisville vs Kentucky, Duke vs Carolina o Providence vs Rhode Island? Roba da educande a confronto».

«Innanzitutto la panchina è protetta da vetri antiproiettile e ci sono reti per impedire al pubblico di lanciare oggetti. Il nostro proprietario è dovuto uscire a metà gara in un derby perchè la polizia non ne garantiva più la sicurezza, c’era un uomo con una bomba a amano che lo minacciava. E’ uscito con 100 poliziotti al seguito in tenuta anti-sommossa».

«L’Olympiacos è un po’ fuori da Atene, circa 25-30 minuti, ma la gente “green” non si saluta con quella “red”. Io ho buoni rapporti con parecchi tifosi Oly, forse solo per la questione che sono il Coach della Nazionale».

«Papapetrou ha tra i suoi migliori amici Printezis, ma non possono farsi vedere in pubblico insieme…».

«Ho allenato contro Pat Riley e Phil Jackson, al college contro Dean Smith, ma il basket europeo è così differente. Ho appreso molto dai loro attacchi ed ho modificato la difesa. Si usa molto cambiare, ma così facendo soffri terribilmente a rimbalzo. In attacco muovono molto bene palla e uomini. A Nick Calathes ho detto solo di creare. Quando abbiamo fatto bene, raggiungendo i PO, è stato per un buon livello di attacco ed una grande crescita difensiva. Era impossibile pensare di portare la mia difesa “matchup zone” perché necessita di almeno tre settimane di lavoro per organizzare una perfetta comunicazione. La difesa a uomo ès tat quindi la scelta più ovvia».

«In 24 secondi in Eurolega si fanno inizialmente 4 o 5 passaggi rapidi e poi si attacco deciso, si va in post, si crea da pick and roll laterale».

«Ho imparato molto da Coach come Obradovic e Laso, mentre Messina lo conoscevo già. Non è che siano migliori come allenatori, è che hanno giocatori più umili disposti a passarsi la palla. Sono i giocatori a fare l’attacco, non sono tipi alla James Harden».

«Il 50% dei club paga tardi, ma paga. E la retribuzione è netta».

«In sostanza il sistema di gioco di Eurolega è come un sistema di college con giocatori di 30 anni. Ma più veloce. Noi al Pana, con il Real, eravamo i migliori in contropiede. L’Efes ha fatto una stagione devastante perché ha avuto Shane Larkin che ha dominato in lungo ed in largo».

«Il Maccabi è la squadra con la miglior difesa, il loro Coach è un grande specialista in quel senso».

«Perché gente come Larkin o Wilbekin non ha impatto in NBA? Credo sia una questione di taglia fisica. Poi c’è Mike James, un giocatore fenomenale che credo possa essere un fattore determinante anche in NBA. Carattere particolare il suo, ricordo quando li abbiamo battuti in una gara decisiva a Milano…».

«Ho apprezzato molto Mosca, nonostante un traffico folle, così come Tel Aviv, che ha splendide spiagge simili a Miami. Anche Istanbul mi ha colpito, ma nessuno parla inglese. La Spagna è fantastica, in Italia sono stato tantissime volte».

«I tifosi? Incredibili i lituani, appassionati veri. Ad Oaka i nostri cantavano per tutta la gara ed io chiedevo cosa cantassero. Mi dissero che erano insulti all’Olympiacos, anche se stavamo giocando contro altri avversari…»

«Il primo contatto reale con Iona, tramite amici comuni, l’ho avuto a Madrid quando abbiamo affrontato il Real. SE l’università fosse stata in un altro stato non avrei accettato. Il fatto di essere vicino a casa, a New York, mi ha convinto che fosse la destinazione perfetta per me».

«Giannis? Speriamo di averlo, abbiamo bisogno di lui per andare alle Olimpiadi. Costruiremo un gioco basato su di ui e sulla sua grande crescita nel passaggio. Farà meglio rispetto ai Mondiali»

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