MVP Final Four: Nando de Colo è di un altro pianeta

Enrico Longo

Non è facile trovare parole per spiegare il significato di perfezione. Forse la stagione 2015-16 di de Colo va molto vicino alla definizione più azzeccata.

La qualità è molte volte riconosciuta tale se accompagnata dalla costanza: dal ripetersi continuamente, stagione dopo stagione, con compagni diversi e di fronte a nuove sfide. La storia di Nando de Colo rappresenta perfettamente cosa significa confermarsi ai massimi livelli.

Nato a Sainte-Catherine, comune di 3’000 anime, nel 1987. De Colo in Francia rimane fino ai 22 anni, poi vira verso altri lidi. L’ACB con il Valencia e poi il salto a piedi pari dall’altra parte dell’Oceano: prima Texas con gli Speroni nero-argento e poi Canada.

Ma è al suo ritorno in Europa, che Nando diventa il Nando de Colo che apprezziamo oggi, o forse, è anche grazie a quella parentesi NBA che oggi sgraniamo gli occhi davanti alle sue giocate.

Per rivivere il trionfo 2015-16, bisogna però, per un attimo, riavvolgere il nastro e tornare al Cholet, la prima squadra. Nel 2008, con i francesi, viene premiato: “Giocatore più migliorato dell’anno” e“Miglior giocatore del campionato”. Tutto ciò a 21 anni ancora da compiere.

Gli Spurs lo notano e nel Draft del 2009 fanno il suo nome. Lui “rimanda” il viaggio e sceglie la Spagna.

Con il Valencia, stagione 2010-11, gioca la sua prima Eurolega. La corsa dei valenciani si ferma ai quarti di finale. Nando de Colo dà il primo assaggio del suo talento al grande pubblico: 10.1 punti e quasi 2 assist.

La seconda Eurolega la disputerà 4 anni dopo con il CSKA Mosca capitanato per la prima volta da Itoudis.

Da allora è una continua crescita e riconferma. I grandi campioni, quando sembra impossibile andare oltre, fanno quel qualcosa in più che gli permette di essere ricordati per sempre e “quel qualcosa” in più, per Nando de Colo è l’Eurolega 2015-16.

Titolo al CSKA che mancava da 8 anni.

La sua capacità di caricarsi sulle spalle una squadra composta da campioni le è valsa prima il riconoscimento come “Miglior giocatore della stagione regolare” e poi quello di “Miglior giocatore delle Final Four”.

Alla Mercedes-Benz Arena di Berlino apre le danze, nel “derby” valevole la semifinale, con il Lokomotiv Kuban siglando 30 punti in 33 minuti. La ciliegina sulla torta viene servita due giorni dopo: 22 punti e 7 assist nella finale contro il Fenerbahce.

Ah, sapete chi mise in bacheca l’Alphonso Ford Trophy, il riconoscimento al miglior marcatore? Troppo scontato.

Non è facile trovare parole per spiegare il significato di perfezione. Forse quella stagione di de Colo va molto vicino alla definizione più azzeccata.

Immagini: sito ufficiale Eurolega

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