Anthony Gill, il nome nuovo per Milano è un giocatore vero

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Raffreddatasi apparentemente la pista Derrick Williams, come vi abbiamo riportato proprio nella serata di ieri, il nome che ha iniziato a circolare con una certa insistenza è quello di Anthony Gill, in scadenza col Khimki.

28enne  ala grande di 203 cm per 104 kg, Gill è cresciuto alla Charlotte Christina HS. Nessuna conseguenza dal danno nervoso che, in occasione della nascita, gli paralizzò temporaneamente il lato destro del viso.  Ha scelto come college South Carolina, lasciata dopo un solo anno a seguito del licenziamento di coach Darrin Horn.

Dopo l’anno di stop a termini di regolamento, ha raggiunto Virginia, dove si è costruito una reputazione che pareva inizialmente molto importante anche per il piano di sopra.

Ma nonostante una buona carriera universitaria, nel 2016 non è stato scelto, in uno dei tanti draft particolari, almeno a posteriori. Basti pensare che la 4 è stato Dragan Bender e la 27 Pascal Siakam, preceduto anche da Georgios Papagiannis (13) e Guerschon Yabusele (15) oggi all’Asvel. Altri nomi  in orbita europea? Ben Bentil (51) visto al Pana quest’anno, e Joel Bolomboy (52), pupillo di Coach Itoudis a Mosca. Misteri del draft…

Laureato in antropologia, ha una certa passione per gli scherzi, tra i quali resta memorabile quello che fece ad un giornalista della Virginia, a cui raccontò dettagliatamente di essere un mago fuori dal campo. Il malcapitato scrisse una storia sulle doti di magia del giocatore, ma per fortuna fu fermato prima di pubblicarla. Per non parlare di quando lo stesso Gill sosteneva di avere un gatto siamese a due teste…

Quel brutto “undrafted” lascia il segno ed allora si prova in Europa.

Accordo con Ludwigsburg nel 2016, ma c’è un problema coi test medici, non superati ed arriva il comunicato del 23 agosto  in cui il club annuncia di non confermare l’accordo. In Turchia però ci credono ed allora ecco il contratto con Yesilgiresun dove gioca il suo primo anno da pro. La Summer League con Charlotte non porta ad una chance NBA ed infine eccoci al Khimki, dove ha completato la terza stagione consecutiva.

I vari “scouting report” lo hanno sempre decritto come un eccellente rimbalzista, nonché atleta di livello intorno al ferro. I suoi numeri sono stati un po’ limitati dal sistema di Virginai, uno dei più lenti di tutta la nazione.

Ottimo in post sia per numero di possessi che per punti derivati, è considerato notevolmente efficace quando riceve da pick and roll.

Dove si sosteneva dovesse crescere? “Stretch the defense”, allargare il campo, ovvero costruirsi un’alternativa credibile in allontanamento dal ferro. Ebbene, il ragazzo ci ha lavorato ed i risultati si sono visti in EL. 33/69 da tre il primo anno, ricaduta da 8/36 il secondo (ma solo su 13 gare) ed una conferma da 22/50 nella stagione appena conclusa.

La difesa veniva considerata un altro punto da migliorare. Buon difensore per tutti, si credeva che molta della sua efficacia derivasse dall’avere vicino un altro ottimo interprete interno nel ruolo come Darion Atkins, 4-5 di soli 203 cm oggi a Bamberg ed anch’egli “undrafted” nel 2015.

Eccoci al punto, a Milano troverebbe il miglior lungo sottodimensionato d’Europa, Kyle Hines. Coppia perfetta? Non siamo lontani.

 

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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