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Nik Melli: Obradovic è un fenomeno, Trinchieri mi ha permesso di sbagliare. NBA e preolimpico sovrapposti? Si falserebbe la competizione.

Nicolò Melli è stato ospite della nostra LIVE su Instagram nella serata di venerdì.

Di seguito i passaggi principali del suo intervento, mai banale ed ancora una volta evidente dimostrazione di un atleta e di una persona di altissimo profilo.

Sulla ripresa recente degli allenamenti in NBA…

«Pensavo peggio, ora vediamo come si procede».

Sulla NBA che potrebbe finire a settembre e ripartire a dicembre, proponendo i PO 2021 in sovrapposizione al Preolimpico…

«Speriamo si trovi una soluzione, sarebbe un danno globale ed una beffa. E’ un discorso generale che riguarda tutte le nazioni, si falserebbe una competizione».

Sulle finestre FIBA ed il Mondiale senza alcuni grandi protagonisti…

«Il sistema dovrebbe esser rivisto e mettere i giocatori nella condizione di partecipare. Poi ognuno può scegliere».

Sul momento da sfruttare per FIBA ed EL per trovare un accordo reale…

«A prescindere credo che 4 coppe europee siano troppe, come sono troppe le squadre professionistiche. Si dovrebbe cogliere l’occasione per mettere a posto i conti  dei club».

Sugli italiani di punta lanciati da allenatori stranieri o consacrati all’estero…

«Ci vuole più coraggio e far giocare i giovani italiani in ruoli chiave. L’equazione giovani italiani uguale sconfitta non mi trova d’accordo. Lanciamoli da subito in nazionale. Ed i giocatori devono farsi trovare pronti».

Sulle 18 squadre in LBA e sulla mancanza di un percorso oltre l’attività giovanile per gli atleti italiani…

«Io sono stato fortunato ad essere in una delle ultime annate dei settori giovanili in cui si investiva. Poi le risorse sono state usate per altro. Bisogna investire lì. Non è facile. Senza retrocessioni ci sarebbe lo scenario perfetto per poter rischiare qualcosa di più. Comunque manca un percorso alla fine dell’attività da junior».

Sul potenziale Club Italia di Cremona…

«Aiuterebbe ma torno alla necessità di investire sui vivai».

Sul mercato di Eurolega principalmente incentrato su play e guardie…

«E’ una tendenza chiara del gioco. Ci si sposta fuori e gli ultimi due anni di Shane Larkin non hanno aiutato molto i lunghi… Poi c’è un Barça che però ha un Mirotic che fa la differenza. Ma già da Diamantidis, Spanoulis etc la tendenza era quella».

Sul tema ALL DECADE TEAM, appunto con 8 esterni e due lunghi ma soprattutto con alcuni nomi che hanno fatto meglio nella prima decade rispetto a questa e sul fatto che manchino gente come Veselj, Shengelia e magari Melli…

«Non ci provare col mio nome, ma uno Shengelia ci starebbe, ma è sempre stato così anche per gli All Star Game. Però visti i 10 selezionati, chi lasci fuori?».

Su Datome 27mo nel voto popolare, mentre Melli è 33mo…

«Giusto, lui ha vinto l’Eurolega, io no, ma quel che conta è che sono più forte di lui (ndr e grande risata) anche se fa più canestro di me».

Sul canestro di Gigi contro il Real, indiziato come canestro della decade…

«Se lo votano sono rovinato, no dai…»

Sulle due Final 4 di Belgrado e Vitoria, con frustrazioni ed arrabbiature differenti…

«La prima F4 è stata probabilmente il più bel weekend della mia vita a livello sportivo. Non è finita come volevamo ma le emozioni erano fortissime, incredibili. Ci sono arrivato passo dopo passo e mi sono rivisto tutta la mia carriera. Col Real è andata personalmente molto bene, pensa che ho fatto il mio record di punti in finale di EL, viene da ridere, ma hanno vinto loro, meritatamente».

«L’inizio dei problemi l’anno scorso è stato l’infortunio di Jan, decisivo nel sistema di Obradovic, sia in attacco che in difesa. Dopo un anno clamoroso ci siamo presentati a Vitoria non in grado di competere. Non cerco scuse, avremmo dovuto fare di più. Tutti hanno fatto il possibile, anche uno come Gigi, ad esempio, ci ha provato fino alla fine ad esserci ma non ce l’ha fatta. I miei due anni al Fenerbahçe sono qualcosa comunque di cui vado molto fiero, fondamentali».

Melli.

Su “The last dance”: mai avuto un leader che richiede uno sforzo come Michael Jordan? Può essere considerato come tale un Obradovic?

«Obradovic ha quel tipo di leadership, in qualunque momento. Lui ha un tatto a livello fisico clamoroso: sa quando spingere e quando no. Come compagni mai avuto nessuno che pretendesse come Jordan».

Sempre su Obradovic, descritto da tanti come fenomeno nel tenere alta l’asticella, ma anche tecnicamente numero uno assoluto…

«Non posso paragonarlo agli Itoudis, Laso o Sfairopoulos da cui non sono mai stato allenato, ma ti dico che Obradovic preparava i primi tre giochi della gara e se non non sbagliavamo nulla avevamo solo tiri facili. Qualcosa vorrà dire».

Sui suoi allenatori…

«Ho avuto due geni:  Trinchieri ed Obradovic. Il primo con qualche pizzo e ghirigoro in più, l’altro più diretto al punto. Il basket di Andrea è più ricercato, lo dico in maniera positiva, cerca soluzioni più particolari alternate, come “short roll” o rollata profonda, mentre Zeljko va più diretto al punto. Ad esempio lui è chiarissimo sulle letture di una difesa sul pick and roll: se un difensore fa una cosa tu devi reagire sempre in un certo modo ed il 99% delle volte ha ragione. E’ un fenomeno. Tutti i suoi giocatori ne apprezzano la coerenza: tu sai sempre quello che lui pensa di te. Per un giocatore è fondamentale».

Su New Orleans come città..

«E’ la città della musica ed io non sono un grande ascoltatore di musica, ma mi piace molto, a parte il clima. Bellissima sia la zona turistica che quella più vera».

Sul soffrire di più per le sconfitte o godere di più per le vittorie…

«Soffro di più per le sconfitte, è terribile, pessimo. Le vittorie me le scordo alla svelta».

Sulla differenza di preparazione alle gare tra NBA ed EL…

«C’è un abisso perchè qua c’è molto meno tempo, coi back-to-back non le prepari. Qua c’è più talento e velocità, si preparano maggiormente le gare in Europa».

Sull’accordo ELPA-EL…

«Ho seguito poco, non so esattamente quale sia l’accordo, ma se è come mi dici mi pare equo. Qua è tutto più chiaro, ti pagano per le gare giocate, se non giochi non ti pagano. Siamo già al 25%».

Sulla maturazione tecnica a Bamberg con Trinchieri, dopo aver lasciato Milano…

«Mi ha permesso di sbagliare. Stavo in campo anche quando giocavo male e questo mi ha permesso di crescere. Il suo sistema poi era perfetto per un 4, quasi il secondo playmaker in campo. A me piace rifiutare alcuni tiri per far girare meglio la squadra. Prima non avevo quale responsabilità».

Sull’idea di cosa fare a fine carriera…

«Lo vedo lontano, ho ancora 7-8 anni. Di certo mia moglie non vuole che faccia l’allenatore…»

Sul ritiro, sempre a fine carriera, meglio mollare al top o proseguire anche a livello inferiore fino quando possibile…

«Devi fermarti l’anno giusto… Oggi penso che non mi trascinerò».

Sul potenziale rischio infortuni dopo uno stop così lungo: situazione NBA rispetto a quella europea…

«E’ una cosa seria, infatti qui stanno chiedendo di avere almeno un mese di allenamento prima di riprendere. E’ una situazione eccezionale e non si sa come reagiranno i corpi».

Su Gherardini che lo ha definito una delle esperienze professionali più interessanti della sua carriera…

«Mi tocca pagargli una cena per questa dichiarazione… Con lui si è creato un gran bel rapporto. E quella pizzeria tragica all’aeroporto di Mosca, con me e Gigi».

Sul segreto dell’impasto delle tagliatelle…

«E’ il segreto di mia nonna, aggiungere un po’ di olio al posto dell’acqua».

Sull’amicizia con Gigi…

«Gigi è Gigi, era già un artista a 9 anni, con quel suo Napotigre».

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