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Il giorno in cui il Dream Team si inchinò all’Italia

Matteo Carniglia

Il 3 agosto 2004 venne scritta una delle pagine più belle della nazionale italiana di basket

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Il nostro consueto viaggio nel tempo ci riporta nell’estate del 2004 e precisamente ad inizio agosto.

La nazionale azzurra, dopo il sorprendente bronzo dell’anno precedente ai campionati europei di Svezia, era in procinto di partecipare alle olimpiadi di Atene.

Il torneo di Colonia rappresentava un appuntamento molto importante, nel cammino di avvicinamento ai giochi olimpici, per testare la solidità del gruppo e definire, attraverso gli ultimi tagli, la rosa che sarebbe andata in Grecia.

Il 3 agosto gli azzurri avevano in programma una partita mai banale, quella contro Team Usa.

Il bilancio estivo, fino a quella gara, recitava un positivo record di 13-3 ma un pò per motivi scaramantici, un pò a causa della brutta sconfitta nei giorni precedenti con la Germania, questa diciassettesima partita del tour estivo veniva vista con sinistre preoccupazioni.

La leggenda narra che nel pre partita, tra i giocatori della nazionale italiana, ci fossero scommesse su quanto sarebbe stato il passivo di quella gara: i più positivi ipotizzavamo un divario di 20 punti, Bulleri addirittura 60.

L’inizio della contesa fu preceduto dagli ultimi dolorosi tagli di Mancinelli e Abbio.

Gli Usa erano una squadra con l’obiettivo di cancellare la brutta figura dei mondiali di Indianapolis del 2002 dove arrivarono soltanto al quinto posto.

La nazionale, allenata da Larry Brown, aveva in Duncan ed Iverson le due stelle a cui si affiancavano giovani cavalli di razza, al primo anno NBA, come Lebron James, Carmelo Anthony e Dwayne Wade. La presenza di Okafor, convocato direttamente dal college, ricordava quella di Laettner delle Olimpiadi del 1992 in una operazione più nostalgica che altro.

L’approccio alla gara degli Usa fu un pò troppo soft, quello tipicamente presuntuoso di una squadra che sa di essere superiore.

Il primo quarto scivolò via abbastanza rapidamente con gli uomini di Recalcati avanti di nove lunghezze.

Trenta minuti sono però lunghissimi e dopo aver toccato addirittura il +15 (35-20) iniziò un lento riavvicinamento degli americani stimolati anche dai fischi dell’arena di Koln.

Gli Usa si arrampicarono fino al -4 (56-52) nel terzo periodo ma fu proprio in quel momento di massima difficoltà che l’Italia riprese il largo toccando, con una tripla di Galanda a pochi minuti dalla sirena, il massimo vantaggio sul punteggio di 89-65.

Una lezione sorprendente, una vittoria storica in cui il numero diciassette, citato all’inizio di questo pezzo, ritorna ma per descrivere il divario finale: 95-78.

Il 3 agosto rimarrà per sempre la notte in cui la nazionale italiana, sebbene in amichevole, demolì il Dream Team, la notte in cui Pozzecco fece l’inchino al pubblico dopo un canestro e fallo in penetrazione.

pozzecco

Sono passati quasi 16 anni ma ripensando a quella sera siamo noi ad inchinarci a quello splendido gruppo che qualche settimana dopo conquisterà l’argento alle olimpiadi di Atene.

foto copertina: gazzetta.it

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