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2017: la nona sinfonia di Obradovic, la prima di un grande Fenerbahce

maninred94

Prosegue il viaggio di Eurodevotion nella storia delle finali di Turkish Airlines Euroleague.

Oggi facciamo tappa a Istanbul, al Sinan Erdem Dome per la precisione, che Domenica 21 Maggio 2017 ribolliva della passione e dell`attesa di un popolo intero. Non aspettava altro che una squadra in grado di farlo esplodere di gioia, di fargli scoprire e assaporare la sensazione inedita di essere i migliori, invidiati da tutta Europa per un momento.

La stagione 2016-2017 fu, quindi, quella del primo trionfo di una squadra turca, ma anche una nuova pagina della leggenda di Zeljko Obradovic, al nono trofeo con la quinta squadra diversa, dopo Partizan Belgrado, Joventut Badalona, Real Madrid e Panathinaikos di Atene.

Fu anche la stagione di Sergio Llull nominato MVP della stagione regolare, di Keith Langford che ottiene il secondo Alphonso Ford Trophy della sua carriera come miglior realizzatore, della consacrazione definitiva di Bogdan Bogdanovic e della impetuosa ascesa di Luka Doncic (rising star della competizione), che esploderà ulteriormente con la vittoria a Eurobasket con la sua Slovenia e in un 2018 da accoppiata Eurolega-Liga ACB da MVP con la maglia del Real Madrid.

Soprattutto, fu la cornice di Fenerbahce-Olympiacos, di fronte nell`ultimo atto che andiamo a ripercorrere attraverso i nostri consueti 5 punti:

Le squadre

Il Fenerbahce che si presentò in questa sfida “casalinga” ricalca sostanzialmente la squadra che sfiorò il titolo nel maledetto supplementare di Berlino contro il CSKA Mosca dodici mesi prima. Un roster che trova forza nella sua straordinaria versatilità e profondità, tale da consentire a coach Obradovic di sbizzarrirsi nella scelta dei vari assetti.

Raro il peso specifico del reparto lunghi, con Jan Vesely ed Ekpe Udoh a garantire una protezione del ferro difficilmente pareggiabile, specialmente quando impiegati insieme (partiranno nel quintetto iniziale in finale). Impatto fisico reso ancora più determinante dalla presenza di ali bidimensionali come Pero Antic, Nikola Kalinic e Gigi Datome.

A garantire pericolosità dal perimetro ci sono specialisti come Bogdan Bogdanovic e James Nunnally (uno dei pochi acquisti estivi, da Avellino), diretti magistralmente da Kostas Sloukas, prolungamento di Obradovic sul campo, talvolta in coppia con Bobby Dixon per rendere ancora più rapido e imprevedibile l`attacco dei turchi.

A tentare di ribaltare il pronostico l`Olympiacos allenato da Ioannis Sfairopoulos, alla seconda finale nella sua avventura greca dopo quella persa contro il Real Madrid nel 2015 (ironia della sorte, squadra di casa anche in quel caso), partita che fu costretto ad affrontare con le pesanti defezioni Hackett-Lojeski, con il primo che interruppe anzitempo la stagione a dicembre per il distaccamento del tendine del bicipite femorale occorso nella sfida interna contro Unics Kazan.

I biancorossi salutarono in estate D.J. Strawberry e Othello Hunter (direzione Istanbul, sponda Besiktas, e Madrid). La scelta per rimpiazzarli fu di riportare Erick Green in Europa, dopo due anni spesi senza particolari fortune in NBA tra Denver e Salt Lake City, oltre che puntare sulla fresca esuberanza atletica di Khem Birch sotto canestro. Piccoli cambiamenti in una squadra comunque in mano al trio delle meraviglie Spanoulis-Papanikolau-Printezis

Road to Istanbul

L`Eurolega fece la conoscenza del nuovo formato del torneo, con le 30 partite del gruppo unico tra le 16 partecipanti per stabilire le 8 qualificate ai playoff a eliminazione diretta.

Gli uomini di Obradovic partirono con il peso della grande favorita da gestire, aspetto che si fece sentire in una prima fase di stagione non particolarmente brillante. Il club del Presidente Alì Koc ottenne il pass per la serie dei quarti naturalmente, ma senza fattore campo favorevole, in virtù di un record 18-12 che valse solo il quinto posto.

Con l`accoppiamento che recita Panathinaikos e OAKA, non un grande affare, ma quando il gioco vero comincia, dei professionisti temprati come i ragazzi di Zele non possono tirarsi indietro. Il Fener, infatti, cambio’ marcia passando in Grecia nei primi due atti della serie e completando lo sweep con il 79-61 casalingo di gara 3.

La semifinale presentò il Real Madrid di Pablo Laso come ostacolo, abilmente superato in una sfida controllata lungo i 40 minuti, nei quali difesa e transizione, insieme a una prestazione dominante di Ekpe Udoh, diedero il là al 84-75 lasciapassare per la partita della prima serata domenicale.

Ben più nel segno della sofferenza il cammino degli ateniesi. Il terzo posto della regular season li accompagnò verso il confronto contro Anadolu Efes Istanbul. In una serie al cardiopalmo, in cui le squadre si strapparono il fattore campo a vicenda, Spanoulis e soci si trovarono con le spalle al muro alla vigilia di gara 4, sotto 2-1 e con una partita senza un domani da giocare in territorio nemico. Risultato? vittoria 74-62 e nuovo successo al Pireo per una rimonta storica. Olympiacos risponde presente. Ancora una volta.

La semifinale fu un`altra serata che fece gridare al miracolo greco oltre che un ulteriore incubo per il CSKA Mosca, rimontato e poi giustiziato dalle giocate di un Vassilis Spanoulis indiavolato negli ultimi 10 minuti di gioco (10 dei suoi 14 punti furono segnati nel quarto periodo. 82-78 il risultato finale.

Ekpe Udoh fa il vuoto

In una partita da 14/35 nel tiro da due per l`Olympiacos, assolutamente determinante fu la presenza del centro con cittadinanza nigeriana a rendere la vita impossibile vicino al ferro per chiunque provasse ad avventurarsi nel pitturato protetto dalla asfissiante pressione degli uomini di Obradovic.

La quattro giorni di Istanbul vissuta da questo giocatore fu di assoluto dominio, in certi frangenti al limite del delirio di onnipotenza. Chiudere un pick and roll fu pressoché impossibile con lui nelle vicinanze, appoggiare a canestro un lay-up una manifestazione di ingenuo ottimismo. Avvilente anche la graniticita’ del suo tagliafuori, uno spettacolo i suoi aiuti e alcune chase-down. In particolare, la stoppata in recupero su una penetrazione di Spanoulis, nel quarto periodo, ha fatto saltare in piedi tutto il palazzo.

Inevitabile la scelta per il MVP della Final Four. Il tabellino personale in finale: 36’35” di utilizzo per 10 punti, 9 rimbalzi, 4 assist, 5 stoppate, 6 falli subiti, 29 di PIR. Impressionante.

Aprire la scatola: la pazienza del Fener contro la difesa di Sfairopoulos

Fu una delle principali chiavi tattiche della netta vittoria della squadra turca, nelle proporzioni come sul piano della qualità della pallacanestro offerta. Senza la capacità di far circolare il pallone lungo i 24 secondi del possesso offensivo, su entrambi i lati cosi come coinvolgendo i lunghi in post basso, molto bravi a leggere i raddoppi e a scaricare il pallone sul perimetro, i gialloblu sarebbero finiti nella trappola della difesa greca, concentrata a riempire l`area nel tentativo di limitare gli effetti del gap fisico strutturale esistente tra le due squadre. Una scelta rischiosa che non pagò.

Viceversa, arrivarono conclusioni piedi per terra e in ritmo che furono fondamentali per aprire la partita fin dai primi minuti e imporre il proprio ritmo alla contesa.

Da questo punto di vista, inestimabile il valore delle prove di uomini come Nikola Kalinic, autore di 12 dei suoi 17 punti nel primo quarto e delle triple propiziatrici del parziale di 8-0 in apertura, alle quali fece seguito una cura di tutti gli aspetti del gioco determinante (5 rimbalzi, 5 assist)

La ripresa come territorio di caccia per il nostro Gigi Datome. Nel parzialone a cavallo tra seconda metà del terzo periodo e prima del quarto, che spezzò definitivamente l`equilibrio (73-54 a 5’17” dal termine), ben impressa la impronta del numero 70, che chiuderà con 11 punti (2/2 da tre) e 6 rimbalzi

Nel mezzo la maturita’ in costante crescita di Bogdan Bogdanovic. Non solo uomo sempre pronto a respingere ogni tentativo di rientro da parte dei greci, ma anche protagonista di una prestazione di notevole applicazione nella metà campo difensiva nientemeno che in marcatura su Spanoulis, tema presente nel prossimo punto e oggetto della continua, ma preziosa attenzione di Obradovic nei suoi riguardi.

Il 13/25 oltre l`arco fece la differenza per i turchi.

La caduta degli Dei

Principali artefici dei successi biancorossi nella loro storia recente, per Vassilis Spanoulis, Georgios Printezis e Kostas Papanikolau l`amara rassegnazione a una sensazione di impotenza di fronte a qualcuno che, in quel preciso giorno, dimostra di avere molte più risorse e la capacità di imporre le sue scelte alle proprie.

Su queste basi, non è sufficiente la storica capacità dell`Olympiacos di andare oltre i propri limiti. Non possono bastare nemmeno le bombe di Vangelis Mantzaris, forse la spinta principale nel rimanere caparbiamente attaccati alla partita per 25 minuti. Semplicemente, vennero sovrastati sotto tutti gli aspetti, al Fenerbahce il merito di prevedere ogni mossa per poi inibirla.

La collaborazione difensiva promossa da Obradovic per limitare Spanoulis (cancellarlo dal campo è impossibile) funziono’ oltre la più rosea delle aspettative: Bogdanovic a portare pressione sulla palla e rallentare i tempi di entrata nei giochi, gli aiuti di Udoh sul bloccante e quelli di Kalinic dal lato forte magistralmente orchestrati per oscurare letture e conseguenti linee di passaggio sul pick and roll e congestionare gli spazi per il tentativo eventuale di penetrazione. Il fenomeno greco chiuse sì con 9 punti e 8 assist, ma frutto di un 2/12 complessivo.

Printezis, invece, perse nettamente il duello con Vesely e non riuscì praticamente mai a dare sfogo ai suoi movimenti in post basso dentro un`area incessantemente presidiata da almeno due giocatori. Per lui la miseria di 7 punti (3/9 al tiro), 1 rimbalzo, 1 assist e 1 recupero. Papanikolau mise il consueto spirito competitivo a servizio della squadra, ma le rapide rotazioni difensive deirecuperare turchi lasciarono spazio solamente a conclusioni forzate. I 3 punti e il singolo canestro su 9 tentativi furono consequenziali.

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