La bordata di Vatutin è pura e semplice realtà: quale futuro per l’Eurolega e per il gioco?

Il rischio di essere ripetitivi è molto alto, tuttavia se una domanda resta senza risposte troppo a lungo è bene correrlo.

Ed allora non possiamo che ringraziare Andrey Vatutin, Presidente del Cska, per aver messo sul tavolo tutte le questioni che ci parevano ovvie, quasi scontate, ormai da settimane ma che pochi, diremmo quasi nessuno, ha seriamente voluto considerare sinora.

L’intervista integrale a SportRbc.ru, di cui vi abbiamo anticipato alcuni passaggi ieri, non è altro che una lunga lista di considerazioni razionali, logiche ed assolutamente attuali.

Il portale spagnolo PALCO23,  leader nell’informazione finanziaria legata allo sport, già da qualche anno analizza l’autosostenibilità del movimento cestistico europeo e, riferendosi nello specifico alla Turkish Airlines Euroleague, ha proposto riflessioni molto importanti, tra le quali ricordiamo una conclusione chiara e semplice. «Se gli stipendi dei giocatori di Eurolega dovessero essere correttamente relazionati ai ricavi dei club, il contratto più alto dovrebbe essere intorno ai 400K annui».

Boom! Che poi tanto rumore non dovrebbe neppure esserci, poiché è tutto molto chiaro.

Vatutin ora non fa che confermare tutto ciò: «Gli stipendi delle stelle di Eurolega, con tutto il rispetto, non sono parametrati alle entrate dei club, ma solo a situazioni contrattuali e all’ambizione competitiva di alcuni proprietari».

E’ semplice, non sono sostenibili senza l’incredibile apporto di denari da parte delle proprietà, anche sotto forma di sponsorizzazioni. E proprio sulle sponsorizzazioni non ci permettiamo di valutare se siano convenienti o meno, tuttavia è assolutamente chiaro che vi siano parecchi esempi in cui la valorizzazione delle stesse ci pare assai elevata rispetto al settore sportivo cui si rivolgono.

Qualche tempo fa un nostro interlocutore con grandissima esperienza nel mondo del basket ci ha posto una domanda tanto semplice quanto scontata nella risposta: se per far quadrare i bilanci di molti squadroni è necessaria l’iniezione di capitali enormi da parte delle proprietà, anche sotto forma di sponsorizzazioni ingigantite, la gestione di questo club è da considerarsi virtuosa o no? Questi dirigenti, se agissero così in realtà del lavoro normali, fuori dallo sport, sarebbero considerati capaci o verrebbero cacciati immediatamente?

Ora, è chiaro che non si possa addossare la totalità delle colpe a GM, DS e presidenti vari, che in fondo non fanno altro che lavorare con quanto reso disponibile e richiesto dalla proprietà, tuttavia oggi questa emergenza totale è auspicabile che riporti i livelli globali ad una maggiore aderenza col mondo reale. Ne sarà capace la pallacanestro? L’occasione è tanto complicata quanto ghiotta.

Se poi il tutto si dovesse concludere con una finta soluzione del problema, laddove i proprietari più ricchi decidessero di confermare i loro budget anche per queste stagioni di transizione, incuranti del problema globale, allora si sprecherebbe un’opportunità di crescita reale, mantenendo, se non ampliando, le distanze tra pochi ricchi e tantissimi poveri. Però in quel caso, si dovrebbe e evitare di parlare di “bene comune” e belle parole simili, perchè il basket, ad ogni livello, ne uscirebbe con le ossa ancor più spezzate.

Continua il Presidente russo: «Abbiamo rinnovato già due giocatori importanti, ma ora non sappiamo cosa fare perchè non conosciamo il budget che avremo a disposizione. Dobbiamo pensare anche ai contratti in essere e valutare se potremo onorarli».

«E se il Cska non potrà pagare determinate cifre, non lo potranno fare nemmeno le altre squadre perchè la crisi ha colpito duramente ovunque».

Ecco il punto, che ci permettiamo di sottolineare ormai da più di un mese.

Analizzando la situazione del Barcellona, il Mundo Deportivo una settimana fa ha toccato il tema per primo: sarà necessario rinegoziare anche i contratti in essere oltre alle riduzioni salariali per questa sinora incompleta stagione?

Essendo la voce stipendi degli atleti quella predominante per ogni club, è pensabile che a seguito di una catastrofe economica quale quella attuale si possa proseguire sulla falsariga di retribuzioni di questa portata? Personalmente facciamo fatica a credere che possa essere così. Certamente per la prossima stagione, probabilmente anche per quella seguente, che potrebbe essere la prima del vero “dopo virus”.

Vi sono poi molti altri temi toccati dal dirigente russo, non certo secondari.

Dalla possibilità di vendere alcolici (birra) all’interno delle arene, regolamentata in Russia in modo attualmente un po’ restrittivo, sino alla questione spese di viaggio ed affitti delle arene non di proprietà.

«Un volo di una squadra cosa tre volte di più di quanto ricaviamo da una vittoria in quella gara…»

«Dovrebbero permetterci di non dover rispettare l’obbligo di giocare in arene da 10 mila posti, che ci costano una fortuna, soprattutto se si dovesse iniziare la prossima stagione  aperte chiuse».

Infine il tema della presenza degli  spettatori una volta “normalizzatosi” il problema.

«La gente della nostra generazione non scambierà mai le emozioni dell’arena con quelle dello schermo televisivo, ma non ho la stessa fiducia in quello che potrà accadere con le nuove generazioni. E questo causerà un ulteriore notevole calo di entrate».

Le ulteriori considerazioni sull’eventualità di riprendere il gioco o meno sono francamente secondarie in questa fase. Ci ritorneremo, ma oggi i problemi più seri sono quelli elencati da Vatutin. E se pensiamo che queste riflessioni riguardano la parte del gioco (Eurolega) che dovrebbe essere considerata più ricca e con maggiori disponibilità, possiamo solo immaginare quel che potrebbe accadere a livelli inferiori, dove spesso gli sponsor nemmeno esistono o sono limitatissimi e si sopravvive, quando si riesce, con grandissima difficoltà.

 

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