2013: Quando l’EuroLeague era un gioco bellissimo dove vinceva sempre Kill Bill

Alessandro Maggi

La Final Four 2013: il nuovo successo dell’Olympiacos, il record di Vassilis Spanoulis, le ultime recite di due leggende come Papaloukas e Jasikevicius

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In EuroLeague vincono le squadre, i coach, i sistemi. E Vassilis Spanoulis

Ignoto

Quando il Cska ha perso la finale di EuroLeague, scherzando con mia moglie le ho detto che questa volta non ci avrebbero chiesto di tornare, ma avrebbero predisposto il nostro ri-accompagnamento coatto a Mosca. Battute a parte, la verità è che il cordone ombelicale con il Cska non l’ho mai tagliato del tutto

Ettore Messina «Basket, uomini e altri pianeti»

Dopo il titolo del 2012 ho sentito dentro di me qualcosa di nuovo, la sensazione di essere un giocatore di successo. Quando abbiamo vinto anche a Londra ero diverso, più leggero, convinto, mi divertivo. E’ stato bellissimo, perché se la prima volta fu quasi un miracolo anche solo fare i playoff, questa volta eravamo una grande squadra

Vassilis Spanoulis

E’ finita una maledizione biancorossa nel 2012, quella dell’Olympiacos. Un anno dopo, un’altra prenderà definitivamente forma, quella del Cska. Londra, 10-12 maggio 2013. Ci siamo.

Della rivincita che diventa incubo, anche di Ettore Messina

Olympiacos-Cska, a un anno di distanza. Giorgios Printezis l’incubo di una stagione intera, da cancellare con Ettore Messina, che con Quin Snyder lascia i Los Angeles Lakers per tornare a Mosca dopo una trattativa lampo in estate nata alla Ghirada di Treviso.

Non c’è più Andrey Kirilenko nell’armata rossa, tornato in Nba, ma in un’ossatura importante guidata da Milos Teodosic c’è il trascinatore del sorprendente Bilbao di Katsikaris, Aaron Jackson, e due ali piccole di grande talento come Vladimir Micov da Cantù e Sonny Weems.

L’Olympiacos però si è tolto molti pesi dalle spalle, e i talenti di Giorgios Printezis e Kostas Papanikolaou continuano a crescere nell’ombra di Vassilis Spanoulis.

In panchina non c’è più Dusan Ivkovic:

Analizzato e discusso le condizioni in cui si trova a causa della crisi economica la pallacanestro greca e del mio stress degli ultimi tre anni a per il mio impegno con la nazionale di Serbia, ho deciso di lasciare il club. E sono vicino col cuore e ringrazio il presidente, il direttivo, i miei giocatori e tutti i tifosi dell’Olympiacos

Tocca a Georgios Bartzokas, ex Maroussi come Vassilis Spanoulis, reduce da due anni al Panionios.

In un confronto che, di fatto, non inizia mai (+17 greco già a fine terzo quarto) è il momento di salutare per sempre le Final Four anche per un’altra ex stella maledetta dell’Oly, Theodoros Papaloukas.

Il grande Theo, 37 anni a Londra, aveva già raccolto solo 9.1’ di media con il Maccabi Tel Aviv nella stagione precedente, firmando con il Cska dopo un test a dicembre. Non avrà fortuna. Non avrà fortuna Messina. Che ne avrà ancora meno nella stagione successiva.

Del Clasico al primo atto in una Final Four, ne seguirà un altro

Abbiamo detto di Theo Papaloukas. Londra, sarà anche l’ultima Final Four, nella carriera da giocatore, di Sarunas Jasikevicius. Il grande Saras è tornato nella Barcellona che tanto ha amato. Prima di essere cacciato da Pesic. Prima di vincere due EuroLeague con il Maccabi e una con il Panathinaikos.

Sergio Rodriguez

In estate, proprio ai Green, Jasikevicius dice no. Dimitris Giannakopoulos gli offre la panchina, ma lui preferisce partecipare ai Giochi Olimpici con la sua Nazionale, prima di rispondere sì alla chiamata di Xavi Pascual in blaugrana.

Fu una stagione di bei ricordi, ma non per le Final Four:

Per me la peggiore, anche come organizzazione. Affrontavamo in semifinale il Real Madrid e per la nostra partita la O2 Arena era mezza vuota. Inoltre, il bus che la sera prima doveva portarci all’allenamento, mancò l’appuntamento. Andammo in metropolitana

Sulla carta non pare esserci gara. Il Real Madrid, che è alla sola seconda apparizione in una Final Four, è superiore sulla carta, trascinato da fenomeni in ascesa come Sergio Rodriguez, Sergio Llull e Rudy Fernandez, senza dimenticare l’eterno Felipe Reyes.

Ma in campo, la creatura di Pablo Laso, trema, soprattutto per un crossover del +8 di Jasikevicius a 8.43, e per la successiva spettacolare tripla in step-back di Ingles per il +9. Peccato, che per gli uomini di Pascual, sia in realtà il tasto off.

15-2 di parziale madrileno nato da un 5-0 in avvio di Felipe Reyes. Real Madrid in finale.

Della nuova maledizione che nasce, quella del Real. Del singolo che si fa leggenda

Il Real Madrid è favorito il 12 maggio alla O2 Arena. Il Real Madrid dice 27-10 dopo 10’ e Vassilis Spanoulis dice 0 a fine primo tempo. Poi…

8.57, p&r SpanoulisHines e tripla frontale. Possesso successivo: taglio di Acie Law e tripla del sorpasso per il 45-43. Nuovo possesso e uscita dai blocchi, consegnato di Law, tripla in faccia a Carroll.

Con 9 punti in un paio di minuti, Vassilis Spanoulis chiude la partita (arriverà a 22 alla sirena). Il resto sono le folate di Acie Law su un Carroll terrorizzato e la clamorosa stoppata di Kyle Hines su Nikola Mirotic sempre nel terzo quarto. Forse una delle giocate più belle di uno dei più grandi giocatori dell’ultima decade di EuroLeague.

L’Olympiacos vince ancora, Vassilis Spanoulis scrive la storia individuale del gioco. Mvp della stagione regolare e delle Final Four, impresa riuscita solo al rivale Dimitris Diamantidis. E il premio di miglior giocatore della fase finale è il terzo in carriera, come solo Toni Kukoc.

Per lui arriverà anche il Giuseppe Sciacca International Award for Sport, direttamente in Vaticano. V-Span.

Personalmente, vivo ogni stagione come fosse l’ultima della mia carriera. Ecco perché non voglio lasciare mai nulla di intentato. Questa è la mia verità, ed è questo che mi rende così competitivo

Vassilis Spanoulis
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