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2012: Della Petaktari e di una Final Four colma di storie

L’EuroLeague del 2012 è la Petaktari di Giorgios Printezis. Ma questa non è la storia della Petaktari. Non solo almeno. Instabul, 11 maggio…

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Sapevo benissimo cosa fare. Lo dissi a Papanikolaou. “Rimetti veloce su di me, a prescindere che Siskauskas segni o meno”. Avrei fatto qualcosa, lo avrei fatto per la squadra. Come sempre

Vassilis Spanoulis, 13 maggio 2012, Istanbul

Ci sono competizioni che vengono ricordate per un gesto. Il mondiale di calcio del 1986 è il colpo di mano di Diego Armando Maradona, la “mano de Dios”. Quello del 2006, la testata di Zidane. Mentre l’iride del rugby 2003 passò per il drop di Jonny Wilkinson al minuto 100.

La storia vale anche per il basket. L’EuroLeague del 2012 è la Petaktari di Giorgios Printezis. Il greco che aveva sognato l’Nba, e che pareva essersi perso a Malaga, l’aveva creata nell’estate 2011, durante un durissimo work-out estivo. Per affinare la tecnica, concepì lo sporco gesto che ha segnato un’epoca del basket ellenico. E di quello europeo.

Giorgios Printezis

Tuttavia, un gesto, può cancellare decine di storie. Che Eurodevotion vuole riportare alla luce. Parliamo anche solo di incroci. A Istanbul, per le Final Four che si tennero dall’11 al 13 maggio, ce ne sono di incredibili. Questa non è la storia della Petaktari. Non solo almeno.

Dei coach e delle loro collaborazioni

Sfogliamo l’elenco di allenatori e assistenti. Il Panathinaikos è ovviamente nelle mani di Zeljko Obradovic, il coach più vincente d’Europa, e al suo fianco Dimitris Itoudis, che di titoli ne vincerà due con il Cska.

Ovvero il rivale dei “greens” in semifinale, dove l’assistente è un certo Ioannis Sfairopoulos, uno che al Cska porterà via due finali da capoallenatore dell’Olympiacos. In campo, i “reds”, nell’altra semifinale con il Barcellona.

Olympiacos che è guidato da Dusan Ivkovic, santone del basket slavo, che qualche anno prima, in attesa di un volo della nazionale dell’ex Yugo, apprese dal suo playmaker che aveva intenzione di appendere le scarpe al chiodo e diventare allenatore. Quel play era Zeljko Obradovic, e a lui lo stesso Ivkovic presenterà Itoudis.

Ora, non è che gli altri due allenatori in giovo contino zero, anzi. Il Barcellona è nelle mani di Xavi Pascual, primo della classe nel 2010 (contro l’Olympiacos), mentre il Cska è di Jonas Kaslauskas, campione da leggenda nel 1999 con lo Zalgiris Kaunas, senza dimenticare le medaglie con la nazionale lituana.

Storie, incroci. Ce ne saranno altri a Istanbul. E influenzeranno menti e risultati. Vedremo come.

Della semifinale più scontata, se non fosse per quella maledizione…

La semifinale Olympiacos-Barcellona è Vassilis Spanoulis contro Juan Carlos Navarro. Due che l’Nba la snobbarono per giocare, e vincere, in Europa. Poco da dire, i greci erano più forti, ma figli di anni di maledizioni.

2008-2009: Papaloukas, Childress, Vujcic, Greer, Teodosic. Risultato? Il canestro fallito da Ioannis Bourousis nella semifinale con il Panathinaikos.

2009-2010: Papaloukas, Childress, Kleiza, Teodosic (mvp della stagione regolare), Schortsanitis e anche un giovanissimo Pat Beverley, poi cruciale in Nba per i destini di Rockets e Clippers. Risultato? Finale persa con il Barcellona, appunto.

2010-2011: Papaloukas, Nesterovic, Spanoulis, Erceg, Teodosic. Risultato? Ko nella serie playoff con Siena dopo l’89-41 di gara-1.

In tutto questo, titolo nazionale che manca dal 1997, con in mezzo 13 vittorie degli acerrimi rivali del Panathinaikos.

Non può essere scontata una semifinale in simili condizioni. Non lo sarà contro il Barcellona che annovera Huertas, Lorbek e Ingles. L’Olympiacos può contare su Dorsey, Sloukas, Hines, Antic, Law e Mantzaris, ma viene da una stagione regolare appena sufficiente (record 6-4, ko con Cantù), e da un 3-3 alle Top16 prima di un convincente 3-1 con Siena.

Negli ultimi cinque minuti di una gara a basso punteggio il parziale dirà 6-8. Decisiva una tripla di Vassilis Spanoulis in isolamento a 1.09 per il 66-61, mentre Huertas affretta i tempi per il frontale del controsorpasso a 37’’ prima della splendida giocata, ancora, di VSpan dopo il p&r con Dorsey.

Della semifinale più attesa, e degli errori del Diamante

Cska-Panathinaikos quindi. Che dire? Stagione che si rivelerà perdente e di chiusura per la coppia Obradovic-Itoudis ad Atene. Vuole invece vincere il Cska, che ha alzato il trofeo nel 2007-2008, ma è reduce dall’unica annata della storia senza un titolo in VTB, conquistato dal Khimki di Vitaly Fridzon.

Dall’Olympiacos è arrivato Milos Teodosic, emerge il talento di Alexey Shved, ma il colpo si chiama Andrey Kirilenko. Forse il giocatore russo più forte di ogni epoca, certamente l’uomo immagine di un’EuroLeague che l’armata rossa non può fallire.

Andrey Kirilenko

10-0 il record in stagione regolare, 5-1 nelle Top16, 3-1 la serie playoff con Bilbao. Due soli ko in stagione, con il Galatasaray a Istanbul e con i miracolosi baschi di Fotis Katsikaris e Aaron Jackson.

2.03, è 60-64 Panathinaikos però. A 108’’ una conclusione tutt’altro che morbida di Alexey Shved si inerpica fino in cielo prima di precipitare nella retina, Kirilenko stoppa Batiste e a 38’’ Milos Teodosic trova il sorpasso dall’angolo dopo geniale dai-e-vai su rimessa dal fondo con Kryapa.

Obradovic perde la testa per un paio di fischi, Milos trema dalla lunetta e fa 0/2, ma Dimitris Diamantidis, all’ultima Final Four della sua incredibile carriera, gestisce malissimo l’ultimo pallone…

Della finale, della Petaktari

Si è detto tutto di quel 13 maggio a Istanbul. L’Olympiacos che segna 20 punti nel primo tempo, Cska che tocca il +19 dopo 27’ prima di incassare un 14-0 che riapre i giochi.

E improvvisamente, la maledizione dell’Olympiacos, diventa la maledizione di Teodosic. Lui, che ha lasciato la Grecia per vincere. Lui, che vede rientrare la sua ex squadra in finale. Lui, che quando si entra negli ultimi cinque minuti decide di fare tutto da solo, con due triple corte e due palle perse risibili.

La rimonta è ossigenata da Giorgios Printezis, che giganteggia in post-basso con Krstic, Kirilenko e Khryapa, e Kostas Papanikolaou, l’atro nascente europeo, con la tripla del -4 a 3.03.

Milos sente il fiato sul collo, a 2.33 perde palla e poi lascia uscire il pallone convinto di avere ancora il possesso, poi a 17’’ fa solo 1/2 dalla lunetta lasciando a un solo possesso gli avversari. Quindi, lo 0/2 di Siskauskas

Qui, il tempo, si ferma. Per Vassilis Spanoulis, tutto diventa eterno nel suo silenzio, i confini paiono allargarsi. Kyle Hines taglia per evitargli la pressione a tutto campo di Shved, poi converge su di lui in punta lasciandogli possibilità di ingresso solo da sinistra. 

Teodosic non crede nello scarico verso Mantzatis sul lato forte e fa bene, Krstic invece che retrocedere resta in punta su Hines, e allora è Kirilenko a dover convergere verso la mezzaluna per chiudere un facile appoggio a KillBill, lasciando Printezis libero lungo la linea di fondo.

Vassilis Spanoulis

Ho trovato Printezis nel momento giusto, con il suo tiro preferito

Vassilis Spanoulis, 13 maggio 2012, Istanbul.

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