2008: il Cska ed Ettore Messina concedono il bis ai danni del Maccabi

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Madrid, Domenica 4 Maggio 2008, Palacio de Deportes de la Comunidad de Madrid. Questo fu il palcoscenico della sfida tra Maccabi Elite Tel-Aviv e Cska Mosca.

Da una parte, la squadra israeliana che tornava al ballo conclusivo di Eurolega due anni dopo la sconfitta patita proprio contro i russi nella Finale di Praga del 2006. Squadra moscovita, invece, capace di raggiungere questa partita per la terza stagione conclusiva e desiderosa di tornare a sollevare il trofeo dopo essere stato sconfitto dodici mesi prima a OAKA dal Panathinaikos anche di Ramunas Siskauskas, uno dei trait d`union dentro questa storia.

Il 91-77 finale premio’ meritevolmente una delle squadre dal maggior talento diffuso, in tutti i ruoli, che la storia recente del massimo torneo continentale possa annoverare: un lungo elenco di campioni, quasi da elenco telefonico, che passa da tre scienziati del gioco come J.R. Holden, Theo Papaloukas e Nikos Zisis, passa dai fuoriclasse Trajan Langdon, Ramunas Siskauskas (nominato MVP della stagione 2007-2008), Matjaz Smodis e David Andersen.

La squadra allenata da Ettore Messina scelse la via della continuità in estate, pur senza rinunciare alla ricerca di colpi di assoluto spessore per rafforzare il proprio roster. I movimenti in uscita non furono particolarmente clamorosi nel complesso, fatta eccezione per il ritiro di David Vanterpool, che di lì a breve cominciò il suo percorso in panchina, in qualità di assistente, che lo porterà a lavorare in NBA per 7 anni a Portland prima di accasarsi a Minnesota, ma che cominciò nello staff di Messina nella capitale russa.

La campagna acquisti consegnò gli arrivi di Nikos Zisis e Marcus Goree da quella Benetton Treviso precedentemente diretta dal coach catanese, il significativo colpo Siskauskas dagli ormai noti rivali ateniesi nonché il ritorno a casa di Victor Khryapa.

L`armata rossa poteva dunque considerarsi una delle assolute favorite nella corsa al titolo, ma il percorso verso Madrid non fu certamente lineare e privo di difficoltà, nonostante un record globale 20-5: dopo aver superato brillantemente i gironi di Regular Season e Top 16 (dapprima davanti a due future partecipanti alla Final Four, Montepaschi Siena e TAU Ceramica Vitoria, successivamente Fc Barcelona, Unicaja Malaga e Lottomatica Roma), il Cska si trovò di fronte al primo bivio della stagione.

Quarti di finale al meglio delle 3 gare. Avversaria l`Olympiacos di Panagiotis Giannakis in panchina e dei vari Woods, Macijauskas, Bourousis, Printezis e Teodosic in campo. In gara 1, subito la sorpresa: i biancorossi sbancarono Mosca 76-74 e conquistarono il match point da giocarsi in casa. Il Cska fu con le spalle al muro, senza un domani e senza margine di errore, ma con una reazione da squadra vera, e con il trio Langdon-Siskauskas-Smodis a dettare legge passo’ al Pireo 83-73 e sistemo’ la situazione, prima del 81-56 casalingo di gara 3 che non ammise repliche.

La semifinale di Madrid, invece, presentò un “vecchio” avversario, ovvero quel TAU Vitoria incrociato nel primo girone. Fu necessaria tutta la classe e l`esperienza di Papaloukas e Andersen per risolere la contesa negli ultimi minuti per il 83-79 che significo’ finale, dopo che la coppia RakocevicPlaninic sul perimetro e Tiago Splitter in post basso fecero ammattire la difesa russa per tutto il primo tempo e anche oltre.

C`è un piccolo segreto dietro la capacità di questa squadra di superare i momenti più difficili. È Ettore Messina a raccontarcelo nel suo libro Basket, uomini e altri pianeti

“Quando le cose andarono davvero male convocai i giocatori e mostrai loro i primi minuti della Finale 2006. Sullo schermo si vedeva Baston stoppare Vanterpool, J.R.Holden perdere il pallone e Will Solomon segnare il canestro del 7-0. Schiacciai il tasto pause sul telecomando e dissi ai miei nuovi giocatori: se non sapeste il risultato finale di questa partita, credereste che il Maccabi abbia vinto facilmente. Ora guardate, però, come quella squadra uscì dal time-out. Schiacciare play e vedere una rimonta fatta di difesa e sistema ispirò anche quelli del 2008, che vinsero a propria volta la finale contro il Maccabi”

Il Maccabi che giunse a Madrid stava attraversando una delicata fase di transizione rispetto al team che consegnò alla propria storia le Euroleghe 2004 e 2005 e che chiuse il suo ciclo con la finale del 2006. Aveva lasciato l`asse Jasikevicius-Parker-Baston, che fece le fortune del club del Presidente Simon Mizrahi.

Il compito di raccoglierne la eredità fu affidato a Will Bynum in cabina di regia, a Terence Morris (futuro acquisto del Cska in estate) e al fresco talento di Omri Casspi nei ruoli di ala oltre che a Esteban Batista e David Bluthenthal, di ritorno dalle esperienze italiane di Treviso e Bologna, sotto canestro.

Rimasero Tal Burstein e Nikola Vujcic a fungere da guide spirituali e tecniche del nuovo progetto, ma non furono mai protagonisti in finale, come se fosse un ulteriore segno del metaforico passaggio di testimone nella storia del club israeliano.

Grande novità anche sulla panchina dei “gialli”: il mitico Pini Gershon lasciò dopo la sconfitta del 2006. Nella stagione 2007-2008 toccò a Zvi Sherf, già presente sul pino del club in tre occasioni e C.T. della Nazionale in quel momento. Prese il posto di Neven Spahija nella missione di riportare il titolo in Israele, senza riuscirci (unica vittoria contro Messina resta il 71-57 del suo Paok Salonicco contro la Kinder Bologna il 07/01/1999)

Il secondo posto non sarebbe bastato per la conferma, in virtù della clamorosa sconfitta in finale di campionato per mano del Hapoel Holon, che interruppe una serie di 14 affermazioni consecutive e che anticipo’ il ritorno di Gershon.

Il Maccabi di Sherf, che supero’ il Barcellona 2-1 nella serie dei quarti e capace di risalire dal -18 contro Siena in semifinale, espresse una nuova anima anche sul piano tecnico: dalla squadra che incanto’ l`Europa con il suo magistrale gioco di passaggi e con il poetico pick and roll che nasceva dalle mani di Sarunas Jasikevicius, si passò a una versione dalla manovra offensiva più diretta, sbilanciata verso la ricerca del vantaggio sfruttando le doti atletiche delle proprie point guard, Will Bynum e Alex Garcia.

Sarà tema tattico ricorrente, oltre che croce e delizia di una partita che il Maccabi approccio’ bene portandosi sul 5-0 grazie Vujcic e Casspi, con il secondo a disimpegnarsi bene anche in difesa su Siskauskas. La risposta russa non si fece attendere e fu subito controparziale di 7-0.

Il primo tempo proseguì su un sostanziale equilibrio, con il Maccabi a sfruttare una netta superiorità in area (24-10 il dato dei punti nel pitturato all`intervallo) cavalcando le ottime giocate sul piede perno di Casspi, le letture sopraffine di Morris e la presenza stanziale dominante di Batista, che chiuse i primi 20 minuti di gioco con 10 punti e 7 rimbalzi.

Il CSKA non si scompose, abile nel tramutare in punti le palle perse israeliane quasi a ogni occasione con il proprio gioco in transizione, colpendo ripetutamente la difesa schierata con le triple di un infuocato Trajan Langdon (4/4 a fine secondo quarto). Così si rientrò negli spogliatoi sul 42-41 Cska.

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L`avvio di ripresa fu griffato J.R. Holden. Sullo stesso parquet in cui fu decisivo per la vittoria della Russia nella storica finale di Eurobasket 2007 contro la Spagna padrona di casa, piazzo’ due triple che segnarono il +7 sul 48-41. La difesa degli uomini di Ettore Messina salì di tono, le rotazioni a congestionare il pitturato sulle penetrazioni vennero eseguite in maniera magistrale così come fu importante il lavoro di anticipo sulle linee di passaggio a innescare i lunghi in post-basso.

Will Bynum si assunse l`onere di sostenere il peso della manovra offensiva dei suoi fino a quando non fu costretto a sedersi in panchina causa terzo fallo a 5 minuti dalla fine del quarto, momento del quale il Cska beneficio’ per riallungare sul +9 sul finire del terzo periodo (52-61)

Fu il primo momento cruciale della partita. La svolta definitiva arrivò nella prima metà del quarto periodo quando il Maccabi non segnò per 4’30” e i russi volarono sul +16 dopo una tripla dall`angolo di Siskauskas (13 punti alla sirena) e gli 8 punti consecutivi di Smodis.

Ancora una sfuriata di Bynum, ultimo a mollare tra gli israeliani e autore di 23 punti, a riportare il Maccabi sul -10 (63-73) prima che un tap-in da rimbalzo offensivo di Langdon e una schiacciata di Papaloukas (12+4 assist) da rimessa a tutto campo chiusero i conti in maniera definitiva, dando il via alla festa con il Presidente Sergey Kushchenko particolarmente euforico a bordo campo per il secondo trionfo in tre anni da parte della sua splendida creatura, il sesto in assoluto con il quale diventò la seconda più titolata dietro il Real Madrid.

Inevitabile l`assegnazione del premio di MVP a Langdon a coronamento di una prova devastante da 21 punti (6/7 al tiro), 7 rimbalzi, 2 recuperi, 7 falli subiti e 33 di valutazione.

Ulteriore testimonianza della qualità della pallacanestro giocata dal team russo lungo la stagione fu la nomina dell`assassino della Alaska e di Ramunas Siskauskas nel quintetto ideale della competizione mentre Papaloukas trovò spazio nel secondo. Il lituano, peraltro, diventò il terzo giocatore a vincere per due volte di fila con due squadre diverse, entrando in un club esclusivo di cui facevano parte Dejan Bodiroga e Sarunas Jasikevicius.

Premio come miglior coach a Messina, al quarto titolo su 8 finali raggiunte fino a quel momento, fatto che gli permetterebbe di osservare tutti da sopra le loro teste se non esistesse Zelimir Obradovic, sua bestia nera in grado di portargli via la coppa nel 2002, 2007 e nel successivo 2009.

Particolarmente significativa un`istantanea nei festeggiamenti dopo la sirena. Parliamo del lungo e commosso abbraccio di Ettore Messina con la famiglia in parterre. Troppo forte il dolore per la scomparsa del fratello Attilio, evento che lo segnò profondamente, tanto da portare al termine il suo indimenticato e indimenticabile ciclo a Mosca, più o meno direttamente, alla fine della stagione successiva.

Ci affidiamo nuovamente a un passaggio del suo libro, a conclusione di questo articolo: “era appena mancato mio fratello Attilio. Ero sempre arrabbiato con il mondo e perdevo la pazienza troppo rapidamente […] so che la marcia indietro a sorpresa da parte del club ai primi di giugno fu causata dai giocatori che non ne potevano piu’. Uomini speciali cui voglio un bene enorme […] in quel 2008-2009 non sono stato una persona con cui sia stato facile vivere o lavorare”

Photo: Cska Basketball

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Francesco Sacco

Iniziato al gioco da Kobe Bryant e della Benetton Treviso di Ettore Messina da piccolino. Travolto dalla passione per l'Olimpia Milano da "grande". C'è qualcosa di più bello della Final Four di Eurolega? Forse, ma non ditemelo.
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