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Bartzokas: Non esiste un leader come Spanoulis

Lunga ed interessantissima intervista con il media spagnolo FullBasket.es per il Coach dell’Olympiacos Georgios Bartzokas.

 

«Siamo in una situazione sconosciuta, vediamo se possiamo riprendere l’Eurolega. Nel frattempo io guardo pallacanestro, rivedo i concetti, imparo cose nuove. Non so stare  senza…»

«Da sempre ho pensato ad allenare, anche a causa di molti infortuni. Aver diretto squadre a tutti i livelli mi ha aiutato molto.

«Negli anni ’80 ci siamo formati in modo diverso, oggi c’è accesso ad ogni tipo di materiale. In Grecia ho potuto vivere clinic con grandi Coach come Bobby Knight, poi sono cresciuto attraverso l’esperienza personale».

«Mi piace parlare coi tecnici giovani che hanno dubbi ed aprire le porte dei miei allenamenti non è un problema. Trasferire le proprie idee è importante».

«Il licenziamento è bruttissimo, come un funerale. Lo percepisci dalle sensazioni, lo comprendi da dentro, finchè non suona il telefono e sei fuori. Te lo porti dietro come un grande peso, anche se ti è già successo. A Barcellona ad esempio ho riflettuto molto sui miei errori, è arrivato un nuovo management ed ha deciso di cambiare».

«Dopo un anno straordinario al Loko (Kuban) con gente come Randolph, Delaney, Singleton, Claver, Broekhoff, tutti giocatori che hanno poi avuto grandi carriere, mi ha chiamato il Barça e quando c’è una sfida del genere non puoi dire di no. Ho firmato tardi, a luglio, ed il giorno stesso della firma De La Fuente (GM) mi ha detto che Satoransky ed Abrines sarebbero andati in NBA e non si sarebbe potuto far nulla per trattenerli. Erano la base del progetto, giovani e talentuosi. Ogni programmazione era andata sprecata».

«Poi gli infortuni, sempre 4 o 5 fuori. Ma non mi pento della scelta, è stato un onore allenare il Barça».

«Il successo è vincere con club vincenti, ma bisogna capire cosa ci si aspetta. L’Alba, ad esempio, gioca bene e per me è un successo arrivare dove sono loro. Se alla fine del tuo percorso i giocatori pensano che li hai resi migliori, questo è un grande successo, come finire l’allenamento con la sensazione di vare fatto un buon lavoro».

«L’Oly del 2013 era una squadra di campioni unici. Vedevi nei loro occhi la voglia di competere. Li ho convinti a voler rivincere, dopo il miracolo del 2012. La critica mi stava addosso perchè non avevo grande esperienza, ma ce l’abbiamo fatta. Alle F4 solo una va a casa felice, a parte storie particolari recenti come il Loko o lo Zalgiris. L’Eurolega è la competizione più difficile del mondo».

«Costruire una chimica è fondamentale, come quell’Oly, dove proprio la chimica era il segreto».

«Se alleni una grande squadra devi abituarti a gestire grandi “ego”. Devi ottenere la loro fiducia e non sembrare una minaccia. Non ho mai visto nessuno come Spanoulis, mentre per Navarro mi spiace solo di averlo avuto a fine carriera. Shved mi ha stupito perchè non si comporta da stella. Quando la fa è perchè vede cose che gli altri nemmeno immaginano»

«Una sola competizione, come quest’anno all’Oly, ti permette di fare meglio il tuo lavoro di allenatore. Ma puoi vincere meno titoli, cosa che per i tifosi conta molto».

«Non so se sia il futuro delle squadre di Eurolega, ma di certo giocare 80 gare è folle. In ACB il livello è altissimo, puoi perdere facilmente. In VTB un po’ meno ma i viaggi sono devastanti. le gare con le piccole sono le peggiori, estenuanti…»

«Tanti ottimi allenatori europei sono senza squadra, altri hanno un’immagine pubblica migliore… Per allenare bene devi fare tante cose ad alto livello, tra la gestione e la tattica. Non vinci per il tuo nome».

«Non esiste rivalità paragonabile a Pana vs Oly. Neanche il “clasico”. E’ una guerra, spesso si va oltre ed è sbagliato. Non potete averne un’idea. Lì conta vincere quelle partite più di ogni altra cosa. In Eurolega od altrove è tutto più tranquillo e rispettoso».

«Devo tanto a tutti gli allenatori con cui ho lavorato, a qualsiasi livello. Mi piacciono da impazzire Brad Stevens ed Eric Spoelstra in NBA».

«Dove rifugiarmi? Su qualche isola greca, è un paradiso. Ma anche a Barcellona mi è piaciuto tantissimo vivere la città».

 

 

 

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