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La grande domanda spagnola sulle riduzioni di salari: perché Barça sì e Real no?

E’ stata una settimana difficile quella del basket catalano. 

Da mercoledì scorso si è vissuta una forte accelerazione da parte della dirigenza blaugrana nella direzione dell’applicazione dell’ormai celeberrimo ERTE, ovvero la procedura che applica un taglio agli stipendi in base alla riduzione del lavoro svolto.

La ragione di tale urgenza è stata chiara sin da subito: approvare la regolamentazione in modo che già la scadenza del 31 marzo forse coinvolta, basandosi sullo stato di emergenza nazionale dichiarato dal governo in data 13 marzo.

I mugugni iniziali di diversi atleti non hanno trovato la sponda ideale nelle parole del Capitano Ante Tomic, il quale sebbene chiarendo che avrebbe rispettato le scelte di ogni compagno, ha detto esplicitamente che rinunciare a qualcosa, anche di importo significativo, non è nulla di eroico per chi ha la fortuna di guadagnare così tanto, soprattutto in rapporto a quello che accade alla gente comune.

Anche Nikola Mirotic ha di recente ha dato il suo OK alla  proposta del club, negando di aver ricevuto qualsiasi pressione, mentre Pau Ribas ed Alex Abrines si sono pubblicamente lamentati delle indiscrezioni uscite sulla stampa.

Ed è proprio la fonte più qualificata per le cose catalane, ovvero il Mundo Deportivo a firma José Ignacio Huguet, ad informare che l’ok del Capitano non vuol dire che tutti i giocatori abbiano accettato.

Ma quanti hanno detto sì? Il comunicato di ringraziamento del club che vi abbiamo proposto poco fa parla di una buona percentuale ed ovviamente nomi e cifre non vengono menzionati. Cosa che fa invece, come vedremo, il quotidiano sportivo locale.

Ma la vera domanda che si pone in tutto il basket spagnolo (ed europeo) riguarda l’eterna rivalità con il Real Madrid: perché questa decisione così rapida e dura da parte catalane mentre nella capitale non se ne parla? E vi sono perfino voci, ma sia chiaro che sono solo tali, che garantiscono che la “casa blanca” onorerà tutte le scadenze senza chiedere nulla ai propri tesserati.

Ad accrescere il peso di questa domanda vi è l’imponenza della riduzione, pari al 70% dei salari tra marzo e giugno, almeno finché l’attività non riprenderà.

In ACB si sono moltiplicati i casi di ricorso all’ERTE , ma quasi nessuno nella percentuale altissima applicata dal club catalano.

Obradoiro e Baskonia hanno richiesto lo stesso 70%, mentre Manresa e Zaragoza si sono fermati al 50%. Fuenlabrada ne ha fatto richiesta non come riduzione dell’orario di lavoro ma come sospensione di impiego ed altri club, tra cui la Joventut, molto sofferente finanziariamente, non hanno ancora utilizzato l’ammortizzatore.

Sempre secondo il Mundo Deportivo, ciò che sta dando fastidio ad al meno una mezza dozzina di atleti del Barça (sarebbe questo il numero di chi ancora deve accettare) è il fatto che proprio molti club con potenziale finanziario assai minore abbiano utilizzato percentuali inferiori o non lo abbiano nemmeno chiesto, per ora. Ma sullo sfondo, più di tutto e tutti, c’è il terribile confronto con quel che accade al Real Madrid, dove ad oggi regna il silenzio sulla materia.

La sfida è sempre quella, la rivalità è sempre solo ed unicamente quella: perché blaugrana sì e blancos no?

E’ la domanda dell’estate, peserà sul mercato e su tante scelte future, potrà perfino modificare una situazione che non era mai parsa così equilibrata come in questa stagione.

Real e Barça dovevano sfidarsi a Colonia ed erano perfettamente in linea per farlo. Lo spostamento della battaglia a livello di ERTE era impensabile poco settimane fa ma è realtà oggi. E’ un “clasico” diverso, ma che come tutti gli altri, non finirà mai. 

 

 

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