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“Big Ben ha detto stop”: palle ferme, palle che girano, dalle Olimpiadi a Milano e, naturalmente, Scarlett Johannson

Ecco, da noi è ufficiale e nel resto del mondo lo sarà presto: niente più rimbalzi per l’arancia a spicchi, per questa stagione, a qualsiasi livello. La notizia mi consente di abbandonare l’operazione “riordina l’armadio”, salvando così (almeno momentaneamente) quella rinfusa di maglioni di variegate decadi, canotte ufficiali firmate e non, camicie, pantaloncini da corsa, t-shirts, fascia cardio e la prima maglia ufficiale dei mitici “Bubbers” (che da soli meriterebbero un libro. Dico solo che la maglia era una “Addias”, e …no, non è un errore di battitura. Se il Direttore approva, seguirà pezzo monografico).

Meglio, molto meglio scrivere di basket, che poi è il modo di regalare qualche minuto di svago ai patiti dei canestri. 5 soliti punti Eurodevotion, partendo dal globo per finire a Milano, sempre modello sigla di Big Bang Theory.

Olimpiadi. Non riguarda certo solo il basket, ma per quanto interessa il nostro mondo e la nazionale il rinvio di Tokio 2020 concede alla FIP e al suo incaricato Trainotti di proseguire l’opera di “setacciamento” di prospetti italiani all’estero. Dopo Donte Di Vincenzo (1997), Nico Mannion (2001) e Paolo Banchero (dicembre 2002), visto Trainotti aggirarsi furtivo fuori da scuole elementari americane ad alta frequentazione di “paisà”. Con Davide Moretti (1998) e Matteo Spagnolo (2003), se il rinvio delle Olimpiadi è di 2-3 anni siamo a posto.

Una delle incertezze legate al rinvio riguarda la disputa o meno del torneo preolimpico di qualificazione: si terrà o varranno invece i ranking, che vedono gli azzurri collocati all’incirca tra l’Albania e la Kamtchatka? E se si terrà, sarà ancora a Belgrado, con la Serbia assoluta predestinata? In quest’ultimo caso, una flebilissima speranza potrebbe derivare da possibili effetti collaterali dell’inattività su alcuni nostri avversari: se Jokic mantiene la sua media-hamburger anche in questo periodo, a ottobre peserà 230 kg.

 

NBA. La chiusura definitiva non è ancora ufficiale, ma è certa. Così come è certo che, non appena la Lega la ufficializzerà, Trump, con la consueta lucidità, inviterà la squadra vincitrice alla Casa Bianca.

Ormai ci si stava abituando al pensiero: i primi playoff senza Popovich e gli Spurs dopo 22 anni. Com’era il motto, nell’ambiente? Ah sì, “mai scommettere sugli Spurs fuori dalla post season”. Ma non credo che intendessero in questo senso. Comunque, il resto della Lega dovrà riprovarci l’anno prossimo, a fargli terminare la stagione a fine aprile.

Senza Golden State, sarebbero stati i playoff più incerti degli ultimi anni. Il rammarico è parzialmente lenito dalle certezze per il 2020-2021: Doncic sarà ancora più forte, Durant tornerà a giocare, LeBron con un anno in più sarà sempre più simile a Terminator. Ah, sì, e poi anche che durante la regular season il concetto di “gioco di squadra” sarà utile quanto il servizio “infotraffic” in questo periodo.

kd nets

Eurolega. Prevedibilmente saranno gli ultimi a rinunciare, non prima di aver tentato di organizzare le final4 con in campo una squadra sola per volta, ipotizzando che Obradovic riuscirebbe a incazzarsi anche così e che Lamonica fischierebbe in modo da tenere aperto il risultato fino all’ultimo.

Cercando di trovare in ogni situazione qualcosa di positivo, mi è stata evitata la probabile finale tra Ataman e Rudy Fernandez. Per la cronaca: avrei tifato forsennatamente per l’Efes. Vuoi mettere, Rudy sconfitto a un centimetro dal trionfo? Fa digerire perfino un Ataman festante.

Altro corollario della serranda abbassata: i tifosi milanesi potranno felicemente dividersi, litigando, tra quelli che “ai play off ci saremmo arrivati” e quelli (la gran parte) che “saremmo finiti perfino dopo l’Asvel Villeurbanne!!”.

Guardando al futuro, prevedibilmente ci saranno squadre in difficoltà economica (a prima idea, forse le spagnole eccetto Barca e Real, le greche, il Fener), e anche per le altre sarà molto complicato impostare la stagione. Dubito, ad esempio, che il Barcellona potrà allestire nuovamente una reunion degli Avengers, pur senza Scarlett Johansson (chiarito finalmente il perché: era impegnata nel prequel interamente dedicato alla Vedova Nera. Rinviato anche questo, causa chiusura dei cinema, ma almeno prima o poi uscirà).

Come in tutte le crisi, chi è più pronto ad adattarsi e a intuire le possibilità prenderà vantaggio sugli altri, anche indipendentemente dalle risorse a disposizione. Insomma, anche la prossima potrebbe essere una stagione molto anomala.

In compenso, le difficoltà altrui potrebbero forse aprire uno “slot” per la Virtus, che per investimenti, pubblico, risultati in Eurocup ha dimostrato di meritarselo; chissà che non possa essere anticipata la data in cui torneremo a due rappresentanti in EL?

efes vs real

Campionato. Lo scoop della Gazzetta ha anticipato la conclusione del campionato senza assegnazione del titolo, e immediatamente Juve e Inter hanno imbastito una causa per vedersi aggiudicato lo scudetto.

Pensiero di solidarietà per i tifosi della Virtus Bologna, a cui l’arresto della palla a spicchi ha generato un notevole giramento di sfere. Ma come, passati attraverso i noti travagli per anni, tornano a guardare tutti dall’alto e…viene sospeso il campionato?! Quando si dice la sfiga, o il CoronaVirTus.

Per contro, gli annali riporteranno che in questa sfortunata stagione le uniche ad aver arricchito la bacheca sono Sassari (Supercoppa) e Venezia (coppa Italia). Guarda caso, le finaliste scudetto della stagione precedente, quasi che la continuità dei progetti aiuti a vincere (e chi l’avrebbe detto!).

Per il futuro, sul campionato aleggiano nubi fosche: alcune squadre economicamente pericolanti potrebbero non cavarsela, a meno di improbabili interventi governativi o di una globale transazione con i giocatori sugli stipendi (ma per le compagini in bilico, servirebbe una transazione perfino per il pregresso). Già si ipotizza un torneo a 14, che sarebbe pure una soluzione di lungo respiro, anche se a quel punto i 3-4 incassi in meno potrebbero mettere in difficoltà qualche “sopravvissuta”, ricalcando i copioni delle serie TV apocalittiche: sai quando dopo l’ondata i protagonisti tornano all’aperto, e tutti hanno già capito che fine farà quel manipolo di gracilini prima della terza puntata?

E infine, Milano. L’interruzione esenta Messina dalla giuria popolare che sarebbe scattata veemente nell’ipotesi di “zero tituli” (rispetto ai play-off Eurolega e scudetto interno).

La stagione ha certamente patito le conseguenze di alcune scelte sbagliate, ovvero Mack e White; anche se la reazione di una buona parte dei tifosi ha sistematicamente trascurato che qui si trattava di scelte compiute forzatamente in ritardo (Messina è arrivato a giugno), e che la vita è costellata di scelte che si rivelano infelici, da quella del coniuge pur dopo 6 anni di fidanzamento, a quella del commercialista che scappa con gli importi delle tasse e l’ex-coniuge (entrambi del cliente, beninteso).

Che poi l’errore delle scelte (di Messina, non del cliente del commercialista) ha riguardato apparentemente non la qualità dei giocatori, ma le loro “teste”, visti i risultati individuali appena hanno cambiato latitudine. Probabilmente, il buon Ettore esige un’attitudine prima di tutto mentale, che non è possibile conoscere a priori al momento della firma del contratto; soprattutto quando -appunto- la scelta viene effettuata necessariamente di corsa.

L’altro fardello sulla stagione ambrosiana porta la targa delle condizioni fisiche di Nedovic e Gudaitis. Il primo ha confermato di essere una scultura di Swarovski, incantevole e fragilissima; il secondo ha invece mostrato le difficoltà che attanagliano frequentemente giocatori atletici al rientro dopo la ricostruzione del crociato, con situazioni in cui il buon Guda, anziché travolgere come in passato, ha palesato balbettii che neanche Taddeo dei Looney Tunes.

Insomma, dell’ipotetico quintetto (già, perché Mack doveva essere davanti o al pari del Chacho), siamo a quattro che non hanno reso come previsto: difficile fare bottino pieno, o anche solo parziale.

A questo punto, Messina e Stavropoulos potranno dedicarsi a tempo pieno al completamento del roster (ché da alcune certezze si riparte con serenità, Chacho in testa), tentando anche di cogliere le opportunità offerte dalla crisi e di chiudere alcuni dei contatti di cui si parla ormai da un paio di mesi. In casa Armani, le sicurezze prevalgono anche in un momento come questo, per cui l’anno prossimo si dovranno vedere gli effetti del “nuovo corso”, pena mugugni popolari stavolta più che giustificati.

shelvin mack

 

Extra. I cesti dei palloni sono lucchettati per tutti, fino al minibasket e al Silver CSI. E tutti gli appassionati sono (siamo) accomunati dal sentirne la mancanza, da spettatori e/o da praticanti.

Allora, proviamo a portarci dietro la consapevolezza che perdere è nulla, rispetto al non poter giocare e al non vedere chi gioca, indipendentemente dal fatto che indossa una maglia “rivale”: ci farà uscire migliori da questo periodo (il che, ovviamente, non è limitato al basket/allo sport).

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