La leggenda di Sarunas Jasikevicius

La grande carriera di Sarunas Jasikevicius. Curiosità e successi di una leggenda.

Quindici giorni fa, il 5 marzo, Sarunas Jasikevicius ha compiuto 44 anni.

Il Corona Virus ha imposto uno stop a tutte le discipline sportive e oltre ad aggiornarvi, quotidianamente, attraverso Eurodevotion abbiamo deciso di raccontarvi grandi partite del passato e le carriere di alcuni giocatori straordinari.

Jasikevicius appartiene, senza alcun dubbio, alla categoria delle leggende europee come dimostra il fatto che porti il suo nome una delle sale riunioni della sede di Euroleague, onore riservato soltanto a Bodiroga e Obradovic, curiosamente due che hanno incrociato la carriera del lituano come compagno di squadra e allenatore.

Il palmares è ricchissimo ed allora ho deciso, nella narrazione della carriera di “Saras“, di farmi aiutare dal libro scritto, sui suoi successi, insieme all’attuale team manager della Junior Casale Pietro Scibetta il cui titolo “Vincere non basta” è molto significativo.

“A FURIA DI CERCARE SCORCIATOIE, LA VITA ME NE AVEVA REGALATA UNA MOLTO PIU’IMPORTANTE”

La vita cestistica di Sarunas cambiò in maniera radicale nel 1990 quando la Lituania ritornò indipendente e nacquero le prime rappresentative nazionali giovanili con un uomo ad occuparsi di questo nuovo corso, Jonas Kazlauskas. Un coach tra i più importanti nel percorso di crescita del playmaker. Fino a quel momento, infatti, la pallacanestro faceva parte della vita di Jasikevicius ma non in maniera prioritaria. La passione per lo Zalgiris, per grandi maestri del gioco come Petrovic e Magic Johhson, era evidente così come la voglia di fare il minimo indispensabile, come tra i banchi di scuola. L’opportunità che si presentò, sotto forma di scorciatoia, di vestire la maglia della nazionale lituana (ben più semplice da raggiungere che quella dell’ex Unione Sovietica) rappresento la prima svolta a livello mentale tanto che, dopo le prime esperienze in competizioni giovanili continentali, l’attuale allenatore dello Zalgiris si trasferirì negli USA per giocare dapprima nella Solanco High School, dove si aggiudico la Lancaster Lebanon League, e successivamente a Maryland per giocare il campionato NCAA.

Jasikevicius Maryland

foto: http://www.lancasteronline.com

“SARA’ STATO IL CLIMA, LA PIACEVOLEZZA DI QUELL’ARIA E POI, POI C’ERA UNA PALMA. UNA PALMA VERA, LA PRIMA PALMA CHE VEDEVO IN VITA MIA. SO SOLO CHE RIMASI A FISSARLA COME UN CRETINO PER UN TEMPO INTERMINABILE. MI AVEVA RAPITO, E PIU’ DI OGNI ALTRA COSA AVEVA RAPITO LA MIA IMMAGINAZIONE”

Jasikevicius, nel 1989, partecipò ad un torneo internazionale a Madrid, insieme ad altri ragazzi di Kaunas. Il suo reclutamento, anche in quel caso, fu favorito da un escamotage. Il padre, infatti, procurò le tenute da gioco e nessuno si sarebbe mai permesso di escludere il figlio di un benefattore. Sarunas non fu l’unico privilegiato, lo stesso destino capitò al figlio dell’autista del pulmino: quel Zydrunas Ilgauskas, futuro compagno di Lebron James ai Cavs. Nel viaggio di ritorno il gruppo fece scalo a Barcellona ed è qui che il giovane lituano rimase colpito da quella palma in quella che sarebbe diventata una delle città più importanti della sua vita. Dopo l’esperienza negli USA, una stagione al Lietuvos Rytas arrivo la chiamata, dopo gli Europei francesi, dell’Olimpia Lubiana dove, anche grazie ai consigli di coach Sagadin, ci fu il primo assaggio con la massima competizione continentale in cui il giocatore non sfigurò fino a guadagnarsi la chiamata, nel 2000, da parte dei “Blaugrana“. L’Anno 2000 fu magico per Saras non soltanto per l’approdo in terra catalana ma anche per il bronzo conquistato alle Olimpiadi di Sidney dopo aver sfiorato l’impresa con gli USA in semifinale. Le prime due stagioni iberiche portarono un campionato e una coppa del Re ma le soddisfazioni, in Europa, latitavano e l’Eurolega rappresentava una vera e propria ossesione per il club. Le Final Four del 2003, organizzate in casa, rappresentavano una occasione unica per vincere la prima Coppa dei Campioni e lavare l’onta di aver visto, anni prima, i cugini poveri della Joventud diventare campioni d’Europa. La campagna acquisti fu altisonante: in primis cambiò la guida tecnica che passò da Aito al ruvido Svetislav Pesic mentre tra i giocatori arrivò, dal Panathinaikos, una delle stelle più luminose del panorama europeo, Dejan Bodiroga. Gli ulteriori arrivi di Fucka e Femerling collocavano in maniera naturale la squadra tra le favorite. La partita più dura fu probabilmente quella del 10 Aprile 2003, giocata nel minuscolo palazzo di Korydallos, contro l’Olympiacos di Atene. Una partita definita dallo stesso giocatore folle, in cui i catalani non riuscirono a fare riscaldamento e i tifosi muovevano il canestro ad ogni tiro libero. La vittoria per 58-55 spalancò la porta delle Palau Sant Jordi dopo un finale in cui l’ex Panathinaikos Bodiroga si prese la rivincita dopo tutti gli insulti e gli sputi subiti. L’atto conclusivo regalò sia alla società che al lituano il primo trionfo continentale al termine di due partite combattute contro il Cska Mosca e la Benetton Treviso di Ettore Messina. La stagione perfetta si completò con la Coppa del Re e il titolo vinto in tre gare contro Valencia. Pesic decise, a fine stagione, di puntare su Ilievski e inizio una nuova avventura, una delle più vincenti del lituano.

“SE PESIC VOLEVA BATTERE GLI AVVERSARI LAVORANDO PIU’ DI LORO, BLATT VOLEVA VINCERE RAGIONANDO PIU’ DEGLI ALTRI. PER QUESTO AVEVAMO TANTE DIFESE MISTE E FINTE ZONE”

David Blatt era il vice allenatore del Maccabi Tel Aviv nell’anno in cui Jasikevicius si trasferì in Israle. L’head Coach era Pini Gershon, totalmente differente rispetto a Pesic per l’intensità e la frequenza degli allenamenti. Sarunas cancellò la delusione dell’addio a Barcellona nell’estate del 2003 conquistando la medaglia d’oro, con la sua nazionale, agli Europei di Stoccolma. Il Maccabi era una squadra con un talento incredibile, probabilmente una delle più forti viste in Europa negli ultimi 20 anni. Il quintetto con Jasikevicius, Parker, Burnstein, Vujcic e Baston non avrebbe sfigurato contro nessuna squadra NBA. L’obiettivo era quello di vincere a livello internazione vista la scarsa concorrenza locale e così fu: gli israeliani si aggiudicarono due Euroleghe consecutive, la prima dominando tra le mura amiche la Skipper Bologna per 118-74 e la seconda, a Mosca, contro il Vitoria di Luis Scola. Tre coppe consecutive, un record a cui si aggiunsero vari titoli israeliani e una Olimpiade in cui la nazionale lituana fu beffata in semifinale dall’Italia di Basile, Pozzecco e Galanda. Proprio a Tel Aviv Saras conobbe la sua prima moglie Linor Abargil, modella vincitrice del concorso di Miss Mondo nel 1998, qualche settimana dopo un barbaro stupro avvenuto ai suoi danni a Milano.

“UN DRINK DOPO L’ALTRO FINIMMO AL ROCK AND ROLL, UN CELEBRE BAR DI ATENE. QUEL BICCHIERE SI ERA PRESTO MOLTIPLICATO IN TANTI BICCHIERI. ALLE TRE E MEZZA DI NOTTE ERO ANCORA LI, COLLASSATO SUL BALCONE, COMPLETAMENTE UBRIACO. IL BARISTA MI SVEGLIO, SCUOTENDOMI, E MI DISSE: IL TUO ALLENATORE E’ APPENA ENTRATO, TI HA VISTO, E SE N’E ANDATO. BENE, LA MIA GIORNATA DI MERDA ERA ADDIRITTURA PEGGIORATA”

Quel coach era Zelimir Obradovic e l’episodio risale alla prima stagione di Jasikevicius al Panathinaikos. L’approdo in terra ellenica ci fu dopo l’intermezzo, di due stagioni, nella NBA tra gli Indiana Pacers e i Golden State Warriors. Due campionati non indimenticabili che riportarono la stella lituana nel vecchio continente per abbracciare uno dei tecnici più grandi di sempre. La notte in cui accadde il “fattaccio” fu quella in cui ci fu la conclusione del rapporto con l’ex moglie Linor. I giorni successivi non furono semplici, con Obradovic infuriato e qualche sconfitta di troppo in una prima annata che comunque si concluse con un double composto da campionato e coppa di Grecia. L’obiettivo dei “greens“, con i due comandanti Zeljko e Itoudis, e giocatori del calibro di Spanoulis, Diamantidis e Batiste era quello di alzare il massimo trofeo continentale, l’Euroleague. L’occasione arrivò nell’anno successivo, nel 2009. Dopo aver espugnato due volte Siena nei quarti di finale play-off l’appuntamento conclusivo era targato Berlino e l’avversario, in semifinale, l’Olympiacos. Il derby vinto spalancò la finale contro il Cska di Ettore Messina. Primi due quarti sul velluto prima di una rimonta che lasciò spazio a molte polemiche arbitrali. Rincorsa che non si perfezionò dato l’errore conclusivo di Siskauskas e una altra Coppa dei Campioni (la quarta ed ultima) ad arricchire la bacheca del giocatore del baltico. Jasikevicius rimase ancora un anno ad Atene prima di una stagione passata tra Lietuvos e Fenerbahce buona per vincere un campionato e una coppa di Turchia. Le due stagioni successive furono quelle dei ritorni, prima al Panathinaikos e poi al Barcellona con altre due coppe nazionali conquistate, una delle quali, quelle greca, con il titolo di Mvp.

 

“DICIAMO CHE NON ERO PRONTO A UCCIDERE IL GIOCATORE CHE HO DENTRO QUANDO ME LO AVEVA CHIESTO IL PANATHINAIKOS, DOPO AVER VINTO ANCHE CON LO ZALGIRIS ERA ARRIVATO IL MOMENTO DI FARLO”

L’ultima tappa dello “Jasi giocatore” è stato il rientro a casa, nella sua Kaunas, e con lo Zalgiris. Un campionato complicato, quello 2013-14, con ben tre avvicendamenti in panchina ma il lieto fine con l’affermazione nella lega. Un ultimo ballo prima di iniziare una nuova avventura, qualche anno dopo la proposta ricevuta da Giannakopolous di allenare il Panathinaikos dopo il divorzio da Obradovic. Una opportunità accantonata al contrario di quella dello Zalgiris in cui, dopo alcune stagione da vice, è arrivata la promozione a head coach. Emulare la carriera avuta sul campo non sarà assolutamente facile ma l’inizio lascia ben sperare, non soltanto per le conquiste nel proprio paese, ma anche per gli eccellenti risultati ottenuti in Europa con una formazione non delle più attrezzate. I lupi di Kaunas, la prima squadra nel cuore di Jasi, una sorta di casa. Il concetto di famiglia, da sempre molto importante nella vita del campione. Quella naturale con la mamma Rita, nazionale sovietica di pallamano, pronta a rinunciare alle Olimpiadi del 1976 per dare alla luce Sarunas. Quella americana, gli Harrold, che lo accolsero da adolescente negli Stati Uniti. Quella costruita con Anna, conosciuta in Grecia, che gli ha dato la gioia di diventare padre. Valori veri, dimostrati in una conferenza stampa memorabile, nel 2017 in cui il coach ha difeso il suo giocatore Lima dando una lezione di vita al giornalista.

 

Talento, determinazione, voglia di primeggiare raggruppate in unico nome: Sarunas Jasikevicius.

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