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L’Olimpia lotta e sopravvive sportivamente

Pavellò Municipal Font de San Lluis, per tutti La Fonteta.

Un posto magico per giocare a basket, tanto da causarci quasi dispiacere all’idea che tra un po’ sarà pronta la nuovissima arena dei “taronja”, un club che costruisce dalle fondamenta il suo futuro, passo dopo passo, come ovunque si dovrebbe fare.

Ed ancor di più, proprio perché posto magico, mette tanta tristezza il deserto sugli spalti: il gioco ai tempi del coronavirus, controvoglia è giusto adattarvisi.

Valencia Basket ed Olimpia si giocano una gara fondamentale: per Milano vincere vorrebbe dire mantenere accesa la fiammella della speranza Playoff, per Valencia sarebbe un passo importantissimo in quel senso e l’eliminazione quasi certa di uno dei tanti avversari di questa affollatissima corsa alla postesason.

Il biglietto vincente lo stacca l’Olimpia, con il merito che va sempre a chi lotta.

Analisi consueta, nei nostri 5 punti.

  • Mentalità ed efficacia: finalmente l’idea di una squadra “di Messina”

Non sono tanto i 28 punti concessi nel primo tempo, quanto la compattezza mostrata in diversi frangenti, ovviamente partendo dalla difesa, storico marchio di fabbrica del Coach catanese. E’ l’unico modo di “sopravviver sportivamente”, per usare le parole dello stesso Messina, perché può diventare il miglior modo di nutrire un attacco che è ancora troppo statico.

Se i risultati degli ultimi mesi hanno dato un’immagine negativa della squadra e non hanno fatto riscontrare grandi miglioramenti nella globalità, questo non si può dire di alcuni singoli. Non ieri sera certamente, ma il Tarczewski di questi tempi è ben lontano da quello che ha iniziato malissimo la stagione, mentre Riccardo Moraschini non fa che confermare quanto chi lo conosce ha sempre sostenuto: un giocatore intelligente, atletico, che sa lavorare sui propri limiti al servizio della squadra. Impossibile non riconoscere meriti all’allenatore ed la suo staff in questi casi. Altrettanto impossibile non valutare come si tratti dei due unici veri atleti del roster milanese, in contumacia tecnica di Brooks. Non è un caso nel basket di oggi.

E’ mentalità, il concetto più importante che il Coach sta tentando di costruire e trasmettere ai suoi uomini. Così si possono superare dei limiti strutturali evidenti, altrimenti è notte fonda.

  • E’ qualità da Playoff?

Il discorso vale per entrambe le squadre: la pallacanestro espressa negli ultimi tempi è sufficiente per ambire alla qualificazione ai Playoff? Ni. Valencia veniva da una serie positiva sporcata da una settimana nera, con le pessime prove contro Fenerbahçe ed Asvel. Milano da una serie tremenda, ormai in corso da tre mesi, sia a livello di risultati che di gioco.

A livello di rating difensivo il 90,0 dell’olimpia è eccellente, da primo posto nella lega, quando abitualmente è nona con 98,4 (punti subiti ogni 100 possessi). Valencia chiude con 96,5, che è dato discreto, molto meglio dell’abituale 102,4, che la relega al 16mo posto.

Per quanto riguarda il dato offensivo il 96,5 milanese è esattamente coincidente con la media stagionale, che vale la 13ma piazza in Turkish Airlines Euroleague. Il 90,0 valenciano è molto scarso, da fondo classifica, quando abitualmente ci si attesta su un buon 99,3 che vuol dire ottava posizione.

In sostanza quanto espresso difensivamente dalla squadra di Messina è di buon valore, ma va detto che l’attacco avversario non ha quella tipologia di esterni di grande impatto atletico e fisico che caratterizzano gli squadroni di oggi e che tanto hanno fatto soffrire sinora Rodriguez e compagni. Già il test con l’Oly (McKissic in primis) dirà di più.

Per Valencia è semplice: giocando questa pallacanestro non si fa la postseason.

  • Il duello Dubljevic-Tarczewski, l’impatto di Gudaitis

Era una delle possibili chiavi dell’incontro e, fortunatamente per Milano, il fatto che sia finito decisamente nelle mani del centro taronja non ha inciso come si pensava sul risultato.

Ovviamente le caratteristiche del montenegrino sono assai indigeste a Tarczewski: se c’è proprio una parte del gioco in cui il biancorosso, recentemente positivo, deve crescere è questa. Saper gestire un po’ meglio chi sa uscire sull’arco e fargliela pagare al ferro dall’altra parte del campo, dove necessariamente chi ha quelle tendenze dovrebbe soffrire.

Qualche ulteriore passo avanti da parte di Gudaitis, attivo in diverse situazioni anche se ancora indietro nel ritmo gara, cosa emersa soprattutto coi 5 falli commessi. Ma i 7 subiti sono la prima pietra su cui ricostruire un impatto da cui Milano non può prescindere se vuole sperare ancora di essere in campo a fine aprile.

  • Micov, i liberi ed… Aldo Giordani

Una volta di più corre in nostro soccorso il grande, inimitabile padre del raconto del gioco. “Vedete com’è il basket” avrebbe detto mentre il pallone di Micov scuoteva la retina per il successo biancorosso. Il serbo non veniva da una gara superlativa, anzi, tuttavia quei 7 rimbalzi pesano non poco. Magìa di Rodriguez, tripla apertissima regalata al compagno ed ecco che un funerale si trasforma in un party e viceversa.

Abalde, ottimo, sbaglia il libero del +4 ad 11″ dal termine, poi Colom fa addirittura 0/2, quando avrebbe potuto garantire il +3, a 6″: se non la chiudi due volte è giusto che tu la perda. La beffa? Il dato sino a lì dei liberi diceva 16/16 per la squadra di Ponsarnau, mentre Milano aveva un terribile 10/18. “Vedete com’è il basket”, appunto…

  • Il Chacho imprescindibile e Valencia casuale

Il periodo nero milanese è perfettamente coinciso con quello di appannamento el campionissimo spagnolo. Era inevitabile, trattandosi dell’unico atleta che appartiene all’alto livello della competizione. Seppur ancora con dei passaggi a vuoto, l’apporto del Chacho è fondamentale sotto ogni aspetto, da quello mentale a quello tecnico. Se la squadra la guida lui è una cosa, se finisce in mani altrui scende la notte. Le prossime sette gare di Milano passano principalmente da qui.

Valencia, come troppe volte in stagione, gioca in maniera casuale in cui è difficile comprendere cosa si voglia fare e dove si voglia arrivare. Nel momento migliore, quello che ha preceduto le 4 sconfitte in fila, si era vista una crescita di certezze ed obiettivi, ma ora pare si sia caduti nuovamente in un livello medio che non porta da nessun parte. Va tuttavia riconosciuto che gli infortuni sono stati, e sono tuttora, una piaga terribile: Jordan Loyd e Van Rossom questa squadra non può permettersi di regalati a nessuno, anche perché ne deriva una sovraesposizione di Colom che ne riduce la lucidità nei momenti che contano.

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