Bianchini: Ecco come me la giocherei a porte chiuse. E su Messina e Milano dico che…

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I problemi di Messina? A Milano vediamo sempre lo stesso film, ci vuole continuità per costruire.

 

Un partita psicologicamente molto complicata merita un parere da parte di chi ha gestito la psicologia del gioco ad altissimo livello.

Ed allora chi meglio di Valerio Bianchini per provare a capire come si può giocare una gara così importante di Turkish Airlines Euroleague, che si disputa a porte chiuse?

 

Ciao Coach, Milano-Real senza pubblico, che sensazioni hai?

«Una sicura. Anche se contraddittoria, se c’è una decisione presa dalle autorità va rispettata. Non è bello perché il pubblico è essenza della competizione e senza l’atmosfera è modesta. Prediligo la soluzione del recupero in altra data, ma i calendari di oggi non lo rendono semplice»

Hai mai giocato una gara così decisiva in queste condizioni?

«In realtà no ma qualcosa di simile mi è accaduto. Nel 1973 con la Stella Azzurra giocavamo in Viale Tiziano e fu presa la decisione di riaprire l’Eur. 16000 posti o giù di lì, ma noi inizialmente eravamo in pochissimi. Sentivi l’ironia tagliente del pubblico…»

Ed allora cosa chiederesti ai tuoi di fronte ad un impegno simile?

«Di scavare un tunnel nella neve ed arrivare nel nostro igloo, in cui giocare senza sentire  nulla da fuori. Essere più concentrati ai liberi perché non avremo bandiere che sventolano  o condizionamenti vari. In sostanza non farsi distrarre dal silenzio».

Può essere un vantaggio per chi è più debole psicologicamente e di solito soffre la pressione ambientale, e di contro essere uno svantaggio per chi, più forte dentro, si nutre dell’astio del pubblico avversario?

«Può essere, ma per me diventa campo neutro. La pressione vera deriva comunque dal  risultato. Può essere invece positivo per gli arbitri, solitamente apostrofati, anche pesantemente, dagli spettatori»

Come la devono preparare Messina e Laso?

«Se una squadra va in campo pensando ad un partita strana sbaglia. Bisogna dare il massimo e chissenefrega del resto. Anche se i tifosi sono convinti di essere determinanti, ed a volte possono esserlo, è l’animo che vuole lottare ciò che conta. La voglia di battere l’avversario, uomini contro uomini che vogliono prevalere l’uno sull’altro».

Ok, tutto chiaro. Non posso però non cogliere l’occasione per chiederti qualcosa sulle difficoltà di Messina attualmente. Ti aspettavi una cosa simile?

«A tutti i grandi allenatori è capitata una situazione tale, penso anche ad Obradovic in questo momento, perché solo al college ci sono coach che durano decenni. Direi che a Milano siamo di fronte ad un fatto epocale».

Mi spieghi bene, come definiresti la situazione?

«Mi viene in mente la teoria dell’eterno ritorni di Nietzsche: tutti faremo le stesse cose. Stiamo vedendo da anni lo stesso film. Sforzo estivo notevole, aspettative altissime ma poi…»

Poi?

«Poi succede che nonostante vi siano stati eccellenti allenatori, questi vengono cambiati perchè non vincono tutto e subito. Ma il problema più grande è un altro».

Sono sempre più curioso…

«Leggevo recentemente Eleni che parlava di pochi giocatori che rimarranno di questo roster: ecco il solito problema. Le grandi squadre si costruiscono negli anni di lavoro e necessitano senza alcun dubbio di un nucleo di giocatori nazionali stabile. Non c’è un gruppo di italiani che ancorino il gruppo. Poi se cambi anche tanti degli altri, ad esempio hai Mike James e non va bene… Insomma, le cose si complicano e tutto diventa molto difficile ».

«Il basket è complesso, anche se oggi pare semplice perché tutti fanno le stesse cose. L’Eurolega è molto difficile, ma per primeggiare lì devi costruirti una storia dominante in patria».

Quindi difficoltà che ti attendevi…

« perché così facendo non sei preparato alle prime sconfitte, che portano negatività e ti prosciugano le energie psichiche. Un nuovo corso necessita di fiducia ad un grande allenatore come Messina. Il quale ha fatto scelte come Rodriguez e Scola forse proprio per poter gestire il successo subito. Ecco, se posso permettermi, magari quel nuovo corso si poteva impostare su basi differenti, non di giocatori che sono sì straordinari ma avanti con l’età»

«Detto questo credo che appena finita l’Eurolega saranno al top della forma, fortissimi».

Grazie Valerio.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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