Real Madrid, Laso, Campazzo: i dominatori…

Nel 2014, sempre a Malaga, era stato trionfo con l’indimenticabile canestro di Llull, ieri è stato dominio totale sin dalla palla due: i campionissimi del Real non si smentiscono e portano a casa la Copa del Rey ancora una volta. E’ la 28ma, la 5ta nelle ultime 7 edizioni, dopo le due sconfitte in finale con Barcellona.

Pablo Laso ha una dedica particolare: «E’ per chi sta con me nei momenti bui come in quelli luminosissimi. E’ il gruppo di lavoro che c’è ogni giorno a Valdebebas. Superare Aito (6 titoli contro 5) è un onore, mi ha insegnato tante cose fin da quando ero giovane ai suoi camp».

MVP è, senza alcun dubbio a riguardo, Facundo Campazzo.

«C’è dietro un grande lavoro. Quando mi hanno ceduto in prestito a Murcia, perché avevo davanti i due grandi Sergios, sono poi tornato con grande voglia di dimostrare il mio valore. Quest’anno ho continuato a lavorare duro e quando fai le cose per bene, i risultati arrivano».

«Lo staff gestisce le rotazioni al meglio. Siamo in 16, ognuno può giocare sempre. Con questa gestione siamo comunque freschi».

La partita? Come in semifinale un monologo madridista senza alcuna possibilità per Malaga. Dopo il primo quarto (26-13) l’unico dubbio era sul distacco finale.

Difesa perfetta, concentrazione su 120 minuti esemplare, gestione dei piccoli passaggi a vuoto equilibratissima, distribuzione di minuti e responsabilità senza macchia: la Copa, dopo la Supercopa, è in bacheca. Per quel titolo di maggio a Colonia i favoriti numero uno restano i “blancos”.

A Malaga resta la certezza di una settimana eccellente. Non si poteva fare di più. Occhio a Dario Brizuela, che ne ha messi 22 ieri: 25 anni da giocatore ormai completo e pronto per i livelli migliori.

«Ne usciremo più forti, abbiamo fatto tante buone cose» sono le parole di Luis Casimiro.

Oltre ad Campazzo da 13+13 con il 50% dal campo (tra semifinale e finale 2 sole perse, 22 assist, 60 di valutazione e +62 di plus/minus), è certamente da segnalare un’altra ottima prova di Jaycee Carroll, quello che una certa stampa aveva definito “il tiratore triste” (qui il nostro articolo) e su cui era stato costruito un castello di dubbi riguardo la professionalità, dopo il viaggio natalizio nella nuova, splendida casa costruita in America.

Laso, a riguardo, ha un sassolino da levarsi che in realtà è una pietra: «Se abbiamo l’ultimo tiro, vogliamo che lo prenda Jaycee. Tutti hanno alti e bassi, ma mai abbiamo avuto un solo dubbio sulla sua professionalità».

Gestire 16 uomini del genere è un lavoraccio, Pablo Laso, l’eccellenza europea nel ruolo, lo fa meglio di chiunque altro, sia tecnicamente che piscologicamente.

 

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