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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonTurkish Airlines Euroleague

L’Efes dei dominatori, l’Efes di Ataman e Larkin: anche Madrid si piega

15 anni dall’ultimo successo dell’Efes sul campo di Madrid, 0 vittorie per Ergin Ataman in  casa dei “blancos”, Real imbattuto in casa in Turkish Airlines Euroleague dal 4 aprile scorso, quando lo Zalgiris si guadagnò la miracolosa qualificazione ai Playoff (gara che non contava nulla per i madrileni, quindi l’ultima vera sconfitta risale al novembre 2018 quando passò il Cska)…

Tutte cose bellissime, interessanti e certamente da tenere in considerazione, poi… poi arriva l’Efes di Ataman, di Larkin e di tanti altri protagonisti che stanno mettendo insieme una stagione semplicemente straordinaria.

Da inizio 2019, quando sconfisse il Bayern, la squadra del “comandante” Ergin è 33-10! Nella pallacanestro di oggi, con il calendario attuale e considerando il fatto che gioca anche una lega nazionale per nulla leggera, si tratta di qualcosa di assolutamente straordinario.

La tavola era apparecchiata per un grande serata di basket al Wizink Center, con parecchi ingredienti in grado di renderla ancora più importante: dal periodo grigio madridista alle assenze confermate in casa degli ospiti, da un Larkin atteso alla doppia trappola Campazzo-Taylor al rientro di Rudy, sempre molto più che fondamentale nel sistema Laso.

Non è stata una grande partita tecnicamente, poiché gli stessi turchi li abbiamo visti giocare meglio di recente, tuttavia ci sono gare in cui vincere è l’opzione unica che conta e questa squadra ha imparato a gestire al meglio anche queste. Ed a poche settimane dal trionfo al Palau, la campagna contro le grandi di Spagna ha registrato un altra battaglia con la W davanti. Ora sulla sponda europea di Istanbul è lecito pensare di essere i più forti. 3 gare di vantaggio sulle seconde ed il 2-0 con Madrid lo giustificano.

I nostri 5 punti per analizzare il 75-80 finale.

  • La lega di Shane

L’Eurolega è tutta sua, come lo è stata in passato di pochissimi altri. Dominatore assoluto, impassibile all’apparenza, con un fuoco dentro che arde ormai da quando ha ritrovato la perfetta forma, ovvero ad inizio 2019. Da allora il suo Efes è uno spettacolo favoloso che solo l’onnipotenza di un Cska con pochi eguali nella storia ha saputo fermare a Vitoria.

67/129 da tre punti (51,9%) e 62/109 da due (56,9%): serve altro? A proposito, meglio non scegliere di mandarlo in lunetta perché c’è un 108/121 (89,3%) che non rende la faccenda un affarone. 5,8 falli subiti, 4 assist con sole 2,2 perse (al ritmo in cui gioca è forse il dato più eclatante), 3,4 rimbalzi che non stonano per nulla ed un 26,05 di PIR (valutazione) che lo pone al vertice della classifica con 3,24 punti (!) di vantaggio sui già eclatanti Mike James e Nikola Mirotic (21,81). Per dare un’idea, James fu il migliore nel 2019 con 20,23, nel 2018  fu il turno di Doncic a 21,55, nel 2017 Keith Langford disse 21,82…

Stagione memorabile, roba da storia, e la sfida di ieri ne è dimostrazione: 32 con 14 tiri e solo 4 errori e tutta la struttura difensiva del Real costruita su di lui, che li ha visti, ha preso le misure e li ha distrutti.

Non difende? Qui si apre una voragine di analisi… E’ il gioco di oggi: meglio avere nel ruolo un giocatore ordinato, che difende ed attacca normalissimamente od un fenomeno che spezza in due ogni difesa e crea vantaggi uno dopo l’altro? Risposta scontata…

  • Laso e la psicologia nella difficoltà

«Dovrei entrare nel dettaglio tecnico di tante cose di pallacanestro… Credo che la mia squadra sia cresciuta dopo un periodo di difficoltà che dura da settimane ed abbia perso una gara tirata in cui un paio di tiri nel finale sono stati decisivi».

C’è tutto il Laso che conosciamo in queste due affermazioni: la netta e chiara sensazione di aver commesso errori fondamentali per la sconfitta e la consapevolezza di dover gestire un ambiente che è sempre sotto pressione come in nessun altro posto al mondo.

La stampa della capitale non ti dà tregua e la seconda striscia stagionale di tre sconfitte non è il miglior viatico alla trasferta di Tel Aviv, campo sinora imbattuto dove sono già cadute Barça e Cska. Il Coach lo sa bene ed allora deve equilibrare il lavoro tra l’obiettivo lungo e la realtà attuale. Senza dimenticare che 13 W di fila sono qualcosa che dà piena immagine della forza di una squadra che resta tra le favoritissime per sollevare argenteria a Colonia.

  • Il sistema Ataman è un passo avanti?

E’ un’idea che il coach turco ha contribuito a rafforzare durante il nostro ultimo colloquio del novembre scorso a Milano. L’Efes pare essere la squadra che interpreta meglio una stagione da mille partite ravvicinate grazie ad un sistema che si avvicina molto a quello NBA. Coinvolgere tutti e farli partecipare ad un festival del gioco che attrae il pubblico e dà soddisfazione individuale ad ogni componente del roster. Con grande abilità mediatica il Coach porta tutta la pressione su di sé, lanciando messaggi che paiono provocazioni ma in realtà danno solidità allo spogliatoio sempre maggiore.

Affermare che «A maggio tutti sapranno chi è la miglior squadra, il miglior coach e l’MVP di questa Lega…» piuttosto che dire chiaramente «So che possiamo battere tutti» può suonare come qualcosa un po’ oltre le righe, tuttavia è comunicazione che mette quella pressione su di lui, aiutando il gruppo a crescere con la consapevolezza dei risultati.

Giocare in un modo che ricorda quello di tante squadre NBA porta poi ad avere numeri e frequenze partecipative importanti per tutti, una sorta di sovraesposizione gradita ai giocatori, che si sentono parte di qualcosa di grande. Tenere un ritmo alto, anche se dispendioso fisicamente, è in realtà un modo di fare pallacanestro che piace ad ogni singolo, che coinvolge il pubblico ed impegna la testa molto meno di tanti altri sistemi in cui il piccolo errore viene vissuto in modo drammatico.

Sì, il sistema di Ataman oggi è un passo avanti e così facendo può giocare senza Micic (sia a Barcellona che a Madrid), da tre mesi senza Dunston e praticamente da inizio stagione senza Moerman, ai primi passi concreti dopo il rientro. Togliete play e centro titolari a qualunque altra squadra. cosa succederebbe?

  • Real? Questione di ritmo

Può certamente essere dovuto allo sforzo che ha portato a 13 W consecutive, una situazione che si paga in questa lega, tuttavia pare assai evidente come l’attacco madrileno, oggi da 83,9 punti a gara, si sia inceppato coi 55 della gara contro il Cska ed i 75 di ieri,  inframezzati dai 94 con Khimki, di cui molti arrivati a buoi ampiamente in fuga.

Perché? Ritmo e “spacing”. Campazzo è leader incontrastato del movimento offensivo della “casa blanca” ed è entrato sul parquet ben deciso a sovralimentare la minaccia portata alla difesa avversaria, tuttavia spesso si è trovato a dover andare troppo oltre, per provare ad ottenere un vantaggio, con la conseguenza che i ritmi di posizionamento degli altri giocatori non fossero precisi ed al passo con i suoi.  Non è involuzione, ci mancherebbe, solo un periodo che può arrivare, anche perché tra tre settimane c’è il primo verdetto stagionale, quella Copa del Rey che ci dirà tanto sul futuro della leadership spagnola. lasciare qualcosa oggi per esserci con maggiore efficacia in 15-20 giorni potrebbe perfino essere scelta strutturale di preparazione.

  • La qualità e le vittorie

L’Efes di Ataman è sempre stato squadra spettacolare, in grado di portare l’avversario in un contesto di rimo superiore a quanto gradito. Ha vinto spessissimo gare con prove scintillanti, punteggi alti e percentuali oltre la media.

Oggi questa squadra sa vincere le partite tirate, quelle molto tattiche, quelle in cui l’estetica assume una rilevanza decisamente inferiore. E’ un passo avanti notevolissimo in ottica aprile-maggio, è figlio di una crescente consapevolezza  che ti permette di mantenere il controllo anche quando le cose non vanno per il verso auspicato. Come i primi minuiti di ieri, quando naufragare di fronte al Real era un’opzione concreta, ma di quelle che ormai questo gruppo non prende in considerazione.

Dietro all’eccellenza di un campione c’è un’organizzazione di gioco cui aggrapparsi sempre, quella che ti permette di vincere giocando non benissimo, ovvero la caratteristica opposta all’ormai celeberrimo, inflazionato e per certi versi risibile “abbiamo giocato bene, abbiamo lottato ma abbiamo perso”. La caratteristica delle grandi squadre, l’opposto delle incompiute.

 

 

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