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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonTurkish Airlines Euroleague

L’Efes non fa sconti: la differenza con l’Olimpia è abissale

Che Efes vs Olimpia fosse partita considerata di cartello ce lo ha detto l’organizzazione di Turkish Airlines Euroleague attraverso la designazione della terna arbitrale: Miguel Angle Perez, Sasa Pukl e Mehdi Difallah, che sono tanta roba e lo confermano in campo con una direzione perfetta. In una stagione in cui molti dei nuovi sono stati affiancati ai fischietti di maggior esperienza e livello, coi problemi di incomprensione che ne sono derivati, mettere insieme tre die migliori è chiaramente sentore di partita di vertice.

Ma di vertice, al Sinan Erdem Dome, si è vista solo una squadra, l’Efes di Ergin Ataman.

Ha vinto il più forte, nettamente e con uno scarto che oggi è reale differenza tra le due squadre. L’88-68 non fa una grinza.

Gli abituali 5 punti di analisi, che partono dal più forte di tutti.

 

  • Shane Larkin, è sempre magia

Abbiamo detto e scritto mille volte: oggi non c’è nessuno in questa lega come Shane Larkin. E pochi, se non pochissimi, sono in grado di avvicinarsi a lui. Altra categoria atletica, ritmi insostenibili per chiunque, tecnica superiore: per tutto ciò l’impatto sulle gare dell’ex Celtics è devastante. Sempre, anche in una notte in cui resta silente abbastanza a lungo. Se poi Milano è la squadra con meno armi possibili da opporgli, è chiaro che la sfida duri ben poco. In stagione ha un Offensive Rating di 126,5…

  • Gudaitis e Tarczewski, unica luce nel buio milanese

Non sono tanto i numeri, comunque discreti, quanto la dimostrazione, sul campo, di poter essere un fattore. Non dimentichiamo che il lituano solo un anno fa era tra i centri più determinante della lega, mentre l’americano, seppur mai ad alto livello tecnico e mentale, in diverse occasioni non ha fatto malissimo. Gudaitis ad ogni gara aggiunge qualcosa nella direzione del recupero pieno, mentre una volta che le spalle sono coperte dal compagno di reparto, anche Tarczewski ha qualcosina in più, sempre nei limiti di quanto gli si possa chiedere, che non è tantissimo.. Come già nella gara con il Panathinaikos, entrambi lottano e sono anche validi, in diverse occasioni, nell’oscurare l’area, a meno che le “zingarate” non siano quelle di Larkin, al quale non si piglia nemmeno la targa. Bene a rimbalzo, non possono però coprire il nulla di tutti gli altri, a partire da esterni autori di una prova decisamente inguardabile.

  • Milano: per l’alto livello manca talento e manca atletismo

Le parole di Messina non hanno fatto altro che confermare quanto abbiamo chiesto, con la nostra Deniz Aksoy presente in sala stampa (più tardi avremo una “chicca” non da poco proprio dal cuore del Sinan Erdem Dome) : per questo livello manca tantissimo a livello atletico, in primis. Che vuol dire non essere in grado di fare a sportellate, non avere gambe per stare con gli esterni che ti attaccano in 1vs 1, non aver esplosività per attaccare direttamente dal “p&r” e mancare di reattività nelle palle 50/50 che ai massimi livelli sono fattori importantissimi. L’atletismo è il motore degli “intangibles”, quelle situazioni che non finiscono nelle statistiche primariamente ma che fanno la differenza più di un tiro od un rimbalzo. Milano, di tutto ciò, ha pochissimo. Esempio più lampante è Scola. Contro i corpi di Eurolega non ha risposte, per via di un contatto che non può più reggere, mentre in Italia è ben diverso e fa ancora la differenza. Accadde così che diventi, in settimana, una specie di tiratore dall’arco.

  • Singleton formato Kuban e quei tre che mancano

“He is back”. Chris Singleton è sempre stato il classico 4 che fa la differenza nella tipologia di pallacanestro che si gioca oggi. Con Delaney e Randolph, agli ordini di Bartzokas, scrisse una delle pagine più belle della Turkish Airlines Euroleague, raggiungendo le Final 4 del 2015 con il Loko. Poi si è un po’ perso, benino a tratti al Pana, decisamente male al Barça. Quella trasformazione in giocatore pigro e solo perimetrale lo stava mettendo in un angolo del basket che conta. L’arrivo ad Istanbul lo ha rigenerato, la cura Ataman lo ha coinvolto ed eccolo sulla strada del ritorno ai massimi livelli. L’aver nuovamente assunto una dimensione doppia lo rende assai più efficace come tiratore, poiché devi essere attento a quanto ti possa fare male più vicino al ferro. Ieri solo un rimbalzo, vero, ma è necessario vederlo su più gare, come ad esempio accaduto al Palau la settimana scorsa.

Vasiljie Micic, Arien Moerman e Bryant Dunston. Chi sono costoro? Quei tre ragazzi che attualmente mancano ad Ataman, con il solo francese a referto ma virtualmente ai primi passi dopo il lungo infortunio. Ecco, fossi un avversario, tranquillissimo non sarei…

  • Ataman e quella convinzione contagiosa per i suoi…

Suvvia, diciamocelo: ogni volta che si parla di Efes c’è sempre un “ma”. C’era lo scorso anno, c’è quest’anno. Prima era un “ma non dureranno”, poi è diventato un “ma alle Final 4 pagheranno dazio”, infine, per questa stagione, è diventato “ma non possono ripetersi”.

Tutto questo è la benzina del motore di Ergin Ataman, un condottiero in missione che sta facendo crescere il livello della propria squadra partita dopo partita, settimana dopo settimana, e sembra fregarsene allegramente del calendario intasato, degli infortuni e del fatto di giocare in una lega domestica comunque competitiva.

Quello che fa la differenza, oltre ovviamente al livello tecnico altissimo di questa pallacanestro, è la forza interiore che sta trasmettendo ai suoi. Lo scorso anno ci parlò a margine della conferenza stampa dopo la finale persa col Cska con le lacrime agli occhi. Per tutti era una grande stagione, per lui una finale persa. Forse nasce tutto da lì. E’ convinto di valere questo trofeo ed oggi lo sono sempre di più i suoi giocatori. Quel “ma” non sarebbe il caso di riporlo nel cassetto?

 

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