El Chacho chiama, la panchina risponde: Pana KO

Il Forum di Assago ha vissuto una notte di quelle da brivido, almeno nell’attesa della gara e nei primi possessi in cui il Panathinaikos, fino al 2-8, pareva avere ogni requisito per fare male ad una squadra che arrivava da un periodo complicatissimo. Quel «possiamo passare 5 mesi ad autodistruggerci» di Messina è rimbombato forte nell’assordante silenzio dell’impianto milanese sino al 7’20” del primo quarto, dopodiché l’Olimpia ha cambiato marcia e non ha più tolto il piede dall’acceleratore.

Prestazione da squadra vera per l’Olimpia Milano, mentre il Panathinaikos è stato abbondantemente sotto il proprio livello. Chiaro che le due cose vadano di pari passo, bilanciandosi tra i meriti biancorossi ed i demeriti “Green”, legati da un filo conduttore che si chiama, alternativamente e nell’ordine che preferite, triple milanesi e (non) tagliafuori ateniese.

Il 96-87 Olimpia è un tassello importante nella corsa ai Playoff, unitamente ad un 2-0 negli scontri diretti che non fa certo male in questa lega.

Gli abituali 5 punti di Eurodevotion per separare alcune situazioni che hanno inciso maggiormente sull’esito finale della gara.

  • Sergio vs Nick? No, solo Sergio e… “Jimmermania”

Il duello era atteso da tutti e così… non è stato. Straordinaria partita del campione di San Cristobal de la Laguna, mentre un bel “non pervenuto” accompagna quella di Calathes, mai in gara, distratto in diversi possessi in cui controlla male il pallone e  perde la maniglia all’atto di passare. Certo, è talmente grande che nella serata peggiore dall’inizio del torneo regala 11 assist (29 nelle ultime due gare…), tuttavia è l’impatto sulla gara e sulla difesa avversaria che manca completamente. Grandi meriti della difesa milanese, che senza dover ricorrere a gabbie o trattamenti estremi, capisce che, disinnescato lui, salta buona parte dell’attacco verde. Ed allora si possono anche accettare i 28 di un favoloso Fredette, in piena nottata da “Jimmermania”. Che la manina fosse unica dall’arco lo sapevamo, che fosse in grado di penetrare in questo modo quando gli viene tolta la tripla è un notevole “upgrade”.

Ma la gara, tutta, è semplicemente dominata dal carisma e dalle soluzioni nei momenti di difficoltà di Sergio Rodriguez, che coinvolge i compagni meno del solito coi suoi assist perché comprende che, nel momento più duro, le sue spalle devono essere quelle più larghe.

  • Il fattore rimbalzi: il Pana non fa tagliafuori

Da tempo Pitino lamentava l’assenza di intensità dei suoi a rimbalzo. Ormai famosa la sua dichiarazione dopo il rovescio di Barcellona in cui disse a chiare lettere «cosa cavolo (ndr in realtà usò un termine più esplicito…) c’entra lo stipendio dei giocatori con l’intensità a rimbalzo?».

La risposta dei suoi è stata numericamente accettabile, con il pareggio delle carambole a quota 37, ma pesantemente lacunosa, ancora una volta, nei momenti chiave quando semplicemente e con colpe terribili, la squadra non fa tagliafuori. Si va a rimbalzo saltando senza contatto con l’avversario, esponendosi così ad ogni traiettoria avversa del pallone. Incredibile che a questo livelli possa accadere, gravissimo che venga accompagnato anche da mani spesso troppo deboli che regalano tocchi agli avversari in grado di riaprire il gioco per un nuovo possesso.

  • Messina e la fiducia nei suoi giocatori

Sono stati temi dibattuti a lungo nelle ultime settimane per Milano: ampliare le rotazioni confermando la fiducia anche a chi non stava dimostrando di meritarla oppure ridurre il tutto ad 8 uomini su cui concentrare il massimo dello sforzo? Essere un po’ più flessibile nell’accettare l’errore concedendo seconde opportunità ai propri uomini oppure proseguire sulla strada dell’intolleranza verso errori che non dovrebbero appartenere a giocatori di questo livello?

Risposta chiara sin da subito: il Coach carica la squadra alla perfezione fornendo una prova da “uno di loro” che dà energia in ogni possesso. E’ un po’ più conciliante del solito nei momenti degli errori e permette ad alcuni degli “assenti non giustificati” delle ultime settimane, come da esempio Moraschini, di essere fattore determinante. In aggiunta, coinvolge Biligha perché comprende che in queste gare, per quelle brutte caratteristiche del Pana di cui sopra, può essere un’arma che in altri contesti è del tutto inutile provare ad utilizzare.

  • Sykes ed i lunghi milanesi

Molto positivo l’impatto di Keifer Sykes, per una semplice ragione: lui è questo, null’altro. Aggressivo ed attaccante che sa creare per sé e per gli altri (da verificare sul lungo periodo l’efficacia dell’arte del passaggio e quanto mani e corpo la accompagnino). Milano se vuole competere ad alto livello, necessita di tutto ciò: è la realtà del gioco di oggi che lo richiede, senza alcun dubbio. E Sykes, udite udite, può giocare con Rodriguez: ma pensa un po’, due piccoli senza troppe doti difensive possono giocare insieme in Eurolega…

I lunghi milanesi non mettono insieme grandi numeri (8+8 in due) ma sono efficaci nel chiudere la strada al ferro diverse volte. A parte alcune ingenuità ancora una volta clamorose nel commettere falli del tutto inutili, sono un fattore, leggermente nascosto ma molto importante. Un paio di post di Gudaitis sono punto di partenza per la Milano che verrà… nelle prossime 16 gare. Un’eternità.

  • Pitino e Messina

Non lo scopriamo certo noi, dopo 40 anni in panchina  ai massimi livelli, ma siamo capaci di provare genuino stupore ogni volta che lo vediamo od abbiamo occasione di parlargli. Personalità magnetica se ne esiste una, chiarezza totale di concetti trasmessi ai propri giocatori, controllo sublime dell’emozionalità della gara. Rick Pitino è tutto questo, Rick Pitino è un numero uno assoluto sul pino.

Ma Rick Pitino perde il confronto con Ettore Messina poiché quest’ultimo va a lavorare proprio nelle debolezze del sistema del coach newyorchese, concedendo qualcosa (vedi Fredette) che non fa male più di tanto, ma agendo chirurgicamente dove l’effetto è vincente (rimbalzi e difesa avversaria sul perimetro).

Due grandissimi coach, perfettamente a proprio agio tra lavagnette violentemente gettate a terra o pugni chiusi a caricare un proprio giocatore, tra timeout motivazionali con lunghi silenzi e scolastiche, chiarissime spiegazioni. Uno spettacolo, totale.

Per questo, ci perdonerà Messina, ma mai e poi mai saremo d’accordo con la sua affermazione di ieri sera in sala stampa («Al cinema si va per vedere gli attori, non per il regista») perché se lo spettacolo è di un certo livello, in questo gioco, moltissimo, molto più che in altri sport, viene dal lavoro del Coach, in palestra come in campo. E c’è chi a palazzo ci va anche per vedere e godersi queste cose. Tra le quali, ci piace tremendamente la bellissima bugìa, sempre figlia della sala stampa, in cui l’allenatore milanese dichiara di «non aver fatto nulla di particolare per far svoltare la squadra, è merito dei giocatori». Appunto, trasmettere fiducia nel momento più duro è da grandi Coach ed i grandi Coach sanno quando dire una bugìa fondamentale per i proprio atleti.

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