Olimpia: vincere non basta

Ci sono sere in cui conta una cosa soltanto, ci sono partite in l’unica lettera che vale è la W:  l’arrivo del Zenit al Forum corrispondeva a tutto questo per l’Olimpia, esattamente come accaduto due settimane fa quando fu il Valencia a calcare il legno duro di Assago.

E’ la nuda e cruda realtà della competizione, soprattutto di quella più difficile in Europa,  la Turkish Airlines Euroleague.

Ma… sì, c’è un “ma” ed è grande come una casa. E’ totalmente legato al valore della prestazione, quello su cui coach devono ragionare per continuare il percorso della propria squadra. Non ci allontaneremo mai dal concetto applicato da Phil Jax al gioco: conta il cammino, ben più dell’approdo. Ed è abbastanza logico, perché è attraverso un cammino di valore che si può giungere and un approdo di gloria.

Ed allora Messina ed i suoi erano chiamati certamente a far propria la gara, ma soprattutto a riprendere un percorso di crescita che nell’ultimo mese e mezzo ha spesso registrato bruschi stop tecnici, atletici ed a livello mentale.

Il risultato della fredda notte milanese di inizio anno ha detto che quella W è arrivata, ma il modo e l’ambiente tecnico e mentale in cui è maturata non soddisfa nessuno, a cominciare dallo stesso Messina che ne ha ampiamente chiarito il suo pensiero in conferenza stampa in modo quasi del tutto ineccepibile.

Lo Zenit è ad oggi la peggior squadra di questa lega, sempre ad un passo da qualcosa che non arriva quasi mai. Non si è visto nulla di differente da quanto accaduto in tutto il girone di andata.

 

  • Messina e quelle parole chiare e pesanti

L’esperienza e la capacità di gestire media ed ambiente sono una delle caratteristiche principali dei grandi allenatori, ovviamente insieme alle doti tecniche: tutte cose che Ettore Messina possiede in grande misura.

Le parole del dopo partita di ieri sono musica e macigni, dipende dall’orecchio di chi vi presta attenzione. E’ assai evidente che vi sia uno stato d’ansia che accompagna la squadra da diverse settimane, segnatamente da dopo la settimana del doppio turno con Maccabi ed Efes. Ansia che è portatrice di cattiva pallacanestro, perché è la peggior compagna possibile del giocatore. Non è un caso che le due prove migliori siano arrivate contro Real e Cska, in due situazioni assai leggere, in cui nulla era richiesto e si giocava fuori casa. Ma quelle sono le partite più semplici, quelle in cui se pigli un trentello hai perso coi migliori, se te la giochi e perdi son grandi pacche sulle spalle e se vinci sei un eroe. Una specie di “win-win situation” mentale in cui è facile essere a proprio agio anche se non sei psicologicamente fortissimo.

Se un Coach arriva a parlare di “depressione” in un contesto da settimo posto, con un record perfettamente in linea col valore della squadra e se conferma, a precisa domanda, che “si cominciano a vedere i limiti di questa squadra” è chiaro che il lavoro da fare sia forse molto più di quanto ci si attendesse.

Quel lavoro è in mano al migliore, questo non ci stancheremo mai di sottolinearlo.

  • Sykes, l’attesa e lo scontro

L’esordio dell’ex Avellino è arrivato ed è stato psicologicamente traumatico nei modi e nei tempi. Dopo pochissimi minuti il secondo fallo di Rodriguez, non esattamente quello che ti attendi da lui in una serata così complicata, lo ha gettato nella mischia senza alcuna gradualità di inserimento. Titubante, anche ansioso nello svolgimento di un compitino che non è cosa sua e che non può permettersi a questi livelli, come ha sottolineato Messina. Il giocatore aggressivo e per certi versi arrembante visto in Irpinia si è scontrato con la realtà di Eurolega: diciamo che dallo scontro il torneo  è uscito illeso, l’atleta no. Ovviamente ogni giudizio sarebbe prematuro e con poco senso, quindi attendere è la cosa più logica che si possa fare. Con l’eterno dubbio, a parere nostro, su chi ha abbracciato l’avventura cinese, ovvero la vacanza cestistica migliore che esista, peraltro straordinariamente remunerata. Tornare a lavorare non è semplice per nessuno.

  • Lo Zenit, le bugie di Plaza ed un suicidio in lunetta

Chi ha seguito la squadra di Plaza tante volte in stagione aveva già un pensiero preciso. Un gruppo che lotta sempre, che sa gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma che spesso si è scontrato con una realtà che vede questa squadra largamente inferiore alle rivali. Non è esattamente vero quanto affermato da Plaza («Abbiamo perso molte gare di 1,3 o 4 punti») perché vi sono ben 8 sconfitte maturate con scarti ampi (20, 24,10, 17, 14, 10, 15 ed 11 punti), mentre solo 3 (2,4 ed 1 punto) sono nella forma descritta dal coach ed altre due  sono arrivate con 7 ed 8 punti di scarto.

I russi vivono delle giocate di Ayon, irriconoscibile nel primo tempo e poi molto cresciuto, di un Mateusz Ponitka sino a ieri ottimo ma del tutto inguardabile nelle serata milanese, di un Albicy spettacolare per intensità (visti pochi difensori sulla palla simili) ed aggressività, ma talvolta confusionario, di un Will Thomas sempre positivo che sa ben giocare a pallacanestro  ed infine delle lune di un Austin Hollins che sarà in cima alla Top 10 delle giocate settimanali ma anche in fondo alla classifica del rendimento nel momento che conta. Il resto è veramente poco o nulla ed a queste latitudini non può bastare.

Lo 0/4 dalla lunetta nei secondi decisivi, peraltro opera di Ayon e Thomas, due giocatori che non saranno sentenza ai liberi (58,9% in carriera in EL per il messicano e 75,5% per l’americano) ma dall’esperienza totale, ha completato un suicidio perfetto, in un gara che si poteva e doveva vincere nel contesto del Forum.

 

  • Pallacanestro di qualità? No.

Non crediamo di offendere nessuno se diciamo che si è trattato di una gara di basso livello di Eurolega. Gioco balbettante da entrambe le parti, con Milano che ha passato diversi tiri anche discretamente costruiti, e qui è la testa poco tranquilla che trasforma un buon basket in uno cattivo, ed i russi che hanno mancato una marea di conclusioni vicino al ferro per errori tecnici o di valutazione della posizione dell’avversario. Dei limiti della squadra di Plaza abbiamo già parlato, mentre in casa biancorossa, senza cercare motivazioni troppo tecniche, crediamo sia sufficiente sottolineare come non si possano regalare prestazioni al solito incolori come quelle di White, dell’ultimo Brooks, di un Della Valle che pare tornato negli abituali ranghi europei, di un Gudaitis anche nervoso e di un Moraschini che commette errori difficilmente comprensibili (abbandonare un compagno raddoppiato dopo la rimessa per scappare verso una transizione che non c’è ha senso?). Scola è decisivo con due triple dal peso specifico straordinario, ma è chiaro che lo scontro fisico di questa lega lo regge ormai con grande difficoltà. Micov è l’unica arma offensiva reale in una serata poco brillante del Chacho, francobollato da Albicy, mentre ancora una volta positivo è il rendimento di Tarczewski: questo è quello che può fare, lo fa bene, di più è difficile chiedere.

L’impressione, che poi è quella della scorsa stagione? Niente Nedovic, niente Playoff.

 

  • I numeri (non) mentono

10 assist e 14 perse milanesi, 20/12 il dato avversario. 48,5% e 28,6% le percentuali da due e da tre dei padroni di casa contro il 50% e 37,5% ospite. 75 di valutazione per Messina e soci, 76 per gli uomini di Plaza. 4 recuperi Milano, 6 san Pietroburgo.

Chi ha vinto? L’Olimpia.

Ecco perché ci aiuta lo splendido libro di Sarunas Jasikevicius per il titolo: vincere non basta.

 

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