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Zalgiris con cuore e pressing: il Maccabi perde ma c’è

Lo abbiamo scritto decine di volte, non ci stancheremo mai di ripeterlo: non esiste una cornice migliore della Zalgiris Arena per la pallacanestro. Per giocarla, per vederla, per viverla a 360 gradi come una passione totale che ti avvolge e ti possiede dal momento del riscaldamento sino a dopo la gara.

Lo Zalgiris veniva da una crisi abbastanza nera, addolcita di recente con il netto successo di Monaco. Il Maccabi dalla sconfitta di Istanbul, casa Ataman, dopo 5 W consecutive e ben 11 nelle ultime 14 (sconfitte solo a Barcellona, Milano ed appunto con l’Efes). Gli ingredienti per una sfida totale c’erano tutti e così è stato.

Successo importantissimo per i lituani, che salgono a 5-12, sempre lontano da ogni zona che conta ma tuttavia ancor di più dal mollare, come nella tradizione delle squadre allenate da quel genio assoluto che risponde al nome di Sarunas Jasikevicius.

Troppe situazioni all’interno della gara, quindi… rivoluzione. Niente 5 punti, ma una serie di sottolineature che hanno determinato una partite tecnicamente tra le più belle ed intense della stagione.

  • «You are not ready to play Euroleague basketball», tuona Jasi dopo l’inizio balbettante dei suoi. Nei suoi timeout c’è scientificamente un forte richiamo al rendimento di singoli e squadra per catturare l’attenzione, poi 20-30 secondi di tecnica e tattica pura. Genio, appunto.
  • Tyler Dorsey cresce esponenzialmente. Fa cose che altri nemmeno sognano. Se migliora la selezione delle scelte, sopratutto in penetrazione, a queste latitudini sarà dominante. Il margine c’è ed è immenso.
  •  Ci sono quasi sempre 5 uomini in movimento in entrambi gli attacchi a creare minaccia alla difesa. E’ la pallacanestro. Quando questo non accade, il Maccabi la perde.
  • L’ambiente di Kaunas è qualcosa di unico, ma come sempre, sono le squadre a trascinare il pubblico, mai il contrario. Dio benedica il gioco.
  • Botte da orbi su ogni contatto. Si prendono e si danno senza piagnucolare. Perfetti giocatori e Coach, così come i tifosi.
  • Dal 42-53 a 2’44” del terzo quarto a 61-53 a 7’15” del periodo finale: il 19-0 cambia la gara ed avrebbe ucciso chiunque, ma non questo Maccabi, che rientra e se la gioca fino agli istanti finali.
  • Lukas Lekavicius? «He changed the game». parola di Saras.
  • «Sono fiero di quello che abbiamo fatto, non mollando anche dopo il parziale. Decisivo quando abbiamo perso ritmo in attacco». Sfairopoulos sa riconoscere una grande prova in emergenza totale.
  • Jalen Reynolds è forse ancor più grosso ed atletico del periodo reggiano. Un minimo di tecnica però ci vorrebbe…
  • Aaron Jackson dimostra uno stato di forma… compassato. Che la Cina non faccia benissimo ai giocatori è abbastanza chiaro.
  • Il Maccabi effettua tagli come nessun’altra squadra in Europa. Spettacolari quelli sulla linea di fondo dal lato debole, con palla in post.
  • Entrambi gli attacchi si inceppano quando le entrate nei giochi sono lente e poi non si ribalta la palla.
  • Casspi, Hunter, Black, Wilbekin, Wolters e Dibartolomeo. Sarebbero un quintetto da Playoff, con tanto di sesso uomo. Sono gli assenti del Maccabi. Pensa quando staranno tutti bene…
  • Un paio di layup sbagliati costano la gara nel finale agli israeliani, ma oggi, più che in tante vittorie, la squadra di Coach Sfai ha dimostrato di esserci al 100%.
  • Il pressing dello Zalgiris è la cosa più efficace e coinvolgente di tutta la lega. Tutti lo conoscono, tutti ci cascano. Mi ricorda la 1-3-1 di Peterson.
  • Deni Avdija, che non dimenticherei essere un 2001, in una serata non delle migliori dimostra una cosa fondamentale: fa scelte da giocatore esperto. Visto che il talento è tanto…
  • Sull’invasione di Dorsey ai liberi Jasi dimostra di avere ormai lo status di grandissimo del pino a cui è permesso, giustamente, qualcosa di più. Sbraita nell’orecchio dell’arbitro davanti alla panchina e fa prendere una decisione che il fischietto di dovere non aveva preso.
  • Quincy Acy è semplicemente feroce nel modo i prendere i rimbalzi.
  • «Siamo sempre mezzo secondo in ritardo rispetto al Maccabi, tutti. Tu (ndr Geben) non prendi posizione in post perché lui sposta il tuo c… come se fossi un bambino». La rimonta lituana, prima di quello di Lekavicius, ha il nome del Coach.
  • Caloiaro, Cohen e Zoosman sono dei computer per la precisione dei movimenti. Bravi loro, ma soprattutto chi li guida.

 

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