Natale con Flavio Tranquillo, parlando di Messina e della sua Olimpia

 

Flavio Tranquillo è il miglior interlocutore possibile per analizzare i primi 4 mesi del presidente-allenatore del nuovo corso meneghino.  “Messinologo” tra i più accreditati, in virtù di un ottimo rapporto personale e per aver seguito da vicino  l’esperienza NBA del Coach catanese, ci ha regalato il suo pensiero e le sue valutazioni su quanto visto sinora e su quanto ci si può attendere in futuro.

– Flavio, direi di cominciare con un primo bilancio del lavoro milanese di Coach Messina: come lo valuti sinora?

Premetto che la mia è una visione “da lontano”, non vedo tutto, ma certamente di positivo vi è stata la bravura di Ettore nell’aver tenuto la barra dritta di fronte ad una serie di cose che avrebbero potuto far perdere la pazienza. Penso agli infortuni, ad alcune sconfitte: ho veramente apprezzato questa gestione paziente .

– Ettore ha detto chiaramente che se le avessero chiesto di vincere subito non avrebbe accettato l’offerta di Milano. Pensiero stupendo nello sport, ma in quello italiano ed in un ambiente come quello meneghino, scottato e bistrattato nel recente passato, siamo certi che vi sia la cultura sufficiente per assorbire eventuali passi falsi al primo anno?

La domanda è molto corretta e ti dico che sarei molto stupito se il fatto di non raggiungere tutti e tre gli obiettivi dichiarati (Campionato, Coppa Italia e PO di Eurolega), piuttosto che mancarne uno dal peso differente da un altro diventasse un Armageddon. Vincere o perdere non è la stessa cosa, ma non è nemmeno sempre uguale: va valutato il modo in cui ciò avviene.

– L’approdo di un Coach di tale valore è una grandissima notizia per tutto il mondo del basket italiano. Ad essere però realisti, visto la situazione che viviamo in Italia, non si rischierà di perdere anche questa occasione, considerando Messina solo esponente milanese e non valore aggiunto da cavalcare per tutto il movimento?

Il provincialismo c’è e non solo per Messina. Il problema esiste ed è strutturale, non su una singola persona. Manca coesione, ma non si raggiunge certo con un “vogliamoci bene”. C’è gente che compete duramente me che deve separare il livello in cui vi è competizione da quello in cui serve quella coesione su un modello di business. E su Ettore aggiungo che non gli si farebbe un favore considerandolo unico fattore di questa situazione.

– Faccio la parte dell’avvocato del diavolo ed allora ti riporto quanto udito da alcuni allenatori: Messina è un fenomeno da anni, ma se guardo la sua Kinder del 2001, il suo Cska del 2008 e l’Olimpia di oggi vedo la ricerca della stessa pallacanestro. Sempre ottima, tuttavia il gioco è cambiato. Come la mettiamo con l’attualità del suo basket? Mi spiego, tante cose che chiede Messina appartengono alla pura scienza del gioco, sono straordinariamente tecniche e richiedono una lettura delle situazioni che molti degli atleti attuali non sono abituati ad avere, causa povertà dei sistemi in cui giocano solitamente. Mi pare sia lo sforzo più grande che deve fare Ettore per bilanciare tra il suo concetto di pallacanestro e quello che possono dare gli interpreti di oggi. Non è un caso che porti a Milano due menti sopraffine come Rodriguez e Scola…

Farei una pausa. Siamo a dicembre, ancora ai primi vagiti. Penso ad esempio all’arrivo di Scola, avvenuto quando l’idea di una certa squadra era già abbastanza solida. La visione di pallacanestro di Messina la conosciamo, è questa. L’idea va oltre l’oggi. Adesso si fanno poche cose ma molto chiare, più avanti ne inseriremo, progressivamente, altre speciali, che avranno efficacia e saranno condivise. Sarei stupito se ad aprile, maggio e giugno la squadra giocasse come oggi.

– Qualcuno mi ha detto : “Perché Messina vuole fare il Pop quando è personaggio di grande valore di suo? La prima versione è quella migliore”. Che ne pensi?

Se parliamo di come si sta in pubblico, per me è lui e vedo molta meno asperità rispetto al passato. Da giornalista di una certa età, come diversi colleghi, ricordo “memorabili gelate” quando qualcuno citò il paragone col record dei Lakers del 1972 durante una striscia vincente della sua Kinder… Sicuramente da Pop ha appreso come restare sempre sotto controllo, come utilizzare un metodo per far passare il proprio messaggio e solo quello. Il Messina di oggi mi pare più conciliante.

– Entrando nel dettaglio tecnico e senza assolutamente voler dare un giudizio “ambientale” o “di opportunità”, non si può non citare la rinuncia a Mike James. Ed  allora ti chiedo, andando oltre i nomi, si può giocare oggi ad alto livello senza avere una guardia con gambe razzenti e tanti punti nelle mani sin dall’entrata nei giochi? Penso a James, Larkin, Wilbekin ed alla grande fatica che fa chi non ha questi profili…

Si può teoricamente ma si fa fatica con un tasso di creazione del vantaggio diretto di squadra come quello dell’Olimpia di oggi. Ma l’idea originale era un’altra e prevedeva la possibilità di ottenere quei vantaggi in diverse posizioni, compresa quella di White, che si pensava più impattante.

– Arriviamo al fattore Mack. Finora pressoché inesistente, tanto da non essere nemmeno dannoso visto lo scarsissimo utilizzo. Io conoscevo ed ammiravo il leader NCAA a Butler, l’ho seguito poco o  nulla in NBA: ovvio che ci si chieda cosa ha visto Messina in un giocatore simile e se ci sono margini di crescita, peraltro temporalmente ormai molto limitati, visto che Milano pare essere sul mercato nel ruolo (NDR poche ore dopo questa conversazione ha iniziato a circolare il nome di Sykes)

Ammetto senza alcun problema che ritenevo Mack poter essere la risposta alle idee estive. L’identikit di chi gioca per gli altri, lo stabilizzatore, il “ball handler” di buon livello. Viene in mente con una certa facilità il nome di Vanterpool e quello che era per Papaloukas: sapevi cosa dava, sempre, se poi arrivavano anche un paio di triple… Avrei scommesso sullo scollamento dal proprio valore di tutti tranne che di Mack. Tanti che lo conoscono bene erano certi che fosse il giocatore perfetto. La realtà lo dà come non pervenuto e dopo tre mesi comincia ad essere tardi. Infatti Milano è sul mercato.

– Rodriguez, Micov e Scola: imprescindibili assolutamente. Si può combattere ad armi pari con roster attrezzatissimi se hai tre tenori cui devi dare il giusto riposo e che non puoi spremere alla morte nei primi mesi? Lo stesso Ettore ha ammesso che può diventare un problema…

Sì, diventa un problema, se non lo è già. Si gioca il loro basket. Se avessi avuto James, Micov e Scola avresti avuto OK  alcune cose , ma meno altre. Penso maggiormente agli esterni, perché magari tra i lunghi puoi recuperare Biligha che ti dà sempre qualcosa, ma se Mack e Nedovic sono fuori per diverse ragioni può saltare tutto perché devi chiedere agli altri qualcosa che non sanno fare. Nedovic, ad esempio, è l’unico che dà certe cose. Un altro così non c’è.

– Mi lego alla domanda precedente: manca atletismo in questa squadra, soprattutto nel ruolo 3-4, nonché in pointguard, come accennato precedentemente?

Se parliamo di alta Turkish Airlines Euroleague, ovvero per fare le Final 4 e provare a vincere, manca tantissimo e mi sembra chiaro. Se parliamo di lotta PO ed alta seria A manca quell’atletismo in 1-2 come si diceva. E’ chiaro che se Mack è questo non ci siamo. Se funzionassero Mack e Nedovic e se White impattasse, giocheresti finali di gara con 4 “ball handler” e le cose cambierebbero.

– Milano è tornata a battere squadre che contano dopo anni bui in quel senso, basti lo 0-18 tra Real, Cska e Fenerbahce nelle ultime tre stagioni. E’ un primo passo fondamentale a livello di personalità della squadra derivante anche da profili come il Chacho e Scola?

E’ rilevante. Hai scelto giocatori che sanno cosa fare in certe gare e che flirtano positivamente con la pressione, avendo affrontato centinaia di situazioni simili. Col progredire della stagione, quando il pallone peserà di più, se la squadra sarà cresciuta avrai il vantaggio di avere questi uomini.

– Lo squilibrio tra i primi 5 ed i cambi a volte è parso impietoso: fondamentale il discorso italiani, praticamente nulli come impatto europeo.  Siccome era cosa imputata anche a Pianigiani, è situazione così importante?

E’ “la situazione”. E’ fondamentale. Credo che vi sarà crescita collettiva nel momento in cui diverrà fisiologico che la cosiddetta “second unit” entrerà in campo e continuerà a svolgere il tema dei titolari, non tanto per un miglioramento dei giocatori.

– Sei d’accordo che la vera Olimpia di Messina prenderà la sua prima vera forma dopo il prossimo mercato, di cui si stanno già da ora tessendo le trame? Penso a quell’atletismo di cui si è detto, piuttosto che ad un centro alla Milutinov capace di mettere le spalle a canestro per concludere e passare…

Sì ed il nome che fai ha molto senso. Così come ha senso un nome sulla tipologia di giocatore che era James. Certo che un determinato mercato è molto ristretto: questo va considerato.

– La stessa Olimpia attuale ha un “offensive rating” di 97,2 ed un “defensive” di 97,5 che portano ad un “net rating” negativo di uno 0,3.  In entrambi i casi siamo al decimo posto nella lega. Quale ritieni debba essere il valore da far crescere di più?

Direi la difesa, senza dubbio. Alcuni interpreti sono poco “messiniani”, altri sono lontani anche da uno standard medio.

– Infine chiuderei tornando al personaggio Messina. Lui stesso si è detto poco paziente, ottimista e poco incline a ragionare sul lungo termine. Ok, però sta impostando il lavoro proprio in quell’ottica, cosa che mi pare estremamente positiva, anche perché pare godere di un credito che il pubblico milanese gli riconosce in maniera molto superiore a quella dei predecessori, come se Messina fosse, passami il concetto “troppo grande per essere criticato”. E’  un gesto di grande maturità da parte di un ambiente oppure c’è altro?

Non ritengo corretto che si critichi più o meno in base alla credibilità acquisita, così come le critiche sui risultati spesso tengono in considerazione solo “quel risultato” senza valutarne la qualità. Anche un record paragonato ad un altro è poco per criticare o meno, ma è questione per certi versi irrisolvibile. E’ un po’ triste che avvenga ciò, soprattutto perché vuol dire che manca la propria idea e ci si basa su altro. 

 

 

 

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