Datome, Sloukas e Derrick Williams: altre tracce di #fenerback

Lo abbiamo scritto dopo la W con il Bayern, cui sono seguite una mezza gara disastrosa a Mosca ed un’altra completamente inaccettabile a Barcellona, ovvero due posti dove non vorresti trovarti in un momento di difficoltà. Poi una prova convincente a Lione, casa Asvel, soprattutto dal punto di vista dell’applicazione e  dell’impatto a livello di energìa sull’incontro, come richiesto da Obradovic dopo il Palau.

Senza Vesely, De Colo, Kalinic e Westermann, alla Ulker Arena è arrivato un Khimki non brillantissimo di recente, reduce da un’asfaltata subita a Madrid, dove ci può stare, e da una brutta caduta a Valencia, dove una squadra che vuole i Playoff (e forse più) non può cadere in quel modo. Shved non si può regalare a nessuno, anche se hai Jovic, ed in effetti l’assenza del fenomeno russo si è sentita eccome, in un sistema che piange tecnicamente.

Vince il Fenerbahçe, una gara che poteva già chiudere nei primi minuti ma che, in un mix di tensione e di qualche errore di troppo in difesa, è durata qualche attimo oltre la metà.

 

  • Derrick Williams formato D-Will, Datome è Gigione e Sloukas domina

Per quell’aggressività richiesta da Obradovic citofonare Derrick Williams. Ha voglia di travolgere tutto e tutti e lo fa sempre sotto controllo. Siamo sempre più vicini al rendimento stile Bayern. A due mesi e mezzo dal Mondiale riecco il Gigi formato Eurolega, quello che prende in mano le partite tecnicamente e fa canestro con una pulizia unica. Lotta su ogni pallone, gestisce le emozioni di una folla che è tutta per lui, subisce almeno tre fischi discutibili, ma soprattutto riceve un “cinque alto” da Coach Obradovic che vuole dire tutto. «Dobbiamo ritrovarci domani in palestra e continuare a lavorare. E’ lunga». Questo è Gigione. Di Sloukas parliamo nel punto seguente per altra questione , ma certamente ha in mano la squadra sempre, dettando tempi e ritmi dell’attacco con un equilibrio da grandissimo interprete del ruolo quale è.

  • Kostas senza Nando: spiace ripeterlo, ma… tocca ad Obradovic

19+9 con 12 tiri e solo 3 perse, che sono veramente poche se si pensa a quanto abbia gestito il pallone il grande playmaker greco durante i 33’07” trascorsi in campo. Kostas Sloukas e Nando De Colo, campioni senza alcun dubbio, hanno un problema attuale di coesistenza tecnica. L’utilizzo elevato del palleggio, che è nel DNA di entrambi, ne limita il rendimento individuale ed ancor peggio rallenta la pericolosità dei possessi della squadra quando sono in campo contemporaneamente. Era un sospetto dopo le prime partite, è diventato un dubbio dopo altre, non  è certezza ma è qualcosa di abbastanza riconoscibile oggi. Impossibile la convivenza? No, assolutamente. Necessario lavorarci molto per trasformare un potenziale problema in una grande opportunità? Certamente sì. Tocca ad Obradovic. Chi meglio di lui? Vedremo cose nuove nel Fenerbahçe che verrà.  Se  il coach troverà piena disponibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, la stagione turca potrebbe svoltare in modo assai deciso.

  • Mozgov non c’è (e non ci sarà?):  “It’s Booker time”

La NBA lo ha certificato cancellando il suo contratto con Orlando in base ad una regola legata all’infortunio carriera. Forse a Mosca lo sapevano anche prima… E’ chiaro che l’asse su cui questa squadra metteva più paura era quella russa Shved-Mozgov, con quel grande “se” legato alla condizione spesso complicata del primo ed alla possibilità di ritornare realmente del secondo. Siamo chiari, il Khimki resta una signora squadra, ma le prospettive cambiano diametralmente e diventano più assimilabili ad una lotta per i Playoff. Devin Booker si deve trasformare nel centro titolare da “postseason”: ne è in grado? Il giocatore c’è ed ha tutto ciò che serve, che poi lo faccia con continuità è tutto da verificare. Molto bene l’atipicità ed una mano dall’arco che rende invidiosa mezza Eurolega, ma ci vuole impatto al ferro, altrimenti gli avversari banchettano (vedi Duverioglu da 10+6 con 4/5 ) con eccessiva libertà su un lato del campo mentre sull’altro possono dedicarsi con maggiore attenzione agli aiuti. Ne segue che la vallata si oscura e l’unico spiraglio di luce restano tiri, spesso tiracci, dall’arco.

  • Khimki: così è pochezza tecnica

La squadra più attesa, quella che ha speso tantissimo e che porta un deciso attacco al dominio Cska in VTB: se dopo 11 gare siamo a questo livello tecnico, direi che il progetto deve ancora decollare. Si sono viste partite di una certa solidità come con Maccabi e Milano ad esempio e l’impressione che questa potesse esser la grande sensazione della stagione a tratti c’è stata, questo è giusto dirlo, però… i però sono tanti.

A cominciare dalla difesa, che troppo di sovente pare un dettaglio cui ci si dedica ad ogni cambio di inquilino in Vaticano. In Turkish Airlines Euroleague se non difendi puoi accomodarti davanti alla televisione quando iniziano i Playoff. Non secondo il problema delle triple e di come arrivano. Spesso casuali, spesso frutto del ticchettio del cronometro dei 24″, spesso pigre soluzioni che mancano di ricerca di una soluzione migliore.

I giocatori ci sono e sono assolutamente parte di un roster valido e completo, ma giocando in questa maniera proprio non va e le ultime tre gare, più che tre sconfitte, sono tre sonori campanelli d’allarme. Non è che hai perso, è come hai perso.

Un paragone antipatico, visti i risultati? La Milano della stagione corsa. Un fenomeno, dipendenza totale dall’arco, coinvolgimento tecnico dei lunghi inesistenti, un 4 che è spettatore, nessun impatto difensivo. Se si ferma il fenomeno o non entrano palloni dall’arco è disastro automatico.

 

  • La verità nelle parole: con Obradovic non esiste il fraintendimento 

«La nostra aggressività ci dà tutto». Prima della gara Coach Zele ha dettato le regole, senza fronzoli.

«Abbiamo cambiato la gara in difesa nel secondo tempo: la chiave è stata difendere sui tiri da tre». «E’ chiaro che molti hanno giocato meglio e sono in forma migliore rispetto a due settimane fa. Un giorno speriamo di esser tutti disponibili». «Mi chiedete di Nando e Jan? Dovete rivolgevi ai dottori, vi daranno tutti i dettagli».

C’è tutta la decisione di chi vuole uscire da questo tunnel ed anche la chiarezza delle responsabilità di tutti, dai giocatori ai medici. Non è poco da sottolineare.

«Abbiamo giocato un brutto terzo quarto concedendo la leadership emozionale della gara ai giocatori avversari». Kurtinaitis la fa semplice. Sorry Coach, non è  soltanto così. Ed il paragone con quanto visto a Milano lo scorso anno cresce.

 

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