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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonTurkish Airlines Euroleague

Sinfonia Cska: dirige Itoudis, eseguono Mike James e Janis Strelnieks

Siamo abituati a vederli lassù, dove solo il Real solitamente può arrivare.

Siamo abituati ad uno scontro tra fenomeni della panchina, spettacolo nello spettacolo di due grandi squadre.

Siamo abituati a considerare Cska vs Fenerbahçe “la partita”.

La stagione 2019/20 di Turkish Airlines Euroleague ci sta offrendo qualcosa di differente sino ad ora. Grandi difficoltà turche dovute ad una serie di ragioni che hanno origine da una cattiva gestione medica da marzo in poi (nessuno ce lo toglie dalla testa) ed i russi che, dopo un inizio perfetto e dominante, sono incappati in due inopinate sconfitte contro avversari ampiamente alla portata, Olympiacos ed Asvel. ma soprattutto hanno perso Will Clyburn per l’intera stagione. Niente MVP delle Final 4, mica bruscolini.

La vecchia USH Cska Arena ha ospitato una sfida tanto classica nei valori quanto differente nei contenuti: oggi è così, con l’obiettivo di tornare lassù, soprattutto per la squadra di Obradovic, dove osano da sempre Cska e Fenerbahçe.

I 5 punti di #eurodevotion ad analizzare il netto successo russo che ha confermato la stagione sinora pazzesca di Mike James, ha finalmente visto il miglior Janis Strelnieks, ci ha regalato lampi da Koufos vero ed riproposto, ancora una volta, l’importanza di Daniel Hackett nello scacchiere di Itoudis.

 

  • Mike vs Kostas: l’essenza di estetica e consistenza del gioco

«Sembri veramente esausto» chiede l’imprudente “bordocampista” a Kostas Sloukas alla sirena di metà gara. «Prima di tutto non sono per nulla esausto, abbiamo giocato solo 20 minuti!». He’s back? Segnali se ne erano visti già la settimana scorsa, ora il  playmaker greco è sulla strada del ritorno all’abituale grandezza. Vuoi vedere che come ci disse Zele era solo questione di lavoro, lavoro e lavoro in allenamento? 11 punti, 4 assist e 4 falli subiti, ma è solo, appunto, metà gara. Saranno 20 a fine gara, con 6 assist e 22 di valutazione. L’ultimo ad arrendersi e a non accettare un verdetto per certi versi pesantissimo.

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Mike James? Siamo a quel livello, cioè eccellenza. 13  e 2 assist (sarebbero il triplo se qualcuno non avesse sparacchiato su sue iniziative meno illuminanti) con 5 penalità avversarie contro di lui. A fine gara il fatturato dirà 31 con solo 12 tiri, 4 assist ed un “discreto” 38 di valutazione. Prova straordinaria, l’ennesima di questa stagione, in cui, numeri a parte, che ben conoscevamo, emerge il grandissimo controllo e l’aver preso possesso delle operazioni in casa russa senza nessuna esagerazione. Il nativo di Portland fa in proprio ma soprattutto è sorgente di vantaggi per i suoi, fattore determinante nella pallacanestro di oggi. Se questa crescita si completerà con l’efficacia della continuità siamo di fronte ad un vero e proprio salto in alto. Nessuno più di Itoudis può aiutare in questo.

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C’è tutto ciò che si può chiedere a delle “point guard” nella stanza di questi due straordinari interpreti del gioco: gente che ti fa innamorare solo a vederli. E quando lo scontro è diretto, come nei primi possessi del secondo tempo, semplicemente prevale il migliore, non vi è certo alcun perdente.

  • Se lo spettacolo è anche nei timeout:  il “maestro” Dimitris Itoudis

«Non possiamo fare queste cose… “to do what?”». «Ora giochiamo 52 per Janis: Dany va qui, Darrun qui…». Ripresa del gioco, esecuzione perfetta, spaziature esemplari, canestro esattamente come richiesto.

Se questa è la lega degli allenatori, e Dio solo sa quanto lo sia davvero, il coach greco ne è uno degli interpreti sopraffini. Il perfetto mix di psicologia e tecnica espresso nella guida della propria squadra rappresenta un valore clamoroso, nonché un vero e proprio spettacolo per gli amanti del gioco.

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Il canestro del 49-40 è una sintesi di grande pallacanestro tra talento ed organizzazione perfetta: Strelnieks segna dopo due posizionamenti ideali ed un equilibrio che inizia da tempi ottimali garantiti dal talento di Portland e proseguiti tra le mani dei compagni. Queste cose si fanno certamente se hai dei campioni, ma soprattutto se hai un allenatore di valore assoluto.

  • Fenerbahçe? Lavori in corso, qualche passettino avanti, ma  quel timeout e quelle parole di Obradovic in sala stampa…

La palla circola con maggior ritmo, le spaziature aiutano in questo senso, la difesa che cambia sempre (“switching”) offre spesso immagini da “Fener d’annata”. La via parrebbe quella giusta, sebbene, ovviamente, manchi ancora la condizione psicologica ottimale che ti porta ad eseguire con maggior fiducia. Tuttavia a Belgrado, a Milano e con lo stesso Zalgiris, mancavano proprio le esecuzioni.

Questa è l’umile opinione di chi prova a capirci, per quanto visto sino al 25′, poi scende la notte, che diventa ancor più buia in un timeout che non può passare inosservato.

«Siete dei poveretti, volete che ve lo dica così? Nei vostri occhi siete dei poveretti. Andate a fare in c…, tutti. Fanc… » Le vittime nominali sono Gigi Datome e Melih Mahmutoglu. Ipotesi? Non è un caso. Il Coach va dagli uomini dal peso morale più importante: Gigi, grande uomo prima che grande giocatore, poi Melih, il capitano. Si parte da lì. Il carico ulteriore arriverà in conferenza stampa. «Quello che fa male  è vedere che ad alcuni miei giocatori è come se non fosse interessato giocare. Che sensazioni posso ricavare vedendo ciò?» Sì, abbiamo sentito bene.

E’ ovvio che il tema Fenerbahçe meriterebbe approfondimento maggiore, tuttavia alcune domande sono lecite già da ora. A partire da quello Sloukas che gioca la miglior gara senza De Colo, per arrivare alla totale impalpabilità dei lunghi (8 tiri, 8 punti e 7 rimbalzi in tre), ed all’assenza delle ali, dove il solo Williams ci prova ma in modo assai confusionario e poco sistematico. La stagione è lunga, molto lunga, e non vi è modo di dubitare che questa squadra possa risollevarsi, ma il momento difficile si sta protraendo troppo e quel che è peggio è che quel tunnel ad oggi non vede luce. Sull’efficacia del trattamento durante il timeout è normale porsi delle domande, ben consci che l’esperienza e le capacità assolute di Coach Obradovic raramente portano a comportamenti che non abbiano una precisa giustificazione ed obiettivo.

  • “Find the open man”. Sinfonia Cska tra Strelnieks, James, Hackett, Koufos…

Quando Michael Jordan fece suo l’insegnamento di Phil Jax nacque una dinastia irripetibile a Chicago. “Troviamo l’uomo con il tiro migliore”. Convincere una star è cose l’operazione più difficile per un coach, ma quando questa funziona il limite è il cielo. Questo Cska ha molto, moltissimo meno talento della squadra campione a Vitoria, ma a pallacanestro, spesso, gioca meglio proprio perché cerca l’uomo libero. E’ una pallacanestro moderna che nasce dai vantaggi e si sviluppa attraverso una scientificamente dettagliata esecuzione di chi dovrà godere dell’efficacia di quei vantaggi. Spaziature esemplari, voglia, quasi troppa, di un “extra pass”, lunghi abilissimi a riempire i tasselli del mosaico tra post alto e basso.

Janis Strelnieks è un giocatore magnifico per linearità e capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Poi sa creare, in virtù di un QI cestistico altissimo. Se sta bene, e non è successo sempre, può finalmente ambire alla competizione per i titoli che contano.

Daniel Hackett ricopre un’importanza totale per Itoudis. Basta vedere come il coach se lo coccola nei timeout, dando istruzioni dettagliatissime che sa bene verranno eseguite alla perfezione. Come fu equilibratore fondamentale del talento di De Colo e Rodriguez, oggi può esserlo per James e Strelnieks.

DH defense

Infine Kostas Koufos, che piano piano sta tornando in una condizione ideale. ? un “clinic” vivente in post basso. E proprio quel clinic potrà essere portato in giro per l’Europa. La pulizia del suo semigancio, gesto illuminato e dimenticato, è godimento puro. E proprio quel clinic potrà essere portato in giro per l’Europa in post basso. La grande sostanza ed efficacia di quel gesto è rappresentata da un canestro contro Vesely, che difende ben, è 213cm come l’avversario, ma quando quel movimento utilizza piedi e spalle per proteggere la conclusione diventa immancabile per tutti. La retìna ringrazia per la carezza.

koufos

 

(photo: cskabasket.com)

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