Oaka è di Ettore Messina: il fuoriclasse di Milano è in giacca e cravatta

Il palcoscenico è di quelli straordinari per prestigio, tradizione ed ambiente: qui si giocano solo partite vere e se una squadra ospite vuole vincere deve giocare una gara di un certo livello.

L’Olimpia vince ed è un successo importante perché colto contro una potenziale rivale Playoff, sebbene i “greens” dimostrino di essere in una fase di totale confusione agonistica e gestionale. Ma in determinati momenti vincere conta più di ogni cosa ed è ciò che la squadra biancorossa ha fatto. Con merito.

Nei nostri abituali 5 punti abbiamo separato alcune situazioni che hanno caratterizzato l’esito della gara.

Fenomeno Messina

Di solito l’MVP si dà ai giocatori ed in questo caso la candidatura di Vlado Micov è più di una suggestione, ma con pochi dubbi ci sentiamo di affermare che il vero fenomeno (chiediamo venia, Chacho..) dei biancorossi sia seduto sul pino.

Ci sono modi diversi di allenare, di far giocare la propria squadra, di gestirne i momenti difficili e di coinvolgere anche atleti che paiono non appartenere, oggi, a questo livello. Il Coach fa tutto al meglio, da vero fuoriclasse, a partire dalla gestione Moraschini, un Picasso dipinto su uno dei parquet più nobili d’Europa.

E quel che oggi magari può perfino essere discusso è proprio ciò che pagherà dividendi notevoli quando ogni pallone conterà di più: coinvolgere più uomini possibili è fondamentale in una maratona come questa Lega, anche se al momento sembrano inadeguati o non pronti a competere. E Milano ha almeno quattro uomini in notevole difficoltà e due (Moraschini e Biligha) alle primissime esperienze a queste latitudini. Solo questione di necessità e problemi del momento? In parte, perché un allenatore del calibro di Messina sa bene, ed ha rafforzato questa convinzione in NBA, come sia impossibile guardare al futuro spremendo tutto nel presente. A costo di soffrire,oggi, per godere domani.

Milano è già di Messina, come le squadre di Obradovic sono di Obradovic, come quelle di Itoudis sono di Itoudis, poi Laso etc. E’ una lega di allenatori e continua ad essere così.

 

Nick vs Sergio

Roba da palati finissimi, due che solo a leggerne il nome è giustificato eccitarsi. Alti e bassi, per entrambi. Chacho notevole nel primo tempo, che soffre nella ripresa e stupisce quando manca due conclusioni decisive, che solitamente mette ad occhi chiusi. Calathes mette insieme numeri notevoli, ma ha sulla coscienza quel fallo dissennato che porta Moraschini in lunetta per i liberi della vittoria.

A completa scusante, peraltro assolutamente non richiesta e nemmeno necessaria, il minutaggio elevato dello spagnolo rispetto alla scorsa stagione (sia chiaro, è necessità attuale) ed il fatto che il greco d’America sia la sola ed esclusiva fonte di gioco del Pana, in un deserto preoccupante.

Certo è che bastano due o tre cosette di entrambi per liberare momentaneamente i cuscini del divano. E’ sempre eccellenza, assoluta.

La difesa di Milano

Era il tema della serata, dopo le recenti difficoltà in un lato del campo che nel contesto del roster attuale milanese è più che fondamentale. Ed ancora una volta vi sono stati momenti di notevole impatto che si sono alternati a situazioni di grande difficoltà. Che il pick and roll ateniese potesse creare gravi problemi si sapeva: ci sono stati, ma non sono stati disastri e questo è importante. Sicuramente questa squadra andrà dove la porteranno il talento di Rodriguez, l’impatto di Gudaitis e… la difesa di squadra. Assolutamente di squadra, perché molti singoli non sono esattamente dei cagnacci. A partire da quel duo Sergio-Luis che dà tantissimo davanti ma lascia qualcosa di troppo dietro.

DeShaun Thomas era il problema numero uno ed un Brooks per certi versi fondamentale  ha saputo gestirselo al meglio, togliendolo praticamente dalla gara per lunghi tratti. L’ex sassarese piace molto di più da 3 che da 4 e questo comporta che si prenda più responsabilità offensive. e’ questione di bilanciamento tra quello che la squadra gli darà e quello che lui vorrà far suo.

Pedoulakis e quella confusione

Non è un segreto e  basta seguire le interviste col traduttore necessario per capire che il coach greco, secondo un certa stampa capace tecnicamente, ha grosse difficoltà con la lingua inglese. Abbiamo già sottolineato diverse volte come, vista la presenza di parecchi stranieri, sia un problema non da poco. Non possiamo ovviamente dire se tutto ciò sia già questione di una certa pesantezza nello spogliatoio e sulla panchina ateniese, ma di certo possiamo chiaramente vedere come, fin dal torneo Giannakopoulos, manchi un’organizzazione di gioco di un certo livello e le gerarchie, al netto del Calathes che sta un piano sopra tutti, siano totalmente confusionarie. Il Pana gioca male, difende a sprazzi, molto brevi e poco incisivi, gestisce male le palle pesanti perché è sempre “Nick vs tutti” e non si capisce esattamente cosa voglia od almeno cerchi di fare sul campo. 5,33 su 17,67 di media da tre, che vuol dire 30,19% è numero che fa male. 16/53 se ripulito dal 5/11 di Jimmer Fredette, diventa 11/42 ed è assolutamente poco in Turkish Airlines Euroleague. E purtroppo invece di Jimmermania si può parlare di oggetto misterioso, perché il giocatore appare totalmente escluso da ogni situazione di costruzione.Tralasciando un Tyrece Rice per lunghi tratti il migliore di… Milano. Ed Oaka non ha mancato di sottolinearlo con sonori fischi.

Certo che se il gioco a due Rodriguez Scola è la cosa più temuta, se Fredette e Papagiannis sono i tuoi peggiori difensori in quella situazione e tu inizi la gara proprio in quel modo…

L’Olimpia ed il valore reale di una W

«E’ una buona vittoria in trasferta ma la strada da percorrere sarà lunga, per entrambe le squadre». Se il nostro parere conta il giusto, l’analisi di Messina è il solito concentrato di lucidità ed equilibrio. «Abbiamo messo tiri importanti e finalmente abbiamo preso i rimbalzi difensivi». Semplice e chiarissimo. Nessun trionfalismo ingiustificato, si bada al sodo.

Milano ha vinto una gara importante, non ha compiuto un’impresa perché l’avversario è oggi quello che è, ma è chiaro che se vinci queste gare, non giocando troppo bene ma tirando in modo eccelso da tre, hai qualcosa dentro ed è quel carattere che il Coach sta coltivando sulla base di valori che per molti ragazzi erano già emersi nelle disgraziate stagioni precedenti (ricordate quando si rischiavamo imbarcate tipo a Barcellona, ma i singoli non lo accettavano?).

Equilibrio è la parola chiave, ancora un volta. Oggi senza una follia del migliore degli avversari (ha sentito un richiamo dall’aldilà per travolgere inutilmente Moraschini?) si potrebbe parlare di occasione persa con 14/26 da tre ed avversari a 3/20, si tornerebbe a sottolineare con forza i rimbalzi offensivi concessi (15, ma poi anche il Pana ne ha lasciati 13 ed alcuni più che decisivi…) e si discuterebbe di una difesa non ancora registrata al meglio. Ma… “vedete com’è il basket”… Mi perdoni il maestro Giordani se solo mi permetto di citarlo, ma l’Olimpia di Oaka esce rafforzata e padrona di dettagli che fanno al differenza in questo gioco.

Vincere giocando non benissimo è da grandi squadre e queste potrebbero essere prove di grande squadra.

 

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