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Riflessione sull’Olimpia Milano, tra realismo ed equilibrio

Dopo un precampionato senza macchia che aveva fatto pensare, in modo assai superficiale, ad una già una perfetta “contender” per i Playoff di Turkish Airlines Euroleague, la stagione di Milano ha registrato due bruschi stop nelle prime  gare ufficiali contro Brescia (LBA) e Bayern (Eurolega), seguite da una W contro Trieste nel dovutamente improvvisato match del mezzogiorno domenicale.

Quindi? Che Milano è quella di Ettore Messina ad un mese  mezzo dal raduno estivo?

Realismo ed equilibrio a mio parere sono le parole chiave e devono tenere in considerazione una serie di elementi la cui importanza può essere pesata nel modo che si preferisce, ma ch incidono tutti significativamente.

La rivoluzione “silenziosa”

Senza clamori eccessivi, secondo uno stile del tutto nuovo in biancorosso, Messina ha rivoltato la società come un calzino. E non credo sia finita. Pochissimi i sopravvissuti nei ruoli chiave, giustamente il Presidente/Coach ha in progetto di creare una cultura  nuova nel basket meneghino, cosa del tutto sconosciuta negli anni passati. Pensare che un tale mutamento possa dare risultati nell’arco di qualche mese, anche semestre, è pura follia. Rovesciato un regime, le leggi di chi subentra avranno effetto nel tempo. E’ il prezzo della cultura del lavoro rispetto al “tutto e subito” che troppo spesso spadroneggia oggi e che è stato il mantra di una società perdente in ogni sua espressione per anni. Perché non bisogna dimenticare che Milano arriva dal nulla o quasi da parecchi punti di vista, in primis la comprensione della pallacanestro.

Il precampionato

Dovrebbero in ingabbiarmi solo per avergli delicato qualche riga. E’ momento che serve solo ai tecnici che lavorano sulla squadra per comprendere situazioni e fasi di lavoro. Esaltarsi o deprimersi per successi o sconfitte in questa fase non ha il minimo senso. Ancor ameno dare giudizi sui giocatori… Certo che vivendo in un mondo (non solo basket) che ha visto anche esoneri o “drammoni” prima del via, non si può certo accusare tifosi e commentatori, o pseudo tali,  per l’errato peso dato alle amichevoli.

Le scelte

Chiare sin da subito, la tempistica dell’arrivo del Coach ha limitato la possibilità di ampliare i percorsi da valutare. Il mercato vero dell’Olimpia di Messina sarà il prossimo, ovvero quello che si fa tutto l’anno e si programma con largo anticipo. «Ho voluto il Chacho e Shelvin». Via James. I motivi? Costruzione di un gruppo con certe caratteristiche. Quando si rinuncia ad un giocatore del genere, con un contratto che va abbondantemente pagato, lo si fa perché si hanno idee di un certo livello: nessun dubbio che Messina le abbia. Il campo sarà giudice supremo, l’unico che mi piace sempre ascoltare, ma non lo può essere domattina. Poi Roll, White, Moraschini e Biligha, ognuno col suo peso potenziale. Tutte prime scelte? No, assolutamente, perché Datome e Melli non sono due nomi a caso, peraltro confermati anche dallo stesso Coach. Le dinamiche del mercato fanno sì che non si possa definire seconda scelta chi arriva dopo o viceversa: Scola è prima, seconda o trecentesima scelta? Si chiamano opportunità, figlie del momento e dell’esigenza. La curiosità? Aaron White era un giocatore di Milano già lo scorso dicembre, quando Livio Proli architettò lo scambio di Kuzminskas con lo Zalgiris, non accettato da Pianigiani ( e ci mancherebbe, pieno appoggio al coach senese per una decisione senza senso tecnico e gestionale).

Scelte quindi, da rispettare e delle quali attendere il reale impatto. Reale, cioè non quello percepibile dopo una settimana di stagione. Che portano al tema del giorno, della settimana, del mese: Shelvin Mack.

Shelvin Mack

E’ già in lizza come tormentone stucchevole della stagione. Se ad ogni gara dobbiamo sorbirci migliaia di commenti ( e non solo di tifosi…) sul Mack SI’ James NO o James SI’ Mack NO, francamente vuol dire che la noia mortale ha già vinto. Ed è vicina a farlo… Certo che anche quel maledetto (detto con stima, affetto ed amore incondizionato!) MJ che gioca la gara perfetta proprio il giorno dopo Bayern-Olimpia non aiuta certo a spegnere il fuoco della discussione superflua.

Il problema non è Mack vs James, due che non c’entrano nulla, ma proprio nulla. Il tema, che è diverso da un problema, torna alle scelte. Fatte e decise. Giudicarne senza appello le risultanze oggi è inaccettabile per competenza ed onestà intellettuale. Credo raramente di aver notato una difformità di giudizio verso lo stesso atleta come accaduto per i due in questione. Si passa dal bianco al nero senza nessuna sfumatura, tutti senza alcun dubbio, tutti però senza tenere in conto una variabile fondamentale: la situazione ambientale. Che conta per Mack così come per James.

L’ex Butler è un giocatore di un certo tipo che ha bisogno di accoppiarsi a del talento di cui assolutamente non dispone: allora la miscela può diventare notevolmente esplosiva. Rodriguez e Nedovic sono ciò di cui ha bisogno. Se ci si attende da lui un apporto simile a quello dello spagnolo e del lungodegente serbo, siamo sulla strada sbagliata,  Può essere fattore determinante in difesa, dove ha capacità molto oltre la media. Il resto è da esplorare.

Personalmente riteniamo soltanto due  le domande che ci si possa lecitamente porre (avendone occasione ci piacerebbe chiederlo a Messina), non da oggi ma sin dalla firma del giocatore: nel basket moderno, quello di questa Eurolega, una squadra che vuole provare a fare i Playoff, quindi non una grande, può permettersi un contrattone per un USA senza punti nelle mani e capacità di creare dal palleggio in proprio o per gli altri? Io non ho un verdetto, assolutamente, ma ho un dubbio dettato da ciò che vedo in questa lega che seguo nell’80% delle sue gare. Me lo chiedo soltanto e proverò a capirci qualcosa nei mesi a venire.

La seconda domanda è ancor più nell’ambito tecnico ( e qui il Messina pensiero ci aiuterebbe tanto): in un momento del gioco in cui chi fa poco “p&r” ne fa tantissimo, in un’era in cui il vantaggio ottenuto da quel movimento è fondamentale per ciò che arriverà nel possesso offensivo, una squadra può permettersi di non avere pressoché il minimo vantaggio proprio da quel pick and roll? Perché ad oggi, contro Mack, non ti sogni di cambiare e passi sotto tranquillamente nella speranza che i tre metri lasciati inducano alla tripla. Si chiude l’area senza grande sforzo  e ne escono… Brescia e Bayern.

Il sistema tecnico di Messina e gli italiani

E’ complicato soprattutto per i QI dei giocatori moderni, spesso molto più bassi di quelli di una volta e non per colpa loro. Se per anni gli viene chiesto di scrivere un “temino” su un foglio a quadretti (solo p&r) è difficile pensare che di punto in bianco possano passare a versi poetici (tagli, backdoor, blocchi lontano dalla palla, lato debole in movimento, passaggi dal post etc etc). Eseguire tante cose di cui non si è mai sentito parlare in carriera non è semplice e qui starà la forza di Ettore. Limare il gap tra la sua concezione di basket, sublime,  e quella attualmente in essere in un campionato in cui devi avere un determinato numero di italiani, che nella praticità non sono esattamente fortissimi, altrimenti giocherebbero dove ci sono i Melli, gli Hackett, i Datome etc. Cresci lì, crescono loro, cresce il rendimento nel torneo che conta di più, ovvero l’Eurolega. Perché siamo onesti, dai… Molto bene l’idea Stavropoulos di creare un gruppo italiano che duri nel tempo, sul modello Olympiacos, ma se non ci fossero le regole “panda” Milano, come tante altre, avrebbe tutti questi italiani? Suvvia… tempo, quindi, necessario per comprendere concetti, metterli in pratica e farli diventare naturali. Nel frattempo «bisogna tornare ai basici», parola di coach Messina nell’intervallo di Monaco. Per anni ci si è lamentati a Milano, dicendo che le altre squadre miglioravano con progredire della stagione, mentre i biancorossi facevano il percorso del gambero: non sarà così stavolta.

Il talento 

Milano non eccelle, fatta eccezione per Rodriguez, con Nedovic e Micov al piano di sotto rispetto al Chacho. Il gioco di oggi ne richiede tanto individualmente, spesso penalizzando il concetto assoluto di squadra. L’arrivo di Scola ha aggiunto parecchio dove si era quasi a zero. Forse il meglio dell’equilibrio sono stati i titoli di Real e Cska, in cui l’assoluta ricchezza di individualità talentuosissime si è accompagnata ad un gioco di squadra perfettamente orchestrato da Laso ed Itoudis. Milano oggi può avere il secondo concetto ma difetta moltissimo nel primo. Basterà? Obiettivamente ci sono almeno 10-11 squadre che da quel punto di vista paiono davanti, ed allora si torna al ruolo determinante di Messina: limare quella differenza e costruire un sistema cui aggiungere, col prossimo mercato, ciò che manca. Che non è poco.

Rodriguez e Scola

Il “Chacho” è semplicemente un giocatore di cui nessuno di noi ha ancora compreso quale sia il suo valore eccelso, fatta eccezione per chi lo segue con continuità da anni. Francamente mancano gli aggettivi per descriverne movenze ed impatto sulle gare, nulla di più bello. Tale e tanto quell’impatto da perdonagli persino qualche “viaggio con la fantasia” di troppo dietro, dove tuttavia appare spesso di grande esempio, in controtendenza rispetto alla carriera .

Scola è opportunità colta al volo con grande tempismo e capacità dalla società. Campione vero, va gestito e può dare ciò che oggi manca tanto a Milano, ovvero il reale “saper giocare” in due ruoli. E’ 4 o 5, ma è ovvio che possa avere grosse difficoltà a seguire un Mirotic od un Clyburn piuttosto che un Datome schierati atipicamente proprio da 4, quindi probabile vederlo evoluire più da 5. Ma attenzione, perché le “twin tower”, con Brooks da 3 intraviste a Monaco (e ieri) potrebbero non essere un unico assoluto, anzi. Efficace? Chiedere a Laso,  Messina lo sa bene. La curiosità? Quando l’argentino rilascia il tiro si capisce più o meno subito se la palla scuoterà al retina, perché il giocatore, che non ha avambracci di forza ed esplosività assoluta (alla Rakim Sanders per dare un’idea), necessità di un grande angolo del gomito per dare maggior efficacia al tiro. Se il tutto è accompagnato dalle gambe siamo alla carezza del nylon, altrimenti ben lontani. Come tutti i giocatori con questa caratteristica, quando sbaglia un tiro lo sbaglia di parecchio.

La gestione ed i minutaggi

Stagione lunga, massacrante. Almeno in due occasioni a Milano si era partiti molto bene per poi crollare (l’ultima miseramente e per colpe nella gestione) alla distanza. La distribuzione dello sforzo attuale pare esattamente indirizzata a quella situazione: niente eroismi per un uovo di oggi, si mantiene sana la gallina di domani. Ragionamento che sta riguardando anche tante altre squadre di Eurolega, i cui risultati attuali vanno pesati e non contati. In NBA si fa da anni: altro che circo, è scienza.

Nedovic e Gudaitis

La chiave della stagione milanese per come è la situazione di oggi.

Il play/guardia sta facendo mancare quell’apporto di punti, impatto sui due lati del campo e capacità di risolvere i momenti di stallo. E’ imprescindibile e lo è nel brevissimo in Europa. Purtroppo le parole del Coach parlano di attesa, quindi ancora da quantificare. Non è un problema da poco, anzi.

Il centro lituano è imprescindibile tanto quanto Nedovic . Non è giocatore di post ma sa fare decine di cose che oggi non fa nessuno e può apprendere, come ha dimostrato la sua crescita in carriera. Purtroppo i limiti di Tarczweski sono già di suo evidenti, se poi ragioniamo sul tema della necessità di avere un pivot  che raggiunga la posizione di post in transizione e poi sappia passarla, come abbiamo sempre visto nei sistemi di Messina, allora siamo alla frittata. Ma qui c’è un dettaglio: visto che il centro milanese ha doti per arrivare prima degli altri, quel suo stallo tra lunetta e tre punti è scelta dettata dal cambiamento di alcuni principi oppure è errore suo? Anche questo ci piacerebbe chiedere ad Ettore.

Qualcosa, nel caso di questi due infortuni, mi lascia dei dubbi, che ritengo almeno legittimi.

Gudaitis per alcune settimane è stato dato addirittura come possibile presente ai Mondiali. Poi… siamo ad ottobre. Allenamento di contatto? Due settimane fa ad Oaka Messina ci ha detto che non c’era ancora stato: dalle parole di ieri è chiaro che qualcosa è cambiato, in positivo.

Nedovic. Detto che sono stato facile profeta nel ritenere il suo utilizzo con il Darussafaka (non i Warriors, il Daru…) a novembre 2018 un disastro portatore di soli guai futuri, l’operazione decisa a fine agosto era impensabile a luglio? Dopo un anno di fermo e problemi di ogni tipo, a che punto è il giocatore? Giorni, settimane o mesi?

Pensare che sia un’eredità della disgraziata gestione precedente non credo sia un’eresia.

La situazione di questi due atleti ritengo sia di basilare importanza, perché con loro in campo al 100% Milano lotta per i Playoff, senza è molto molto complicato, se non impossibile. E la cosa ci porta all’ultima considerazione, ovvero…

Il calendario ed il credito a Messina

Dopo il Bayern, Zalgiris e Pana, ovvero due rivali per i PO. Dopo il terzetto Fener, Alba e Barcellona, ancora Baskonia, Khimki e Maccabi, altre tre serissime concorrenti per quei pochi posti di postseason che parrebbero accessibili al netto delle grandi. Entro il 19 novembre vi è tutto ciò: i due assenti di cui sopra avranno possibilità di affrontare qualcuno di questi impegni? Se sì in quali condizioni? Sono quesiti di importanza capitale nel percorso biancorosso. che deve restare sereno ma che non deve dimenticare che alcuni problemi vi sono e non sono da poco.

Quella verso Messina non è un’apertura di credito totale alla cieca, come qualcuno la vuole ritenere: è semplicemente la corretta considerazione di un fenomeno del pino, che ha scritto la storia del torneo più importante, ha avuto esperienza straordinarie ed è pronto ad una sfida ancor più stimolante e complicata.

 

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