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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonTurkish Airlines Euroleague

Turkish Airlines Euroleague : il prequel

Finalmente il via dell’Eurolega è dietro l’angolo, ampiamente anticipato da Eurodevotion con presentazioni e ranking delle squadre, degli allenatori, degli impianti, dei siti web, delle maglie da gioco, degli spogliatoi, degli abbonati, delle mascotte (Fiero il Guerriero è più in alto di Messina nelle rispettive classifiche) e dei giochini all’intervallo (la Kiss Cam del Forum è largamente all’ultimo posto). Materiale a cui siamo sicuri attingerà anche la Gazzetta del… Calcio quando si accorgerà che il torneo parte in settimana, per dedicarci il consueto speciale di stucchevole inutilità.

Epperò il Direttore ha imposto un pezzo anche a me. Allora, per evitare la figura di quello che innaffia il giardino dopo sette giorni di diluvio, la giro in gioco: il buon vecchio “nomi cose animali” della quarta elementare, versione infantile “nomi cose squadre colori città” dei “cinque punti” tipici di Eurodevotion.

 

  • Nomi

Obbligatorio partire da Milano, e dai nomoni che Re Giorgio ci ha regalato quest’anno. Cominciando dal mitico Ettore e, in campo, dal Chacho, le cui furtive immagini di precampionato e i numeri nella prima di LBA hanno già provocato non pochi turbamenti tra i tifosi biancorossi, in preda a furiosi ritorni di fiamma: numerosi gli hipster ambrosiani presentatisi dal barbiere con foto del Chacho e il rituale “voglio essere come lui”.

Restando ai nomi ispanici, personalmente tremo al pericolo, tutt’altro che remoto (vedi dopo), di dover sopportare l’immagine di Rudy Fernandez che, dopo aver vinto il mondiale, sollevi di nuovo il trofeo Eurolega a maggio. Anche per questo, prometto solennemente che ricorrerà frequentemente nei miei commenti, alla ricerca di allegorie che ben ne descrivano la naturale simpatia; al momento sono al “piacevole come un taleggio dimenticato in auto per una settimana”. Del resto, pure Datome (cioè, dico, Datome: lo spirito di Siddharta nel corpo della controfigura alta di Gesù Cristo!), in un libro in cui è riuscito a parlar bene perfino di Pianigiani quando non lo faceva giocare, di Rudy ha scritto che è «un giocatore conosciuto per il modo un po’ sui generis di stare in campo, trovare falli, agganciarsi e alzare un po’ troppo i gomiti»; insomma, il tipo che ciascuno di noi ha sempre adorato trovare in campo da avversario.

In terra iberica, questa estate ha fatto gran rumore la scelta di Mirotic di lasciare l’NBA per tornare ai lidi catalani; anche se con profili meno da “big anche oltreoceano”, la crociera inversa ha interessato svariati nomi di rilievo tutt’altro che marginale, dal nostro Mack a Jerebko e Casspi, per dirne alcuni. Certo, il trend resta ancora verso gli USA più che a rovescio (e qui, un sincero augurio a Nick Melli non può mancare), ma non è affatto privo di significato che ormai l’Eurolega abbia una chiara forza attrattiva, indice di status riconosciuto anche in ambito NBA.

A proposito di ritorno dall’NBA, accasandosi al Khimki Bertans è riuscito in un sol colpo a denudare Proli (“l’abbiamo lasciato andare in NBA, ma abbiamo un’opzione qualora decidesse in futuro di tornare in Europa”. Opzione di durata inferiore a tre mesi, evidentemente); a far sognare gli esteti cestofili, giacché gli assist di Shved per le sue uscite dai blocchi diventeranno materia obbligatoria all’Accademia di Brera; e inevitabilmente a stragiare i cuori milanesi, non solo femminili.

Sempre a Mosca, ma con casacca CSKA, ha trovato rifugio Mike James. Un sola domanda: ci metterà più o meno di 10 partite a farsi spedire anzitempo nello spogliatoio da Itoudis?

 

  • Cose

Anzi, “la Cosa”, cioè proprio l’Eurolega. Che, come sanno tutti i lettori di Eurodevotion, è quel campionato in cui un certo numero di squadre, infarcite con il meglio disponibile in Europa, gioca un numero impressionante di partite (quest’anno 34), oltre ad un’ulteriore serie di playoff, per scegliere quella che andrà alle Final4 insieme a Real Madrid, CSKA e Fenerbahçe.

Forse, quest’anno potrebbe andare diversamente, considerando la parata di stars allestita dal Barcellona e le difficoltà di ripristino del roster per il CSKA (vedi dopo). Insomma, le quattro regine potrebbero anche avere canotte meno consuete. Al riguardo, Sua Maestà il Direttore esprime forti preferenze per l’Efes; siccome però noi per Ataman proviamo una spontanea “simpatia” appena inferiore a quella per Rudy (nella nostra personale “scala Mercalli”, Ataman é al livello di “inciampando mi si sono squarciati i pantaloni andando al primo appuntamento con la donna dei miei sogni”), faremo il tifo per tutte le altre.

Per il titolo finale, ho già espresso il mio timore Real, con tutto il rispetto per Laso, Llull e gli adorati argentini. E niente, la simpatia per Rudy prevale su tutto.

 

  • Squadre

Scorrendo il roster del Barcellona sembra inevitabile reagire con un “ma allora la fine di Endgame era un fake, hanno ricostituito gli Avengers!”. Se scritturano Scarlett Johansson per i rapporti con la stampa, è fatta.

Il rovescio della medaglia è il CSKA, che nonostante abbia festeggiato il titolo solo quattro mesi fa ha cambiato talmente tanto che al raduno Itoudis ha salutato anche un interprete credendolo parte del gruppo. Di sicuro, il coach si è sentito come una maestra che a giugno ha salutato la “sua” quinta elementare e a settembre deve ricominciare il ciclo dai primini.

Della “revolucion” dell’ex Armata Rossa provano evidentemente ad approfittare i “cugini” del Khimki, che dopo una vita da secondi in patria vanno ripetendosi “dai che questa è la volta buona! Mica come tutte le altre volte che l’abbiamo detto”.

Potremmo poi dilungarci sulle altre, ma siccome non ci pagano a numero di parole vi rimandiamo alle varie presentazioni di Euroleague, limitandoci solo a un pensierino per Milano, che per la prima volta dai tempi del Banchi 1 è costruita con logica e, anche rispetto al Banchi 1, con mostruosamente più talento.

In tutto questo ben di Dio, l’Asvel Villeurbanne sembra spaesato come i mariti trascinati all’outlet il primo giorno di saldi. Sì, insomma, quell’espressione da “che ci faccio qui?” che suscita tra l’ilarità e la compartecipazione (Ok, avrei potuto citare “tutto quel che avreste voluto sapere sul sesso …” di Woody Allen, ma rischiavo di non essere politically correct).

 

  • Colori

Si sa, per gli appassionati di basket la nozione di colori è del tutto particolare. Non tanto perché fortunatamente nel basket il colore della pelle è meramente descrittivo e non qualificativo (“il tipico tiratore bianco”), quanto per le varie declinazioni dei “colori del cuore”; per noi, “onda verde” non è un servizio radiofonico, ma l’arena di Kaunas durante le partite dello Zalgiris. Del resto, se in qualsiasi conversazione buttiamo lì “i Blancos”, quanti non pensano al Real?

Soprattutto, ammettiamolo, “cinquanta sfumature di rosso” non è altro che la descrizione dell’incarnato di Obradovic durante le sfuriate. Per dire, “rosso fuoco” è l’ormai mitologico  cazziatone a Sloukas durante un timeout (e se non sapete di cosa sto parlando, cercatelo su YouTube. Non a scuola o in ufficio senza le cuffie, mi raccomando).

 

  • Città

Istanbul, Mosca, Tel Aviv, Madrid, Barcellona, Berlino, Belgrado, Kaunas, sembra la vetrina di un’agenzia di viaggi. Quando vi dice male scorrendo la lista, siete capitati a Gran Canaria, pur sempre un posto dove a dicembre nuotano in piscina non riscaldata. All’aperto.

Quest’anno l’Eurolega ci regala pure San Pietroburgo, e Milano ci gioca a inizio aprile una partita che rischia di essere fondamentale per i playoff: lanciamo fin d’ora il contest “amore, cosa ne dici di un we lungo a San Pietroburgo, in primavera? Musei, palazzi, storia… Ah, sì, però al giovedì sera ci sarebbeeee…”.

Certo, per quanto si tratti di mete accattivanti, il torneo quest’anno sarà pesante per i giocatori come mai in passato: 17 trasferte, due in più; più numerosi anche i back to back, che sappiamo produrre risultati insoliti proprio per le fatiche di partite e spostamenti frenetici. Il tutto, dopo un mondiale che ha visto impegnato molti tra i principali protagonisti e con vista su un preolimpico che impegnerà tutte le nazionali europee eccetto Spagna e Francia, che comunque avranno la preparazione per le olimpiadi. Rispetto alle previsioni, il calendario rischia di interferire parecchio, anche a prescindere dal maggior rischio-infortuni.

Tornando alle destinazioni in chiave turistica, ancora una volta fa eccezione Villeurbanne, comune “limitrofo di Lione” di 150.000 abitanti. Che già Lione al massimo sembra carina come location della serie TV “Cherif” (ok, faccio outing. Sono uno dei 7 appassionati del Commissario francese) ma difficilmente vale la visita, figuriamoci il suo sobborgo. Insomma, se mai concluderanno l’alta velocità Torino-Lione, non sarà per consentirci di visitare Villeurbanne. “Che ci faccio qui?”, appunto…

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