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2019/20 Turkish Airlines Euroleague seasonranking

Il Ranking 2019/20 di Turkish Airlines Euroleague

Pochi giorni al via del più bel campionato del mondo dopo la NBA ed è fisiologicamente tempo di Ranking.

Partiamo da due considerazioni introduttive fondamentali. La prima è che, a nostro parere, l’Eurolega di quest’anno presenta una divisone in 3 gruppi di squadre, ognuno dei quali si troverà a lottare per degli obiettivi precisi. La seconda è che il livello dei roster è cresciuto moltissimo, alzando l’asticella della competizione al massimo dall’introduzione della nuova formula (2016/17).

La Supercoppa spagnola ed il Pavlos Giannakopoulos Tournament hanno emesso verdetti già interessanti, esaltando parecchie doti e scoperchiando il pentolone dei difetti di tutte le squadre impegnate, fatto salvo il Fenerbahçe assolutamente ingiudicabile visto ad Atene (4 partite in 4 giorni con 4 assenti…).

Un primo gruppo di squadre, composto da CSKA, Real, Fenerbahce, Barcellona ed Efes, non necessariamente in quest’ordine, ha serissime garanzie di partecipazione alla postseason. Il rinnovato ed ambiziosissimo Khimki potrebbe appartenere a questa fascia, in caso di buone condizioni di salute di Shved e Mozgov, così come potrebbe essere considerato la squadra leader della fascia seguente, ovvero chi lotterà per i 2-3 posti Playoffs rimanenti.

La seconda fascia, comprendente Milano, Zalgiris, Maccabi, Olympiacos, Panathinaikos, Bayern e Baskonia incrocerà i guantoni per arrivare a giocarsi una serie Playoffs.

Infine Valencia, Zenit, Stella Rossa, Asvel ed Alba, con le prime due un passettino avanti le altre, non ci paiono avere chances di postseason.

Ma veniamo al ranking vero e proprio.

18 – Asvel Villeurbanne

Poca esperienza, con 11 rookies, tanto atletismo ed il ritorno a casa di Antoine Diot, nella speranza che stia finalmente bene per un po’ di tempo. Francamente sembra molto poco per attentare anche alle 10 vittorie, anche perché non sembra avere nemmeno un fattore campo irresistibile. Fanalino di coda? Diremmo sì, anche dietro Berlino.

17 – Alba Berlino

Un grande piazza, che tutta l’Eurolega vuole ad alto livello, una bellissima arena, ma… Ma poi si gioca ed allora si fa dura. Grandi attese per Tyler Cavanaugh: per fare qualcosa di competitivo servirà un miracolo di coach Aito, uno che la sa lunga ma che è chiamato ad un’impresa pressoché impossibile.

16 – Stella Rossa

Mai sottovalutare il cuore dei serbi, la squadra con più atleti domestici (11). Iniezione di esperienza notevole con Derrick Brown e James Gist, che sono però agli ultimi capitoli piuttosto che ai primi della carriera. E’ tornato il “serbissimo” Jenkins, figlio di quelle nazionalità che oggi lasciano il tempo che trovano: la difesa sarà sempre tosta anche, se non soprattutto, grazie a lui. L’anima serba stessa sarà garanzia, ma pensare a competere per la postseason pare impossibile. Di certo qualcuno lascerà punti importanti a Belgrado, dove vincere non sarà mai facile.

15 – Valencia

La grande attesa di Sergio Rodriguez ha segnato immancabilmente il mercato “taronja”: il no del Chacho ha cambiato tutto e le prospettive ora si fanno molto complicate e limitate. La perdita di Will Thomas non è da poco, mentre Motum e Jordan Loyd devono fare “i bambini coi baffi” se si vuole flirtare cone le 15W. Molto interessante valutare la crescita di Vanja Marinkovic, uno che ha tutto per emergere, mentre tanto passerà per i “vecchi” Van Rossom e Dubljevic, nonché dall’impatto di Quino Colom. Sarà di alto livello in questo torneo? Dubbi.

14 – Zenit San Pietroburgo

La migliore delle “altre”, quelle che i Playoff non li faranno. Di certo? Abbastanza. Un gran bel coach, Joan Plaza, poi Albicy che ha fatto bene al mondiale ed intriga per intensità, Will Thomas che sa giocare come pochi ed un Austin Hollins molto atteso. Ayon è uno che fa crescere i compagni, il miglior… playmaker/centro della lega. Dai, allora una chance c’è, ma sarà dura. 15W sarebbero già un ottimo bottino.

13 – Bayern München

E’ cambiata tantissimo, ma ha fatto scelte competenti e di peso. Greg Monroe può dominare in lungo ed in largo: ci sarebbe piaciuto vederlo con Jovic, ma anche in questo contesto non manca nulla. Curiosità per Josh Huestis, mentre le informazioni che arrivano su TJ Bray dicono di un giocatore già pronto per fare bene. Lucic è certezza di rendimento, come Dedovic, mentre Barthel potrebbe fare il salto di qualità definitivo. “Flacca”, se ci sei batti un colpo importante. La difesa organizzata di Radonjic è l’arma che può spostare tutto dalla parte dei bavaresi.

12 – Olympiacos 

“Emotional”. Se esiste una stagione così definibile, eccoci al Pireo. Inutile negare che lo stato di salute di Coach Blatt sarà una faccenda molto importante e potrebbe accendere quella scintilla che porterebbe il gruppo oltre ogni ostacolo. Gruppo che è discreto, forse anche buono, con la grande attenzione dovuta a Ethan Happ e Wade Baldwin, due profili che potrebbero esser nati per l’Eurolega. Ah, poi ci sarebbe gente come V-Span, Printezis e Papanikolaou, uno zoccolo duro che, se gestito nei modi e tempi corretti, ha ancora moltissimo da dire e dare. Quanto conterà la stranezza della seconda divisione greca? E’ vantaggio avere giorni per preparare ogni singola gara europea o svantaggio perché si perde un po’ del ritmo cui ci si è abituati in questi anni? Noi stiamo con la prima. Perché? Nessuno sa preparare al meglio una gara secca come Blatt, soprattutto da potenziale “underdog”.

11 – Zalgiris Kaunas 

Ok, siamo qua per fare una figuraccia anche quest’anno, è ovvio. Giustificazione? Se guardiamo al roster attuale in confronto agli altri è dura mettere Kaunas più avanti, poi… poi c’è Sarunas, atteso al terzo capolavoro consecutivo. E perché non dovrebbe farlo, quello che è già uno dei cinque migliori allenatori della competizione e che è senza alcun dubbio il fuoriclasse della sua squadra? Alex Perez sarà la guida necessaria alle speranze Playoff? E’ una scommessa. Da queste parti spesso le vincono ed infatti potrebbero riscuotere quest’anno quella su Thomas Walkup. A proposito di scommesse, un €urino sull’impatto di Landale, visto al mondiale, lo metteremmo. Se il gruppo lituano tiene e cresce (Lekavicius e Grigonis i più attesi), le certezze non mancano ed allora potrebbe ancora essere gloria.  Zach LeDay; salto in alto con Saras?

10 – Panathinaikos

Fredette è culto, e non solo,  Wesley Johnson è possibilità totale, Calathes è… Calathes, ovvero l’assoluto. E’ un bel Pana quello affidato a coach Pedoulakis, che torna sulla panchina dei “greens” con pochi margini di errore. Sarà all’altezza? E’ domanda chiave. E tanto passerà appunto dall’impatto di Fredette e di Johnson, che potrebbe essere molto importante a queste latitudini. La situazione di Tyrece Rice e Papagiannis conterà altrettanto: se il primo vorrà tornare quello di Tel Aviv, dopo stagioni maledette, ed il centro sarà finalmente quello che la Grecia si attende da tempo, il tempo sopra il cielo di Oaka volgerà al bello. Un bello che si chiama Playoff, nel caso. Oltre è difficilissimo, impossibile diremmo. Ma bisogna essere competitivi nel ruolo di 5: è il dubbio più grande.

9 – Olimpia Milano

Rivoluzione culturale più che nel cambiamento di giocatori. DI-FE-SA: Messina lo ha già definito marchio di fabbrica, per la squadra sarà la finestra sul futuro. Che va (ri)costruito sulla base di un sistema solido che permetta di esser competitivi anche quando non si tira il 45% da tre, come nel recente passato tecnico. Il nuovo coach-presidente è più di una certezza, è fondamenta e già casa. Upgrade clamoroso in panchina, la nuova Olimpia deve avere pazienza perché quanto chiesto a livello di organizzazione sarà tanto e non semplicissimo inizialmente: una volta capito, si può volare, perché è una pallacanestro di livello superiore. Lo dice la storia. Difficile dire se i biancorossi siano, a livello di uomini, più o meno forti dello scorso anno, di certo giocheranno meglio, ma tuttavia il livello della competizione è talmente cresciuto che raggiungere i Playoff sarà ben più difficile dello scorso anno. Una miglior gestione dello sforzo, sia come atletica che come medicina, è auspicio importante su cui il… presidente dovrà lavorare. Il “Chacho” e Mack sono attesi alla guida totale del progetto, tecnico ed emozionale. Infine Nedovic e Gudaitis: molte dipenderà dalle condizioni dei due pilastri milanesi. Doverli attendere troppo potrebbe costare caro, anche in virtù di un calendario che presenta sin da subito sfide importanti con le rivali vere.

8 – Baskonia

Altra stagione di grandi cambiamenti in casa basca. Via Huertas, ma soprattutto Johannes Voigtmann, Darrun Hilliard e Vincent Poirier, questi ultimi tre carte fondamentale dell’ossatura della splendida stagione europea (diversa da quella in patria…) di Perasovic. Niente di semplice sostituire questa gente, ma ancora una volta il management di Vitoria ha agito molto bene. Se Michael Eric non può certo essere paragonato allo straordinario Poirier, ma ha tuttavia esperienza e rendimento, Nik Stauskas è colpo di primissimo livello, così come lo può essere Pierria Henry, autore di grandi cose in Eurocup. Il ritorno in campo di Jayson Granger è fondamentale come leadership e tecnica, mentre quello che hanno fatto in maglia “albiceleste” Patricio Garino e Luca Vildoza è garanzia di quel che accade ormai da anni con gli argentini: miglioramento costante nel corso di tutta la carriera. Polonara è altro giocatore al passo fondamentale: ancora crescita sulla base dell’ultima stagione sassarese oppure anonimato europeo? Sta tutto a lui, l’ambiente è quello giusto. Dare il Baskonia fuori dai Playoffs è sempre operazione assai rischiosa.

7 – Maccabi Tel Aviv

La certezza si chiama Sfairopoulos ed il popolo gialloblu pare averlo capito bene, visto l’entusiasmo già nei primi allenamenti. Talento e profondità non mancheranno, per il salto di qualità serve un sistema difensivo solido, situazione assai gradita al coach greco. Tyler Dorsey potrebbe essere il giocatore dell’anno, mentre Quincy Acy, se è qui per giocare, può spostare parecchio. Informazioni molto positive su Elijah Bryant, mentre Casspi è più di una certezza e sembra già essere il capopopolo che da queste parti piace molto. L’identità locale non mancherà: tutti alla finestra per scoprire se Dani Avdija è già una cosa seria anche a questo livello. Hunter e Black, come coppia di centri, li hanno in pochi. Wilbekin. se è super è ora di farlo vedere ora, in questa squadra. Da Playoff ed anche oltre, garantisce “Sfai”.

6 – Khimki Moscow Region

E’ la sensazione e la curiosità dell’anno. Volendo, o meglio stando bene fisicamente, può tutto, senza limiti. Un dubbio ce l’abbiamo ed è in panchina, sebbene i trionfi in 7days Eurocup non siano da buttare. Roster lunghissimo, con tante punte da giocarsi su tutti i 28 metri del campo. Bertans, Evans, Jerebko etc etc. mamma mia, che ricchezza! A proposito di Dairis, occhio a cosa può combinare sugli scarichi di Shved, potrebbe battere ogni record. Se Mozgov, come Shved, sta bene questo è uno squadrone con la S maiuscola. Molto interessante un’illustre opinione raccolta nei corridoi di Oaka nel fine settimana ateniese: «Se hanno voglia di stare insieme battono tutti, viceversa si battono da soli».

5 – Anadolu Efes

«Tutti pensiamo che la stagione 18/19 non sia ripetibile». Parole di  chi sta in Eurolega da anni, condivise da molti osservatori. Ha cambiato poco, ma lo ha fatto bene. Moerman fuori fino a dicembre è un macigno, che non peserà troppo se Singleton sarà quello vero, e non la sbiadita copia di un atleta vista in Catalogna. Peters potrebbe essere nel suo “habitat” naturale. Tanto resta nelle mani di Micic e Larkin: si ripeteranno ai massimi livelli? Non sottovalutiamo la voglia atipica di Ergin Ataman, uno che si nutre delle avversità e del “rumore dei nemici”. Repeat?

4 – Cska Moscow

I campioni del 2019 non sono primi  perché 5 addii come De Colo, Rodriguez, Hunter, Peters e Higgins non si superano facilmente. Ma la campagna acquisti è stata di notevole sostanza. cambierà molto, perché Koufos (decisivo) non è Hunter e quindi servirà maggior attenzione ai palloni di qualità in post rispetto alla “rollata” più abituale in passato. Ron Baker è l’assicurazione su Mike James. Strelnieks al passo chiave in carriera: da buono diventerà vincente? A proposito di MJ: «Se fossi Itoudis firmeresti Mike James?» «Sì! Una grande sfida, un grande giocatore nelle mani di un grandissimo allenatore». Il dialogo non è di fantasia. La certezza si chiama appunto Dimitris Itoudis, uno che può portare al top una nuova generazione di campioni, come gli piace dire. Non solo Strelnieks, ma lo stesso Voigtmann è chiamato al salto in alto definitivo. Niente meglio di coach “Dima” per farlo.

3 – FC Barcelona

Mercato spettacolo con un obiettivo unico: interrompere l’egemonia madrilena in patria e fuori. La squadra vale anche il primo posto ma va assemblata. Pesic è un signor coach ma ha un carattere di un certo tipo: esperienza che sa gestire ma durezza che va accettata. Non sono figurine (ma per favore…) perché già lo scorso anno furono ad una gara dalle Final 4 ed allora le aggiunte potrebbero creare uno squadrone vero. Heurtel è intoppo non da poco, ma gestibilissimo. Certo che se poi arriva Delaney per coprire il problema, allora siamo a livelli da  “dream team”! Con Cory Higgins guadagna l’unico giocatore d’Europa che copre ai vertici tre ruoli, mentre se gli stimoli di Mirotic ed Abrines si riveleranno reali, si tratterebbe di una miscela esplosiva ai massimi. Con Brandon Davies si coprono bene le spalle, un po’ invecchiate, di Tomic. Pensiero del giorno: Delaney, Higgins, Hanga, Mirotic e Davies. Chi mette sotto un quintetto del genere?

2 – Fenerbahçe

L’annata nera è da mettere alle spalle, soprattutto in termini medici, visti i mille problemi affrontati. Sei mesi da leader tecnici assoluti, spettacolo puro, poi tutto e tutti si sono rotti. Melli e Guduric sono tanta roba da sostituire, ma Derrick Williams e De Colo non sono proprio due “downgrade”. Intrigante vederli con Zeljko, soprattutto dietro. Servirà difesa di squadra. L’arrivo di Westermann coprirà le spalle di Sloukas, troppo solo la passata stagione dopo l’infortunio di Tyler Ennis. Joffrey Lauvergne, se finalmente sarà libero dai problemi alla caviglia che l’hanno escluso dai giochi da febbraio in poi, potrà essere un’addizione fondamentale, con l’esperienza di un anno “alla Obradovic” in più. Ci sentiamo di dire che molto sia nelle mani del coach: appunto, chi ne ha uno migliore?                                                                                               PS – Se dopo le prime 10 giornate dovessimo vedere i turchi con qualche W in meno del previsto sarebbe bene valutare un calendario che proporrà 7 trasferte nelle prime 10 uscite, tra cui Madrid, Milano, Tel Aviv, Mosca (Cska) e Barcellona. Seguiranno 8 gare casalinghe delle seguenti 11.

1 – Real Madrid

Stagione già ottima quella passata, ora ha inserito due giocatori di sicuro rendimento come Laprovittola e Mickey, andando a coprire alcune leggerissime lacune. Atletismo ulteriore rispetto ad Ayon in centro, perde molto a livello di passaggio dal post ma ne guadagna in esplosività e potenziale pericolosità dall’arco. Laprovittola garantisce copertura e talento in modo che Llull non debba essere sovraeposto. Crescerà Deck, non poco. Politica sempre ottima di una squadra che cambia poco ma lo fa con competenza ed impatto. E’ stata ad un paio di palloni da una finale che avrebbe giocato da favorita: non può non esserlo anche quest’anno. E la Supercoppa nazionale ha già cominciato a parlare chiaro.

 

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