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FIBA World Cup 2019

La finale più bella, nel nome di Real, Barça e Baskonia

Lo hanno meritato e lo hanno fatto a dispetto di qualsiasi pronostico, che mai le avrebbe volute all’atto finale: Argentina e Spagna si giocano il titolo Mondiale dopo un percorso straordinario, ben diverso l’uno dall’altro, ma sempre in controllo del proprio destino.

Mentre gli USA si specchiano nel disinteresse totale dei giocatori NBA verso la manifestazione così concepita, mentre la Serbia in quello specchio vede una superbia imperdonabile e mentre la Francia ci vede solo e soltanto l’incapacità di Vincent Collet di guidare un gruppo ad altissimo livello, chi va in campo nella serata pechinese lo fa semplicemente perché è stata squadra migliore di tutte le altre, eccezion fatta per un’Australia che è l’unica rivale che avrebbe altrettanto meritato di essere invitata al ballo finale.

Alla fine di un torneo preso a pallate dallo stesso ente organizzatore per la periodicità ad un solo anno dalle Olimpiadi, per la ridicola calendarizzazione a fine agosto, per il livello degli arbitri spesso inaccettabile, per gli spostamenti delle squadre oltre ogni limite e per la formula a 32, che ha visto in campo alcune nazionali che hanno ricordato le immagini dei giochi invernali a “Mai dire Gol”, Spagna ed Argentina sono la faccia bellissima di questo evento, assolutamente figlie di una Liga Endesa ACB che porta in campo un marea di giocatori in questa gara.

  • 14 giocatori attuali della “liga”: 5 dal Real (Campazzo, Deck, Laprovittola, Llull e Fernandez), tre dal Barça (Claver, Ribas ed Oriola), due dal Baskonia (Vildoza e Garino), come pure da Gran Canaria (Rabaseda e Beiran), uno da Valencia (Colom) e Zaragoza (Brussino). Qual è la miglior lega nazionale al mondo? Ci sono ancora dubbi? A proposito, altri 7 (Marc Gasol, Willy e Juancho Hernangomez, Luis Scola, Marcos Delia, Lucio Redivo e Ricky Rubio) hanno un passato nella stessa ACB.
  • Statistiche pressoché simili che a nostro parere non danno numeri chiave per la finale. Se vogliamo vi sono i punti dalla panchina (31,6 vs 26,6 a favore dell’Argentina) e quelli all’interno dell’area (37,6 vs 32,9 sempre albiceleste) che indicano qualcosa di significativo. Qualità alta nel rapporto assist/perse per entrambe: 20/13 e 23/13, qui meglio Rubio e soci. La squadra di Hernandez tira meglio da tre, quella di Scariolo da due: quasi parità tra il 75 ed il 76% ai liberi.
  • Duelli tra titani in ogni zona del campo. Dai Gasol/Scola che dovrebbero vedersela al ferro ma che giocano senza esitazione sui 9 metri, a Campazzo-Laprovittola vs Llull-Rubio, roba da palati fini. Ma attenzione alle difese di Garino e Rudy: chi la metterà con un po’ di continuità anche in attacco potrà fare la differenza. Vildoza e Deck da una parte ed i fratelli Hernangomez dall’altra possono spostare altrettanto, così come una serie di altri giocatori che sarebbe irrispettoso definire comprimari.
  • Vince chi impone, come sempre in questo gioco. E chi impone lo farà con una circolazione di palla ed un’entrata nei giochi più rapida e migliore dell’avversario. La difesa sarà la chiave, ed anche qui inventiamo l’acqua calda: entrambi i coach hanno dimostrato di saper leggere l’organizzazione altrui alla perfezione durante il torneo, vedi Scariolo su Belinelli piuttosto che Hernandez con le rotazioni difensive anticipate contro la Serbia.
  • Il metro arbitrale sarà altrettanto fondamentale. Sono squadre che mettono le mani addosso e lo fanno con costanza e competenza. Saper interpretare i contatti e farlo con chiarezza lasciando capire dalle prime chiamate ai giocatori cosa è permesso e cosa non lo è sarebbe fondamentale. Non ci mettiamo un €uro però, visto lo scempio sinora. Fischiare contatti che esulino dal contesto del gioco e dal suo spirito sarebbe letale. Speriamo bene, due squadre così lo meriterebbero.

 

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