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Le scelte di Sacchetti, tra il sentimento e la ragione

L’intervista che ha preceduto la partita ci regala già un Meo poco incline alla sua abituale serenità. E’ evidente come senta il peso di una decisione che non vorrebbe mai prendere ma che il suo ruolo gli impone.  Escludere tre ragazzi in questo momento è difficile e molto probabilmente lo è soprattutto poiché si tratta di un gruppo che, con tutti i propri limiti, sta facendo quanto necessario per essere pronto tra 20 giorni, quando la sfida alle Filippine aprirà la rassegna iridata.

Non vi è nulla di peggio che dover trasmettere un messaggio simile a chi sta dando tutto per la causa, soprattutto se si tratta di atleti non più giovanissimi e per i quali il Mondiale cinese potrebbe essere l’ultima opportunità in carriera.

La sfida al Venezuela passa quasi inosservata di fronte al peso di questa decisione. Gara senza ritmo, decisamente poco piacevole da vedere, che ci consegna un paio di giorni di riposo prima di immergersi nella fase più calda della preparazione, quella che porta ad Atene prima, dove ad attendere gli azzurri ci saranno la Grecia di Antetokounmpo, la Turchia di Korkmaz e la Serbia di… una decina di fenomeni.

Nella consuetudine di Eurodevotion, abbiamo separato 5 punti che riteniamo di dover sottolineare maggiormente rispetto ad altri, dopo l’ultima serata veronese della Nazionale. A partire, ovviamente, dalla scelta di Meo.

Cinciarini, Moraschini, M.Vitali. Giusto? Sbagliato? Nel basket non vi saranno 60 milioni di CT come nel calcio, ma anche nel piccolo mondo della palla a spicchi non  sono comunque pochi i selezionatori… Non saremo certo noi a dire se sia corretto o meno quanto scelto, ma proveremo soltanto a comprenderne ragioni e logiche.

  • Per Moraschini, l’ultimo arrivato, la decisione pareva quasi scontata.  Il notevole sovraffollamento nel ruolo, al pari dell’esperienza molto relativa del giocatore, ci paiono motivazioni assai logiche. Sicuramente le stagioni a venire sotto la guida di Ettore Messina consegneranno al mondo azzurro un giocatore che potrebbe fare un salto di qualità anche grazie ad un’attitudine al lavoro che ne ha caratterizzato il continuo  miglioramento in carriera.

moraschini

  • Michele Vitali è decisone che potrebbe già far discutere maggiormente. Un ruolo da “microonde” avrebbe potuto calzare a pennello per l’ex Morabanc Andorra, tuttavia è abbastanza chiaro che sia proprio quel sovraffollamento di guardie ed ali piccole di cui abbiamo già detto ad aver giocato un ruolo decisivo nella scelta di Meo ed allora tutto resta nei binari della logica.

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  • Discorso differente per Andrea Cinciarini. Dopo la grandissima delusione del Pre-Olimpico 2016, in cui Messina gli preferì Peppe Poeta, a tre anni di distanza arriva un’altra mazzata in chiave azzurra, soprattutto quando la stagione di Filloy, sua reale alternativa in questa fase, non aveva dato spunti di particolare brillantezza, sebbene da contestualizzare in un ambiente che ha sofferto le pene dell’inferno come quello avellinese. Andrea è giocatore molto difficile da escludere poiché, al netto di pregi e difetti che ormai tutti ben conoscono, è atleta che garantisce impegno e dedizione sempre totali, come ad esempio ha fatto anche negli ultimi due anni milanesi in una situazione in cui non è certo stato messo su un piedistallo (eufemismo…). Quindi? Limitandosi al campo ci sentiamo di dire che il maggior coinvolgimento mostrato nelle ultime due gare da parte di Filloy può aver dato a Meo un elemento di giudizio puramente tecnico: Ariel è giocatore più “sacchettiano” nel momento in cui sa attaccare sia in proprio che per la squadra. Quella soluzione dall’arco che garantisce ha probabilmente fatto la differenza rispetto ad una parte del gioco che non è nelle corde di Andrea. Differenza che lo staff ha giudicato superiore all’apporto difensivo, laddove la bilancia pende dalla parte del Cincia.
  • Molto legata alla scelta dell’esclusione del Capitano dell’Olimpia sarà la prossima decisione, ovvero quella degli ultimi tre atleti che non faranno parte dei 12 in Cina (in 15 dovrebbero comunque partire). Da sempre l’allenatore di una nazionale ha di fronte un dilemma: portare tre play o portare tre centri? Ecco, in Italia il problema non si pone perché il piatto piange parecchio a livello di centri. Quindi se Hackett è certezza e Luca Vitali non è lontano dall’esserlo, ecco che Filloy, se continuerà la crescita di questi giorni, potrebbe stare nei 12.

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  • Datome e Gallinari, Gallinari e Datome. Le notizie degli ultimi giorni ci dicono di un Gallo pronto solo per la prima dei Mondiali, mentre Gigi dovrebbe esserci già nelle ultime amichevoli asiatiche. Si tratta di giocatori esperti e che conoscono moto bene il gioco, quindi in grado di inserirsi con una certa facilità anche senza una preparazione effettuata coi compagni, tuttavia, nella situazione azzurra, è chiaro si tratti di un problema non da poco. Non è infatti da trascurare che le due gare della massima importanza saranno quelle del 31 agosto con le Filippine e del 2 settembre contro l’Angola. E’ bene essere realisti e pensare che la possibilità di giocare le Olimpiadi ottenuta attraverso la qualificazione al preolimpico è un risultato che oggi rappresenterebbe qualcosa di positivo per questa nazionale. Se si vuole di più bisogna prendersi lo scalpo di Serbia o Spagna (il girone della squadra di Scariolo è quello con cui si incroceranno le prime due di quello che comprende le nazionali allenate da Djordjevic e Sacchetti).

 

 

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4 Comments

  1. Rimango sempre un po’ perplesso quando a Cinciarini, in questa nazionale, viene preferito Luca Vitali. Sia chiaro, Sacchetti avrà le sue ottime ragioni tecniche e non per farlo e sicuramente è più qualificato di me per prenderle. Da semplice appassionato però mi pare di vedere che è stato preferito un giocatore abituato a rendere soltanto con alti minutaggi, giocando sempre e solo palla in mano e giovando di rollanti atletici e di buona stazza. Ora, in questa nazionale dovrebbe partire dalla panchina per sostituire Hackett, si ritroverà con Biligha e forse Tessitori come centri e mi pare insostenibile giocare 20 secondi palla in mano a Vitali, specie alla luce dei giocatori che abbiamo in campo. La cosa però forse più penalizzante è la totale non abitudine a giocare off the ball e le insufficienti percentuali dall’arco, che lo rendono una minaccia quasi nulla e permettono di battezzarlo e di raddoppiare con più tranquillità. L’unico vantaggio tattico che potrebbe darci sarebbe quello in termini di kg e cm: una soluzione potrebbe essere quella di circondarlo di 4 tiratori e mandare lui spalle a canestro contro l’eventuale play avversario che dovesse marcarlo, ma ho l’impressione che si possa ricorrere a questa soluzione solo saltuariamente. Il Cincia secondo me sarebbe stato più calzante, data la sua abitudine a dare tutto con minutaggi limitati, la capacità di dettare ritmi elevati e di far viaggiare il pallone per attaccare almeno in transizione, se non in contropiede primario. Aggiungiamoci poi che negli anni a Milano ha sviluppato la capacità di giocare off the ball, è più avvezzo ad agire da “scudiero” di giocatori più talentuosi e ha messo su un piazzato dall’arco decente, cosa che non lo rende poi troppo battezzabile.

  2. E questo solo per la fase offensiva. Se l’obbiettivo difensivo di Meo è quello di mettere pressione fin da subito sul pallone, cercando di forzare la persa negli otto secondi o, comunque, di fare iniziare l’attacco avversario almeno ai 16/18 secondi, vedo sempre più funzionale Cinciarini. Vitali può essere magari più funzionale per sporcare le linee di passaggio o cambiare su giocatori più grossi, ma mi pare sempre un po’ in antitesi con il gioco che ha in mente Meo.
    In sintesi (scusate per la prolissità), io avrei visto meglio un trio di playmaker con Cincia e Filloy a dare alternativamente il cambio ad Hackett garantendo livelli di intensità in uscita dalla panchina parecchio elevati. Cosa ne pensate?

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