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Ettore Messina, Mike James e Dimitris Itoudis: la genesi di due scelte che vanno comprese e rispettate

E’ stato il caso dell’estate, l’argomento di cui tutti hanno parlato, quasi totalmente a caso e tirando ad indovinare, per due mesi. Dopo la conclusione della stagione milanese, sciagurata ed imprevedibile per alcuni ma perfettamente in linea con un nulla tecnico che durava da due anni, la prima questione sul tavolo della nuova gestione biancorossa riguardava il giocatore nativo di Portland, i cui ultimi 75 giorni hanno contribuito a creare una situazione assai delicata.

Ettore Messina è una persona di spessore assoluto, così come lo è Dimitris Itoudis, ed allora la domanda che oggi tutti si pongono è assai semplice: come mai il coach campione di Turkish Airlines Euroleague firma un giocatore come James, liberato a suon di dollaroni (anche qui, ad oggi, ogni ipotesi è semplice fantasia e non saremo certo noi a partecipare all’indovinello) da Milano perché, secondo le parole del nuovo coach Olimpia, «non rientra nei piani tecnici della stagione»?

james al cielo

E’ molto ovvio che vi siano decine, centinaia, migliaia di opinioni differenti, tra i tifosi come tra gli addetti ai lavori,  trattandosi di faccenda veramente complicata e che, senza il conforto delle parole dei diretti interessati, si fa fatica a comprendere, in qualunque senso la si voglia interpretare.

Liberarsi, per di più pagando, del capocannoniere di Eurolega e dell’unica ragione tecnica per cui l’Olimpia è stata in corsa per i Playoff sino all’ultima giornata è effettivamente qualcosa che può insinuare dubbi. ma tra questi dubbi è bene che emerga una certezza, che è assoluta: Messina ha qualità tecnica ed umana nonché esperienza per gestire al meglio una situazione di questo calibro. Se ha deciso in questo senso,  con l’appoggio della nuova società e del GM Stavropoulos, una ragione assai seria c’è stata. Quale sia esattamente non siamo certamente noi a pretendere di indovinarla, ma altrettanto seriamente cercheremo di venire a capo della questione nei mesi a venire, senza che diventi un’ossessione, cosa che sarebbe positivo per l’ambiente milanese che non diventasse in genere.

Quindi nessuna follia dalle parti del Forum, questo è sicuro, e ci sono due dichiarazioni, una recente e pubblica ed una che abbiamo raccolto durante la stagione e per la quale rispettiamo la richiesta di anonimato, che dicono molto a riguardo e parrebbero interpretabili come un appoggio abbastanza chiaro alla scelta di Ettore.

«Mike James ha fatto quello che gli è stato chiesto». E’ il capitano Andrea Cinciarini a rilasciare questa dichiarazione in un’intervista. Come si può interpretare? Semplice ed assai trasparente, come il “Cincia” è sempre stato. Le chiavi del gioco di Milano sono sempre state in mano a James, che ha potuto fare di tutto, nel bene come nel male, senza alcuna regola. Quando il tempo volgeva al bello erano tutte rose e fiori, quando la vallata si è oscurata la notte milanese è diventata il riflesso buio di una mancanza totale di sistema, quel famoso piano B che poi esiste solo se c’è un piano A. Dare la totalità delle operazioni in mano ad un solo giocatore non ha pagato nella storia nemmeno col primo Michael Jordan, pensa un po’ se avrebbe potuto funzionare con l’acronimo del più grande di sempre. Ed ancor più grave è che quando il rapporto giocatore-tecnico è andato a sud, sono emerse problematiche irrisolvibili che hanno portato a momenti come quello col Pana, l’eclissi totale del pallido sole biancorosso.

«Sei proprio convinto che Milano giochi meglio con in campo James? Guarda che non è così, ne sono certo». E’ un grande campione a parlarci, nel mese di marzo, durante una conversazione in cui si sono toccati tanti temi sul basket europeo. Di fronte al parere di un grande interprete del gioco francamente le nostre certezze hanno giustamente vacillato ed una profonda riflessione è stata doverosa.

Ora, Ettore Messina ha assunto la carica di allenatore/presidente, o presidente/allenatore, come preferite, con un certo ritardo rispetto ai tempi che permetterebbero di lavorare da subito al 100% sul nuovo roster: questo non va dimenticato. Pensate semplicemente al mercato milanese dello scorso anno: Simone Pianigiani ha visto pressoché la totalità delle sue richieste esaudite («Forse ci manca un 4…» le sue parole) e molti di quei movimenti sono stati effettuati tra gennaio e giugno, come accade quando si può programmare. E’ chiaramente un’aggravante sull’esito della stagione Olimpia ed è situazione ben diversa da quella attuale, quindi è necessario tenerne conto sin da oggi e per il futuro prossimo. Già la stagione 2020/21 vedrà un grande “upgrade” in questo senso.

E’ assolutamente necessario ricordare anche che l’attuale Olimpia nasce sulle ceneri di un progetto mai decollato e dopo due stagioni che si possono definire da ogni punto di vista, sia tecnico che di immagine, le peggiori in assoluto dell’era Armani, basandosi sul rapporto spesa-resa. Le squadre di Banchi e Repesa non possono nemmeno lontanamente essere paragonate a quelle di Pianigiani poiché costruite su investimenti assolutamente inferiori di tanti, tantissimi punti percentuali. Qui non è questione di araba fenice o meno, perché non vi nulla di mitologico in Eurolega, ma, al contrario, vi è tanta realtà che è quella con cui ha dovuto fare i conti la nuova gestione e di cui, ovviamente, non ha potuto tagliare la totalità dei rami secchi nell’arco di poche settimane. Ma allora solo rami secchi o anche mele marce?

mike-james-olimpia con piangina

Mike James è stato una mela marcia all’interno dello spogliatoio milanese e del suo sistema di gioco? Noi abbiamo un tale rispetto per il gioco che mai ci permetteremmo di dare definizioni simili a livello personale. Chi sa è solo chi ha vissuto da dentro le segrete cose dell’ambiente milanese; noi parliamo di pallacanestro, il gossip lo lasciamo ad altri assai volentieri. Se poi qualche protagonista avrà dichiarazioni da affidarci, sarà sempre e comunque un piacere, nonché un dovere. Illazioni mai, anche quando basate su tante cose che abbiamo visto e che, dall’esterno, non ci sono parse il top, per usare un eufemismo.

Si può quindi andare oltre la questione “mela marcia” e pensare che Ettore Messina abbia voluto, e potuto, impostare un suo sistema di pallacanestro su principi differenti ed abbia avuto il coraggio, la forza e la determinazione per indicare una strada diversa a Milano? Per noi è semplicemente così e non vediamo alcuna ragione per cui dovremmo cambiare parere, a seguito della scelta dell’allenatore milanese, su Mike James, che continuiamo a ritenere la cosa più bella vista a Milano da Bodiroga in poi.

E ci permettiamo di aggiungere, con grande forza e decisione, che pensare che Messina sia coach che non gradisce le personalità ingombranti nello spogliatoio sia un delle cose più false, e per certi versi ridicola, che abbiamo mia sentito. Manu Ginobili, Marko Jaric, Rashard Griffith, Matiasz Smodis, Antoine Rigaudeau, Trajan Langdon, JR Holden, David Andersen,  Ramunas Siskauskas: in ordine sparso, ci ricordano per caso atleti di scarsa personalità questi nomi? Per favore, non scherziamo. Senza nemmeno poi passare al discorso NBA, che è comunque giusto tenere in seconda battuta trattandosi di esperienza da assistente. Non è semplicemente più corretto sostenere che, come ogni allenatore, anche per Messina vi sono stati rapporti quasi sempre ottimali coi grandi giocatori, mentre talvolta vi è stato qualche problema come è normale che accada?

Le parole, o meglio le cinguettate via Twitter, delle ultime ore di Mike James ci coinvolgono ed interessano come la terza divisone cipriota: se il giocatore ha qualcosa da dire credo ci siano diversi modi per potersi confrontare attraverso la stampa, soprattutto se si è convinti di essere nel giusto e di aver subito un trattamento scorretto. La stima verso le qualità cestistiche è direttamente proporzionale alla scarsa considerazione per questo modo di comunicare. E’ un pensiero “vecchio”? Sì, certo, come lo sono tante straordinarie memorie…

Ma arriviamo ad Itoudis ed alla scelta di portare il giocatore a Mosca. Non o nascondiamo, ci intriga e ne siamo felicissimi. Vivendo di queso gioco, come si può non essere impazienti di vedere quale sarà il risultato di questa nuova collaborazione cestistica?

dima e chacho

Taluni sostengono che sia stata una sorta di scelta obbligata dei russi dopo che quasi tutto il reparto esterni trionfatore a Vitoria ha lasciato la capitale (Higgins, Rodriguez, De Colo) e sarebbero arrivati diversi “no” da parecchi giocatori ricercati. In primis, a quanto ci risulta, l’unico reale diniego è arrivato, per ragioni assai particolari che evitiamo di menzionare, da Malcolm Delaney. Darrun Hilliard, per molti mossa secondaria, è stata una primissima scelta di Itoudis, così come Voigtmann, nata e cresciuta durante la serie di Playoff col Baskonia, che il coach greco ci ha definito «incredibilmente difficile, non sai quanto abbiamo dovuto lottare contro la loro durezza e come abbiamo dovuto giocare bene per batterli». Così come Janis Strelnieks è atleta sempre piaciuto da quelle parti (ci associamo…). Ovviamente mancavano punti nelle mani dal palleggio e dal pick and roll, nonché un talento che i tre fenomeni in uscita garantivano a bizzeffe. Mike James può dare questo, con tutti i dubbi legati alla personalità complicata. Ron Baker è polizza assicurativa “di sistema”: il CSKA si è rinforzato sotto canestro e cambia dimensione tecnica. Sarà vincente il terzo ciclo con l’ennesima rivoluzione tecnica? Saprà il grandissimo coach di Veria costruire la terza generazione di campioni su basi differenti dalle due precedenti? E’ una grande sfida e passa anche per il rendimento di Mike James. Le premesse ci sono tutte perché l’esito sia positivo, altrimenti vorremmo sapere da chi critica il mercato moscovita se pensava si sarebbe potuto fare meglio con 9 giocatori ed il coach stesso in scadenza. Ed aggiungiamo che il fatto di non avere proceduto ad alcuni rinnovi di questi atleti prima di giugno è stata una delle chiavi del trionfo di Vitoria. Per conferma rivolgersi ai giocatori stessi.

MJ è la grande sfida di “Dima”, come lo chiama solo il suo mentore Zele, così come la nuova Milano è la grande sfida di Ettore, ancor di più dopo una scelta così importante.

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Il campo, unico giudice supremo, ci dirà la verità, come sempre. Quello che sin da subito siamo certi è che si tratta di una doppia scelta che nasce da una complessità generale e da un paio di situazioni assai particolari: il disastro del biennio milanese e l’inatteso esodo dei vari Chacho, Nando e Cory.

Messina è garanzia totale di qualità tecnica e psicologica, così come Itoudis: perché non vedere gli accadimenti degli ultimi giorni semplicemente come dinamiche di mercato e di conseguenza del gioco che possono guidarci ad un stagione che sarà certamente la più spettacolare della nuova era di Eurolega?

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