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Il silenzio del mercato di Milano vuol dire lavoro e cambiamento

E’ cambiato il mondo all’Olimpia: Messina e Stavropoulos hanno bisogno di tempo e fiducia.

 

Il web, grande tiranno ed allo stesso tempo motore dell’informazione odierna, sta iniziando ad essere sommessamente in subbuglio. Tutti si muovono, secondo il popolo biancorosso milanese, mentre la situazione di apparente stallo in casa Olimpia viene da molti interpretata negativamente. “Tizio” firma qui, “caio” si accorda là, ma nessuno pare accostarsi realmente alla squadra di Dell’Orco, Messina e Stavropoulos.

Vi è motivo per tale allarmismo? A nostro parere assolutamente no e proviamo a circostanziare la nostra opinione attraverso i consueti 5, imitatissimi, punti di Eurodevotion.

LE INDICAZIONI DI COACH MESSINA

Tra le righe di una conferenza stampa di presentazione molto ampia e dettagliata, Ettore ha detto due cose da non sottovalutare, anzi, molto più incisive nel periodo di tante altre. Se della difesa e del passarsi la palla si è argomentato tanto, troppo poco si è sottolineato il passaggio riguardante i paletti rappresentati dai contratti in essere e quello sulla necessità di parlare con tutti gli atleti sotto contratto (e non, eventualmente). E se quella faccenda della difesa era un chiaro accenno “rivoluzionario”, visti i trascorsi da “Telepass” della retroguardia milanese nei due anni appena conclusi, è importante valutare quanto detto sui colloqui coi giocatori. Presentare un nuovo progetto, molto serio e reale, non è faccenda che si sbriga in pochi giorni: separarsi da chi non dovesse essere più parte di questo progetto per le più svariate ragioni, imputabili al giocatore od a decisioni del nuovo staff, è ancor meno sbrigativo, a meno che non si voglia prendere la scorciatoia delle rescissioni apparentemente consensuali ma che in realtà sono debiti per la società. E qui Milano ha già dato abbondantemente dato negli ultimi anni. Il concetto forse non è ancora “milanesissimo”, visto quanto accaduto sino ieri: Messina non è uomo da scorciatoie ed ancor meno lo è quando la responsabilità della gestione sportiva è sua, con quindi ovvie ripercussioni sulla situazione finanziarie del club.

IL ROSTER DI VALORE

L’Olimpia aveva un parco giocatori, soprattutto in quest’ultima stagione, assolutamente non inferiore a chi è arrivato quarto o quinto in Eurolega, perfettamente in grado di fare i Playoff. Il traguardo non è stato raggiunto a causa di una pallacanestro assai misera, nonché  di una gestione lacunosa da diversi punti di vista, che ha purtroppo avuto il suo apice negli ultimi due anni, con la scelta di un allenatore che era del tutto inviso alla quasi totalità dell’ambiente meneghino (e non parliamo solo di tifosi). Non vi è necessità di alcuna rivoluzione nei nomi, mentre è del tutto fondamentale che questa vi sia nella sostanza tecnica. Già i soli giocatori dello sorso anno sarebbero sufficienti ad un ottimo percorso europeo, se allenati bene come il coach catanese fa da sempre. Ovviamente vi sono dei correttivi importanti ed è su questo che si sta lavorando con la massima serenità e decisione, senza buttarsi in scelte affrettate e senza senso tecnico e finanziario.

GLI ITALIANI

giig e nick

Inutile girarci attorno, finché i vari Hackett, Datome, Gallinari, Melli e Belinelli sono altrove, è difficile, se non impossibile, pensare ad azzurri che abbiano un peso specifico importante in Eurolega. Milano ci ha provato a fondo con Nick, non ha lesinato sforzi con Gigi, mentre gli altri erano inarrivabili comunque per contratti in essere  e dimensione degli stessi nel caso degli atleti NBA. Il salto di qualità te lo garantivano solo quei nomi: purtroppo non sono arrivati ed allora bisogna lavorare in stile “Zele” al Fenerbahçe. Ovvero creare un gruppo di italiani che, seppur non eccelso come talento, abbia nella graniticità e nella preparazione tecnica la sua forza, diventando complemento importante quando richiesto. O forse vogliamo credere che i vari Mahmutoglu, Duverioglu, Guler etc siano così migliori di giocatori quali Cinciarini, Della Valle e Brooks, solo per citarne tre che hanno contratto? Certamente no, ma sono stati allenati alla perfezione, come Messina farà, e sono diventati parte integrante di un sistema che si basa principalmente su altri campioni ma che, nel momento del bisogno, hanno saputo supportare facendosi trovare pronti (l’esempio del Fenerbahçe dominante a Milano è chiarissimo).

I CORRETTIVI

Con alcune decisioni chiave ancora da prendere, su tutti la presunta questione James (la considereremo tale il giorno che dovessimo sentir parlare di separazione, oggi per noi MJ è un giocatore di Milano), vi sono tre situazioni tecniche che richiedono di essere rinforzate.

Sicuramente un 1-2 che abbia soprattutto un peso difensivo e fisico di un certo tipo. Non è fondamentale che sia più play che attaccante, quanto che sia un equilibratore in grado di giocare con James, con Nedovic, e, talvolta, anche con entrambi. Ecco perché non ci stupirebbe l’arrivo di una guardia con una certa struttura fisica, magari capace di giocare nel tanto amato post basso messiniano.

Un 2-3, che sia più 3 che 2: taluni lo definirebbero “3 and D”, in realtà ci attendiamo più un atleta “alla Jeffery Taylor”, capace di alzare il quintetto come guardia, di essere arma difensiva importante contro i fenomenali esterni del torneo e di velocizzare la transizione se schierato in ala piccola.

Infine un 4-5, un giocatore capace di fare la voce grossa in post basso senza disdegnare una certa perimetralità: praticamente quello che sarebbe stato Melli, magari perfino con qualche muscolo in più. Il sogno in questo ruolo, oltre al citato Nick, sarebbe Toko Shengelia, che non è certo felice della fuga da Vitoria di Voigtmann, Poirier e Hilliard, ma ha contratto blindatissimo. E sono proprio Nick e Toko i due nomi che le nostre fonti ci hanno riferito come maggiormente cercati dall’Olimpia.

toko

La Summer League ed il grande serbatoio americano, arcinoti a Messina e Bialazsewski, sono assolutamente in grado di fornire questi profili. Si possono finalmente fare scelte, vere, senza bisogno di inseguire solo a suon di dollari le scelte fatte in precedenza da altri. Ci vuole pazienza perché migliorare un roster assai valido non è automatico e soprattutto si sta voltando pagina, cercando di dimenticare le politiche dei “buyout” sconsiderati (Omic è l’ultimo) e delle spese folli senza un senso tecnico compiuto. L’accostamento di tanti nomi, abbastanza naturale in una situazione di cambiamento come quella milanese, non corrisponde alla realtà, se non in minima parte.

IL RITORNO ALLA SQUADRA “DI MILANO”

Gli ultimi due anni sono stati terribili, è inutile negarlo, per il pubblico milanese. L’allontanamento progressivo della gente, avvenuto a seguito di scelte scellerate e testimoniato dai dati di affluenza, è lì a testimoniarlo. La Milano di Leo Dell’Orco sta muovendo i primi passi proprio nella direzione auspicata da tutti, ovvero riavvicinarsi alla propria gente, senza più cercare di imporre situazioni sgradite: i muri si abbattono, non si costruiscono, almeno nello sport.

E l’Olimpia di Messina sarà questo: una squadra che vorrà lottare e che non uscirà mai dal campo senza aver dato tutto ed ancor di più. Lontana da quella sensazione molto spiacevole di insipienza che troppe volte si è vissuta negli ultimi 730 giorni. Dal Palalido al Palazzone, dal Palatenda al PalaTrussardi, per arrivare al Forum, il popolo meneghino ha sempre amato i lottatori, i giocatori che non si tiravano mai indietro. Ecco quel che sarà la squadra di Ettore, con l’aggiunta di uno spessore tecnico dello staff senza precedenti nel millennio.

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