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Mike James o non Mike James? Milano deve avere fiducia totale nella scelta di Ettore Messina

E’ il tema del momento in casa Olimpia Milano, certamente una scelta che caratterizzerà parecchio del mercato e del futuro di un club che si affaccia con rinnovata fiducia, o sarebbe meglio dire finalmente nuova,  alla prossima stagione di Turkish Airlines Euroleague. Questa fiducia ha due nomi chiarissimi: Leo Dell’Orco ed Ettore Messina.

Poi c’è Mike James…

Si è detto tutto ed il contrario di tutto sul giocatore di Portland e si è francamente fatta della pura fantasia, senza alcun elemento reale di giudizio, su quelle che sarebbero le idee del coach-presidente milanese riguardo la prosecuzione del rapporto con chi ha caratterizzato i ben pochi momenti positivi della recente stagione dell’Olimpia.

Nella consuetudine di Eurodevotion, abbiamo separato 5 situazioni che non sono assolutamente delle conclusioni ma che possono fungere da basi sulle  quali ragionare per capire quella che sarà la decisione finale che verrà presa nei prossimi giorni.

MESSINA : COACH E PRESIDENTE DELLE “BASKETBALL OPERATIONS”

Senza mezzi termini, è chiave fondamentale. Non siamo di fronte ad un coach che presenta le sue esigenze al club e viene accontentato o meno: qui c’è una sublime mente di pallacanestro che agisce anche da responsabile delle cosiddette “basketball operations”. Il tutto si traduce in una responsabilità a 360 gradi che comporta valutazioni globali. nella fattispecie c’è un contratto da ca 2mln netti annui che pesa in ogni caso. Se il club, attraverso la scelta di Ettore Messina dovesse volersi separare da James, vi sarebbe una transazione notevole da mettere in piedi perché obiettivamente, a parte la soluzione NBA, chi può mettere sul tavolo quei soldi in Eurolega? Le tre grandi, di cui certamente una non ha alcun interesse nel giocatore, e forse un altro paio di squadre. Transare solo per liberare il giocatore costerebbe uno sproposito e sarebbe limitazione finanziaria sul mercato nella direzione di altre scelte. Allo stesso tempo proseguire con il regolare contratto vorrebbe dire avere un costo importante che si traduce in necessità che un tale esborso paghi i corretti dividendi sul campo. Ecco perché il lavoro di Messina è decisamente complicato in entrambi i casi ed il doppio ruolo, in questo caso, è responsabilità ancor più ampia.

JAMES : NUMERI ECLATANTI MA…

Se a metà marzo ci sono i 10mila del Forum in piedi a cantare “MVP! MVP!” e dopo 15 giorni ci sono i 6mila del PalaDesio infuriati con lo stesso giocatore è chiaro che qualcosa, a livello di equilibrio manca. Ovunque. La stagione di Mike james è stata di alto livello. Quanto alto ce lo spiegano i numeri in relazione ai pari ruolo avversari.

Con 19,83 punti è stato il dominatore per punti segnati, con Higgins, secondo, distanziato a quota 14,88. Qui si insinua il discorso del sovrautilizzo: in caso di proiezione dei numeri sui 40 minuti diventa il quinto della classifica, dietro a Jordan Mickey, Nando De Colo, Cory Higgins e Brandon Davies.

Idem se parliamo di assist, dove è secondo a 6,37 dietro a Calathes. Ma sui 40 minuti, con una proiezione di 7,50 , il milanese è dietro allo stesso Calathes, nonché a Micic, Spanoulis, Campazzo, Heurtel, Jovic, Rodriguez ed Oliver, solo considerando i primi 20 della classifica.

Se parliamo di PIR, dove è primo a 20,23, in caso di dato sui 40 minuti (23,84) viene superato da ben 12 dei primi 20 della graduatoria. Luka Doncic nella scorsa stagione fu primo a 21,55 con proiezione a 33,21 sull’intera gara.

Mike James ha tentato 7,17 triple a gara, col 32,56%. Due grandi rivali, ritenuti gente che tira molto dall’arco nonché migliori nel gesto rispetto al numero 2 Olimpia, si sono fermati a 4,81 tiri (Micic col 37,08%) ed a 4,20 (Larkin col 44,90%). Francamente è dato preoccupante.

I minuti giocati, vero specchio dei numeri precedenti, dicono tutto: assolutamente il più utilizzato a 33’56”, davanti a Micov (31’18” alla sua veneranda età…). Valutando i pari ruolo troviamo Calathes a 30’58” e Micic a 28’12”: un abisso di differenza.

Infine è l’analisi delle precedenti esperienze di alto livello in Turkish Airlines Euroleague a confermarci che il problema più grande sia stata la totale ed ingiustificata sovraesposizione del giocatore. A Vitoria, nel 15/16, stagione conclusa con approdo alle Final 4, giocò 21’29” in “regular season”, 18’59” nella TOP 16, 29’38” nei Playoff e 22’51” a Berlino. Col Pana 16/17, più indicativo dell’anno seguente per numero di gare, furono 22 minuti in stagione regolare e 27’31” nei Playoff.

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LE CHIAVI DELLO SPOGLIATOIO O LE CHIAVI DI UN AUTO SENZA MOTORE?

Mike James è stato l’Olimpia Milano per tutta la stagione. Nel bene, come nel male. Con tutte le sue contraddizioni, che, per molti, hanno rappresentato dei “contro” ben superiori ai “pro”. Talento cristallino ed “ego” fuori dal comune (e dal controllo talvolta): non si discute. Correvano le prime, vincenti, gare di Eurolega quando un affermato professionista del settore ci disse: «James non si fida di nessuno tranne che di Nedovic. Se Nedovic si fa male, salta tutto». Direi che mai parole furono più realistiche: al 6-2 con Nedovic è seguito un successivo 8-14 col serbo sostanzialmente assente.  Se l’assenza del play balcanico è certamente alibi per i risultati, è chiaro che a Mike James sono state date le chiavi dello spogliatoio e quelle della macchina, senza pensare che il carattere del giocatore non è quello del leader da spogliatoio e che, sebbene al volante, la macchina che guidava era senza un dettaglio chiave, ovvero il motore. Che vuol dire sistema di gioco in grado di andare oltre le individualità. L’esito della stagione è stata normalissima e prevedibilissima conseguenza.

COSA FARE DA GRANDE? ORA O MAI PIU’

Mike James è uno straordinario giocatore di pallacanestro in diverse situazioni. Ve ne sono altre da correggere, non certo secondarie, ma si sta parlando di livello comunque alto, come testimoniano le sue precedenti stagioni europee. Ora però è il momento della scelta, definita, finale. Chi e cosa vuole essere nel momento fondamentale di una carriera? L’assoluto protagonista di contesti discreti ma non vincenti oppure il giocatore che sa condividere palla e responsabilità in una squadra costruita per il successo? Mike James può esserlo ed ha un’occasione grandiosa sotto la guida di un Coach che appartiene all’élite mondiale (parole di RC Buford, che contano giusto un filo più della nostra opinione…). Messina non è un allenatore che fa sconti, ma è persona di attitudine ed intelligenza superiore che sa come gestire uomini e situazioni. Ma gestire ed essere gestiti è operazione che comporta la presenza di due soggetti che vogliano la stessa cosa.

LA PALLACANESTRO DI ETTORE E’ PER GIOCATORI INTELLIGENTI

Questo vale per tutti i grandi allenatori, non è un segreto. Ma nello specifico il sistema di Messina vuol dire saper leggere le situazioni, sia davanti che dietro, e cercare sempre di imporre. Dal celeberrimo “point five”, quel mezzo secondo che non si deve superare per scegliere, sino al concetto di concretizzare i vantaggi a seguito dell’entrata rapida nei giochi d’attacco, anche nel caso del “pick and roll”, è tutta una questione di scelte e di esecuzione che porti ad occupare spazi nei tempi giusti per ottenere il miglior tiro possibile. E proprio quel miglior tiro, nella pallacanestro giocata da Milano quest’anno, è spesso stato considerato quello derivante dallo sfruttamento del primo blocco, in pratica la rinuncia ad una pallacanestro di squadra a favore di una scorciatoia che alla fine ha portato al nulla. Come ogni scorciatoia. Non sarà così con Ettore e non potrà mai esserlo anche in caso di Mike James saldamente in maglia biancorossa. Non è questione di compromessi, ma soltanto di accettare la leadership tecnica della panchina e di credere in un sistema, cosa che non era necessaria quando di quel sistema non vi era traccia. E proprio qui entra in gioco il concetto di intelligenza cestistica, che poi lo deve essere anche non cestisticamente: vorrà e saprà Mike James elevare il suo gioco al livello dei veri grandi, ovvero coloro che mettono il proprio grande talento al servizio della squadra con unico fine la vittoria?

Non è un dilemma e non è un margherita da sfogliare per una Milano che ha scelto senza indugio:  a scegliere sarà Ettore Messina. Vuol dire essere in una botte di ferro.

 

 

 

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