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Moerman e le scelte di Ataman: 3-2 Efes. La Spagna ai piedi di Jaycee Carroll.

Gara 5 in Turchia e gara 2 in Spagna. I verdetti dicono Efes e Real, entrambe la macth point mercoledì.

EFES vs FENERBAHCE 86-76 (serie 3/2 gara 5 mercoledì alla Ulker Arena)

  • E’ ormai regola non scritta ma assai efficace nella sua applicazione. Quando il Fenerbahçe scollina oltre i 30 tentativi dall’arco, la vittoria si allontana progressivamente. L’attacco della squadra di Obradovic è uno dei meccanismi migliori al mondo per organizzazione e talento, il che vuole dire perfetto bilanciamento tra palla dentro e palla fuori, con minaccia per l’avversario distribuita equamente. Quando manca questo equilibrio, la faccenda si fa dura, soprattutto in un contesto di grandissima difficoltà fisica come quello dei campioni in carica. Non tragga in inganno la percentuale discreta, perché molte di queste triple a segno sono arrivate a buoi ampiamente scappati.
  • Moerman domina la gara come ha saputo fare in tante occasioni durante la stagione europea. Non straripante (…) nelle prime 4 occasioni, ieri ha preso in mano la questione senza mollarla un attimo: pericoloso sugli 8 metri, ha creato grande imbarazzo tra i pari ruolo avversari, portandoli a giocare in situazioni assai sgradite.
  • Ataman, camaleonte del pino se ne esiste uno, ha chiuso l’area scommettendo, ancora una volta in modo vincente, sul tiro da tre avversario. Ma non è solo quello, perché non è la prima volta nella serie che i suoi mettono in campo una difesa a tratti veramente competente  e ben organizzata sia sugli esterni che sui lunghi.

PS – Il piccolo incidente diplomatico che ha seguito l’infortunio di Gigi Datome (ce lo ha descritto nella notte la nostra Deniz Aksoy) non è una splendida pagina da raccontare. Se vi saranno ulteriori chiarimenti, saremo i primi a darveli. Importante che Gigi stia bene, ambulanza o non ambulanza. Così come la regola “panda” che ci obbliga a vedere in campo alcuni giocatori di livello veramente basso, non sappiamo cosa possa portare di buono alla pallacanestro turca.

REAL MADRID VS BARCELONA 81-80 (serie 2/0 – gara 3 mercoledì al Palau)

  • Ancora una volta stava per andare in scena la maledizione dell’asfaltata in gara 1, quella che dai tempi di Celtics e Lakers, vede soccombere nel secondo episodio chi ha stradominato il primo. Ma il desiderio Real si è perfettamente accompagnato al suicidio Barça, perché tale è stato. Ovvio che se da una parte hai dei campioni che non vogliono perdere nemmeno a briscola con la nonna e dall’altra una squadra con minor talento che gioca troppo “soft” i momenti decisivi, dopo aver ampiamente controllato, queste cose accadono. Ed accadono per delle ragioni specifiche che hanno, soprattutto due nomi: Jaycee Carroll e Chris Singleton.
  • L’ex teramano, per due anni missionario mormone in Cile prima di riprendere col basket a Utah State, si dimostra ancora una volta killer con la faccia d’angelo. Quando serve, lui la mette. In uno squadrone dal talento smisurato, lui è ago della bilancia, fondamentale per rendere pratico ed effettivo il vantaggio che proprio quel talento porta al Real. Il furto di Rudy è… “solo Rudy”, il passaggio di Llull è la ferma certezza dell’essere campione, la finta (Claver è atterrato o è ancora in volo verso la quinta fila?) e tripla che chiude gara ed indirizza totalmente la serie è la sintesi di una carriera “decisiva”. I numeri del nativo di Laramie, che rappresenta la nazionale dell’Azerbaijan, sono nulla rispetto all’impatto avuto nei 22 minuti di impiego. Jaycee Carroll non tradisce mai. Come i campioni.
  • Chris Singleton è esattamente l’altra faccia della medaglia. 1/5 al tiro, 2 rimbalzi (5 in due partite…) ed un’impalpabilità che ormai abbiamo visto troppo spesso in stagione. Quanto è lontano il giocatore di grande intensità di Kuban? Sul tiro libero sbagliato da Llull se la prende comoda, commettendo, senza alcuna dinamicità, almeno 4 falli su Thompkins, che abbraccia pigramente e distrattamente. Come sia possibile un atteggiamento del genere di fronte ad una situazione di tale importanza è un mistero. La stampa catalana, così come buona parte della tifoseria blaugrana, lo ha spesso messo sotto accusa per un eccesso di triple rispetto al desiderio di andare a rimbalzo: il processo, se fosse mai stato necessario che durasse una stagione, è chiuso. Il verdetto, con poche chanches di appello, è una condanna chiara e semplice. Molto di questo 0-2 catalano è sua responsabilità, perché questi errori di fronte alla “Casa Blanca” si pagano pesantemente. Un vero peccato, perché per tutta la gara il piano partita di Pesic aveva portato gli avversari a doversi confrontare sul terreno preferito dagli ospiti, la cui difesa è stata spettacolare come tante volte in stagione. Ora la montagna da scalare è altissima.
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