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Un grande Micic porta l’Efes all’1-1. Domani temperatura bollente alla Ulker Arena.

Serie dell’anno doveva essere e serie dell’anno si sta dimostrando.

Dopo i primi due episodi giocati sulla sponda europea è perfetta parità tra Anadolu Efes e Fenerbahçe Beko, con gli”asiatici” ad un tiro dal 2-0 eventualmente fondamentale alla vigilia di due gare casalinghe.

Grandissimo spettacolo, qualità di pallacanestro altissima, panchine reattive e chiare nelle scelte: è tale il livello avversario che entrambi i coach spesso si trovano di fronte a dover concedere qualcosa, poiché tutto non si può intercettare a squadre di così ottima fattura.

C’è tanta pallacanestro e c’è tanto contorno per una sfida che vuol dire supremazia cittadina, nazionale ed anche importanti prospettive europee, soprattutto dopo la semifinale di Vitoria dominata dagli uomini di Ergin Ataman.

Il quale coach si è presentato in campo con le cuffie durante il riscaldamento. «Visto che per la Federazione turca sono ammessi insulti e minacce, ho preferito concentrami con della buona musica». La palla a due l’ha alzata lui nello spogliatoio con il chiaro riferimento allo stato di alta tensione riguardo il trattamento che i tifosi del Fenerbahçe gli starebbero riservando.

MICIC ED UN DOMINIO CHE CONTINUA

Dopo una stagione straordinaria in Turkish Airlines Euroleague, il serbo sale in cattedra anche in questa serie, che aveva iniziato sotto l’abituale rendimento domenica. 30+6+4 è solo parte dell’impatto terrificante sulla gara. Tutti i canestri decisivi, dall’arco come in penetrazione, sono i suoi. Guida la squadra alla rimonta e la conduce al successo in un “overtime” sufficientemente dominato. Questa volta le trappole degli esterni di Obradovic non sono state sufficienti ed è tornata un po’ pericolosamente in mente la situazione dell Fernando Buesa, dove in 1vs1 non si teneva né lui, né Larkin.

LE ROTAZIONI

Ad 8 sia quelle di Ataman che quelle di Obradovic. Se per Ergin si può parlare di scelta, nei limiti delle regole turche, per Zele è obbligo.

Assai particolare che la realtà dei fatti dica Micic, Larkin e Motum oltre i 40′, Dunston a 39’40” e Beaubois a 36’27”, con Metecan Birsen, Dogus Balbay e Sertac Sanli appena sopra gli 8′. In sostanza quegli 8 ruotati sono in realtà 5 con brevissimi riposi, spesso dovuti a problemi di falli che sono naturali se sei sempre in campo.

Il coach serbo ha solo Melli (41’21”) e Kalinic (40’25”) oltre quota 40′. Guduric è oltre i 38′, Sloukas a quota 34’09” ma tutti gli altri vengono coinvolti maggiormente, nessuno sotto gli 11’50” di Duverioglu.

E’ tema fondamentale poiché per il Fenerbahçe non potrà cambiare, mentre l’Efes potrà ruotare i suoi stranieri (5 al massimo in campo).

LE SCELTE E QUEL TIRO DI NICK…

Obradovic ha deciso: agli avversari vanno concesso triple statiche, molto meno quelle più dinamiche, dove Micic e Larkin fanno male. Il piano funziona abbastanza bene sinché non sale in cattedra il buon Vasilje, che le alterna a penetrazioni incontenibili, soprattutto per Sinan Guler. E la sconfitta nasce proprio quando gli esterni gialloblu perdono di vista i pari ruolo: nasce da quelle situazioni sia la rimonta che il parziale decisivo finale.

Melli fallisce il KO (potenzialmente definitivo) sulla sirena dei regolamentari. Una leggera perdita di bilanciamento fa uscire il tiro “too strong”, come direbbero gli americani. Nulla che possa minimamente intaccare il valore di una prestazione notevolissima di un giocatore che è forse il più completo d’Europa tra i 4 ed i 5.

L’Efes del primo tempo è ancora legato e sotto ritmo, come in gara 1. Quello della ripresa assume gli abituali connotati di aggressività offensiva che è motore anche per la difesa. I 46 punti ed i 15 nel supplementare sono musica ben diversa dai 56 totali  nella sconfitta di domenica.

I NUMERI

Per certi versi in controtendenza con la stagione, ma ovviamente incidono le assenze del Fener.

Ataman vede i suoi a 27/34 da due e 7/20 da tre. Obradovic 20/33 da due e 12/29 da tre. Sono percentuali notevolissime per entrambe le squadre, ma è chiaro che la presenza di un solo Vesely, ad esempio, avrebbe bilanciato quei numeri in modo più in linea con le tendenze di tutto l’anno.

LE PAROLE DEI COACH E QUEL GHERARDINI…

«Abbiamo molto di cui essere contenti per questa gara. Potevamo vincerla, non lo abbiamo fatto, ma ora si torna a casa nostra». Zeljko è chiaro, diretto e ben focalizzato su quanto accadrà tra giovedì e sabato.

«Saremo campioni! L’ho scritto sui miei social e ne sono convinto. Oggi siamo arrivati mentalmente pronti, cosa che non eravamo domenica». Ataman non conosce mezze misure e banalità, mai.

A margine da segnalare parole importanti di Maurizio Gherardini, che, dopo i complimenti all’Efes,  si sofferma sulla qualità dell’evento, unico per avere protagoniste due partecipanti alle Final 4, richiedendo altrettanta qualità per l’organizzazione vista nella sua globalità. Concetti da analizzare bene, nell’ottica di gara 3 e 4 che si preannunciano roventi. L’origine di questa rivalità e dell’avversità del popolo del Fenerbahçe verso Ergin Ataman nasce da lontano. Vi racconteremo tutto nei dettagli domani.

 

 

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