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NBA

Toronto domina gara 4: la storia è ad un passo

Semplicemente più pronti, semplicemente più decisi, semplicemente più forti. Oggi. Ma è proprio oggi che si scrive la storia delle Finals 2019 in NBA ed allora questi Raptors si può tranquillamente sostenere, non senza grande sorpresa, che siano la miglior squadra della lega di Adam Silver.

La storia dei Playoffs è stracolma di mille eventi, l’uno differente dall’altro, ma ha un filo conduttore che da sempre ne detta le regole fondamentali: essere pronti. Quanto la squadra di Nick Nurse lo sia, in modo decisamente superiore all’avversario, lo dicono i risultati e lo dicono una miriade di possessi in cui traspare la maggior reattività ed il superiore controllo del gioco.

3-1 e storia molto vicina. I 5 consueti punti di #eurodevotion per una gara 4 che assume a  questo punto, quel ruolo di “pivotal game” che spesso viene accostato agli episodi dispari delle serie.

KAWHI, KAWHI, KAWHIIIIIIII…..

Come staranno dalle parti di San Antonio? E’ gente saggia e competente, quindi non vi sarà alcun dramma, ma certamente quanto sta dimostrando il fenomeno ex Spurs, per tanti sconosciuto quando giocava col 15 di San Diego State, è perfino oltre quanto già si sapesse. Stratosferico in tutti i Playoffs, inarrivabile questa notte. Ogni tanto ci si dimentica perfino che sarebbe un grandissimo difensore. I canestri che mettono la pietra tombale sulle speranze Warriors sono i suoi, l’equilibrio con cui guida l’attacco Raptors è inimitabile. L’MVP di questa lega,  a questo livello, oggi è lui.

WARRIORS? NON SONO QUESTI

Ovvi i meriti dei canadesi, ovvio che il vento del nord sia in grado di spazzare via tutto e tutti, ma altrettanto chiaro che la squadra di Steve Kerr sia molto lontana dal suo rendimento medio, che poi è quasi sempre alto. La cosa che è maggiormente mancata, rispetto al collaudassimo sistema, è la capacità di entrare nei giochi con immediatezza, costringendo la difesa ad un lavoro costante sui 24 secondi. Di conseguenza sono venuti meno anche parecchi tagli dal lato debole, marchio di fabbrica della Baia.

Chiaro che abbiano inciso le condizioni precarie dei rientranti, nonché le assenze, tuttavia è la stessa NBA con la sua storia a ricordarci come spessissimo, in passato, si sia andati oltre le singole condizioni in presenza di organizzazioni collaudate. Diverse volte, in stagione regolare, abbiamo sentito i protagonisti della Oracle dichiarare che «così facendo non si va lontano». Eccoci, al momento della verità, che ci porta al punto seguente, legato alle mille voci sul futuro.

KEVIN DURANT ED IL FUTURO: TROPPI INTERROGATIVI PER UNA FINALE?

Ha detto perfettamente, al solito, Flavio Tranquillo in telecronaca: « E’ evidente che il problema Durant abbia un’influenza anche superiore a quanto possiamo pensare». Tutto assolutamente condivisibile. A poco più di 3 settimane da una “free agency” che potrebbe ridisegnare la geografia della lega, la situazione del ex Thunder è un macigno difficilmente rimovibile dai progetti nel breve dei Warriors. Cui si aggiunge un Klay Thompson che un giorno sì ed uno no è un altro “ex”.

Mettiamoci pure l’infortunio di KD e probabilmente la frittata è fatta. Così anche un ambiente in grado di gestire stelle ed equilibri in modo magistrale come quello di casa Kerr, finisce molto a sud.

SIAKAM, GASOL, LOWRY E LA MISSIONE

Sì, in “missione” lo sono eccome. La dimostrazione più chiara è la prima parte di gara, quella in cui nessun Raptors avrebbe segnato anche se avesse trovato una vasca da bagno al posto del canestro. Un flash di Kawhi basta per rimanere a contatto. E’ un affarone lo score di metà gara e per quella missione ci sono tutti, senza alcuna esitazione.

Alla ripresa delle operazioni Toronto va in fuga e non si volta più indietro. Golden State intravede soltanto la targa, nulla di più.

GARA 5: CONSACRAZIONE DA SAPER GESTIRE ED ULTIMA OCCASIONE DA CAMPIONI

Lunedì, in una Scotiabank Arena che si preannuncia un filo calduccia, andrà in scena uno spettacolo per certi versi indimenticabile. Sia chiaro, oggi pensare ad una rimonta Warriors cozza molto con la realtà, ma il passato recente targato Lebron istruisce prudenza.

Non sarà per nulla facile la gestione Raptors. Da “vittima scarificale” ad inizio serie  a favoriti netti oggi, per quasi tutti già con l’anello al dito. La prima difficoltà da affrontare è l’esordio in una finale, e lo hanno fatto in modo straordinario. Ora vi è il momento della consacrazione, montagna ancora più alta ma parte dei quali versanti si sono già scalati con esecuzioni esemplari ed attitudine perfetta. Come fare? Kawhi. Sa come si vince ed ha un atteggiamento perfetto : «Vado in campo e penso solo a vincere, non mi interessa alcun condizionamento».

Steph, Klay ed il possibilmente rientrante KD? «Never understimate the heart of a champion». E’ Rudy Tomjanovich la speranza californiana. E questi campioni lo sono per davvero. Certo che sentire un Kerr dichiarare che «Non avevo capito bene che KD non potesse giocare» o giù di lì, non fornisce certo l’idea più confrontante sul futuro della serie e non solo. E come aggiunse il GM Myers, «Bisogna vivere al massimo l’attualità, perché nulla è eterno, soprattutto in una lega che vive a questi ritmi».

Saranno ancora una volta i ritmi Warriors? Tra poco più di due giorni lo sapremo.

 

 

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