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Focus ON

Olimpia, ci vuole realismo: confermare Pianigiani è una follia.

Tutte le ragioni per cui non si può nemmeno arrivare a   pensare che il nuovo corso del Forum possa ripartire con in panchina il coach senese, responsabile del peggior disastro sportivo dell’era Armani.

 

Rischia di essere la notizia dell’anno, di certo potrebbe assumere immediatamente i connotati della peggior scelta sportiva di sempre.

La premessa è chiara: secondo le fonti di Eurodevotion, esiste un partito che vorrebbe il contradaiolo della Lupa ancora sul pino biancorosso, ovviamente su input dell’uscente Livio Proli, mentre il vento del cambiamento vorrebbe un coach nuovo, in grado di migliorare praticamente tutto ciò che riguarda il lavoro dell’allenatore nonché di ricostruire il rapporto con un pubblico che è stato preso a schiaffi dalla scelta di due anni fa. Quanto scritto dal Corriere della Sera, a firma De Ponti, è certamente autorevole e degno di rispetto, ma non trova riscontri altrove: chi ha riportato la notizia lo ha fatto citando Via Solferino. Nulla di più.

Chi sarà a prevalere nella scelta? Ovviamente uno solo, e quel “solo” è come potrebbe sentirsi Pianigiani sulla panchina di Milano in caso di prosecuzione del rapporto. Perché l’ambiente biancorosso, e per ambiente non si intende solo la tifoseria, ha già logicamente scelto e non certo a favore dell’ex allenatore della MontePaschi.

Come sempre, a noi interessano il gioco e tutte le sfaccettature che lo riguardano ed allora è proprio da tutto ciò che vogliamo partire per analizzare le ragioni dell’impossibilità di prosecuzione di un rapporto che è nato male, proseguito a stento e finito (perché nei fatti “e’ finito”) nel peggiore dei modi, peraltro  da chi scrive ampiamente previsto.

Eccole quindi, le 10 ragioni per cui l’Olimpia deve separarsi da Simone Pianigiani.

I RISULTATI

Tiranni senza pietà, ci dicono che due Supercoppa ed uno scudetto vinto grazie ad un miracolo di un giocatore già tagliato ed all’infortunio di un titolare che non sarebbe mai stato accantonato altrimenti,  sono bottino gravemente insufficiente per chi disponeva di un roster ottimo lo scorso anno, straordinariamente superiore in questa stagione. Cantù e Bologna in Coppa Italia sono pagine nere, i Playoff mancati di Eurolega sono una colpa tecnica evidente, l’eliminazione con Sassari, dopo la sofferenza con Avellino, è la pietra tombale che nessuno può pensare di rimuovere. Non vi è terzo giorno per risorgere, non vi sono miracoli per chi è stato bocciato dalla realtà. Non vi deve essere terzo anno basandosi sull’accaduto.

LA STRUTTURA TECNICA

Molto, molto misera e senza attenuanti di alcun tipo. Un gioco monotono e monocorde, limitato al minimo indispensabile che si può vedere nelle terze categorie nazionali, come unica regola imposta ad atleti che richiedono molto di più. Il “pick and roll” centrale è una soluzione per tutti e ma l’unica per l’Olimpia, il lato debole è forza per chi eccelle ma oscurità totale per l’Olimpia, i movimenti senza palla sono libro di testo per chi insegna il gioco mentre non sono nemmeno l’indice per l’Olimpia, la difesa è tutto per chi vince ed è il nulla completo per l’Olimpia. Che un tecnico possa essere migliore in una cosa piuttosto che nell’altra è normale, ma che sia manchevole completamente in tutto ciò è francamente difficile da digerire. L’Olimpia di Pianigiani ha giocato una pallacanestro orribile per due anni, con l’aggravante di interpreti di buonissimo livello.

I RAPPORTI COI GIOCATORI

Del Goudelock accantonato dopo il dono scudetto si è già detto, e poteva starci assolutamente come scelta, ma oggi le facce dei protagonisti milanesi sono lì a ricordare a tutti cosa non sia questa squadra. Se si arriva al “Cinciarini furioso”, sulle cui espressioni si potrebbe fare un film muto di grande successo ed espressività, si può dire che la misura sia colma. Mike James è diventato un problema? A parte il giudizio sul giocatore, che non interessa in questa fase, chi lo ha reso tale? L’inizio del rapporto e della gestione fu ottimale, e non mancammo di sottolinearlo, ma poi, vista la non crescita della squadra, la faccenda è andata alla deriva. Che finisse in questo modo era ben più che prevedibile.

Gli italiani segnatamente, ma lo stesso mancato coinvolgimento di parecchi giocatori è stata una delle cause dell’ovvia situazione di fine stagione, anche questa prevedibilissima già da metà novembre.

Senza contare il caso Nunnally: in tre mesi o poco più, solo problemi di rapporti. Discreto record in così poco tempo.

Ripartire da una situazione tale è il modo migliore per affrontare una stagione con perfino 8 gare di stagione regolare in più? Assolutamente no.

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LE ROTAZIONI

Che la stagione fosse lunga lo sapevano tutti e presumiamo lo sapesse anche la guida tecnica milanese, nonché chi lo affianca. Che far giocare gare da 30′ in LBA ad ottobre e novembre fosse poco ragionevole ed ancor meno giustificato dall’importanza della posta in palio era cosa altrettanto comprensibile sin da subito. I record di minutaggi di Mike James ed ancor peggio di Vlado Micov sono stati una follia gestionale che ha causato l’esaurimento delle risorse dei due giocatori più importanti del roster, nonché l’accantonamento di ogni possibilità di crescita del gruppo. Milano è andata a casa abbastanza nettamente con Sassari e la domanda che ne deriva è assai chiara: Della Valle, Burns e Fontecchio, nell’ordine che si preferisce, non hanno alcuna chance di giocare contro Spissu, Gentile e Polonara? Inutile rispondere, basta rivolgersi alla storia recente. E se vogliamo andare oltre, gente come Guler o Mahmutoglu, piuttosto che Balbay, vista anche al  Forum in grande spolvero, è così tanto superiore ai nomi suddetti od a Capitan Cinciarini? Certo, in questa stagione lo è, poiché la fiducia ai biancorossi nazionali è stata colpevolmente azzerata.

LA COMUNICAZIONE

Forse il punto addirittura più dolente in un mondo come quello attuale dal quale lo sport non è esente. Se non credete a chi scrive, provate a porre la domanda ai giocatori od agli addetti ai lavori? Si è mai vissuto uno scempio comunicativo come quello messo in atto dal coach senese in questi due anni? Decine e decine di esempi assolutamente terribili.

Da «Una squadra di Eurolega non può correr dietro ai piccoli di Cantù»  a «Oggi volevamo giocare una gara seria», da «Il proprietario di Valencia è l’uomo più ricco di Spagna» (Ortega, Mr Zara, mi sa che ha da dire a riguardo…) a «Manda una mail se vuoi sapere come stanno James o Nedovic, io non lo so», attraverso i soliti cavalli di battaglia tipicamente perdenti del tipo «Siamo in emergenza», «Dobbiamo distribuire cose», «Dobbiamo rimettere in ritmo… (Tizio o Caio)», «Siamo una squadra nuova», «Siamo stanchi…» (a novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo…) etc etc etc. Forse solo il celeberrimo «Stavamo giocando bene, poi è iniziato a piovere…» di Walter Mazzarri all’Inter supera queste affermazioni…

Incredibile, tanto da insinuare il dubbio che quanto detto fosse in realtà una presa in giro di chi ascoltava, dubbio peraltro immediatamente accantonato. Certo è che se a domande vere non ha mai dovuto rispondere e se si è permessa la presunta tecnica del portare ogni risposta al “pippone” usuale con cui si prova  portare il discorso solo sul tema che fa più comodo, allora è chiaro che qualche serpente lo si è pure incantato. Ma quando il capannello di curiosi si è dissolto ed il serpente è tornato nella cesta, lo spettacolo, presunto, è terminato ed è rimasta la desolazione del nulla. Ci fosse stato il confronto… non finiremo mai di farlo notare.

Abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con i maggiori interpreti delle panchine di tutta la Turkish Airlines Euroleague e la prima cosa che abbiamo notato è il grande orgoglio e la voglia di non mostrarsi deboli con alcun rivale: mai una lamentela, mai un piagnisteo, mai nulla che fosse diverso dal credere nel proprio lavoro. E quando questo lavoro ha portato a risultati negativi, ecco l’ammissione di colpa quella degli uomini veri, nonché coach veri. Può bastare Obradovic? «Se andiamo in campo con questo atteggiamento la responsabilità è mia». Nel caso c’è Jasi: «Se giochiamo in questo modo è perché siamo ci siamo allenati male e la responsabilità è dell’allenatore».

A Milano di tutto ciò nemmeno l’ombra ed a furia di cercare scuse e giustificazioni il messaggio ai giocatori è stato psicologicamente il peggior possibile, con tutto ciò che ne è giustamente derivato.

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LA MANCATA CRESCITA DI SQUADRA

Efes, Baskonia, Maccabi, Barcellona, Panathinaikos, lo stesso Cska campione: sono solo alcuni esempi di chi in corso di stagione è cresciuto a dismisura, migliorando la qualità della propria pallacanestro in Eurolega. Così come hanno fatto diverse squadre italiane, da Sassari a Cremona, da Venezia a Trieste. Milano? Crollo verticale e problemi sempre più grandi a livello tecnico e psicologico. Gli infortuni come attenuante? In minima parte, perché è proprio la creazione di un sistema valido a sopperire a quel tipo di problemi. Sistema che  a Milano pareva in creazione ad ottobre ma che progressivamente è sparito. Con valori del genere a disposizione è inammissibile.

LA VALORIZZAZIONE DEL ROSTER

Degli italiani si è già detto, ma Kuzminskas, Brooks e Tarczewski sono altri casi eclatanti, al pari di Bertans che tratteremo separatamente. Il lituano costantemente fuori ruolo e spesso dimenticato sul pino, il naturalizzato ex Sassari trattato come terminale per gli scarichi che non è, il centro costretto a dover fronteggiare l’incredibile in difesa, causa sistema di rotazioni ed aiuti insistente. Così i giocatori non migliorano, non si sentono al posto giusto e valorizzati e ciò che ne consegue è un ovvio rendimento insufficiente rispetto al potenziale.

DAIRIS BERTANS, IL PIU’ GRANDE ERRORE

In una pallacanestro in cui ogni squadra di alto livello vuole fortemente il tiratore di striscia, quello che in tre possessi può far girare una gara ed una stagione, l’Olimpia di Pianigiani ha rilasciato il lettone per mandarlo a giocare qualche minuto in NBA a fine stagione. Ora, pensiamo con logica: quale può essere la ragione per cui un giocatore di tale levatura un scelta del genere? Non crediamo serva continuare. Gli effetti si sono visti.

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L’IMPOSIZIONE ALLA NUOVA DIRIGENZA

Il mondo ideale non esiste, ma quello sportivamente ideale deve almeno essere cercato. Se è vero che arriverà un nuovo plenipotenziario cestistico, come si può lontanamente pensare che non sia lui stesso a scegliere l’allenatore con cui collaborare? Il legame GM-coach è di fondamentale importanza e, nel caso servisse un esempio, la coppia Gherardini-Obradovic è sufficientemente esplicativa. A meno che, e non ci permettiamo di escluderlo a priori, chi arriverà non sia d’accordo sul nome del coach del disastro di quest’anno. Ma appunto, dipende dal nuovo dirigente…

IL RAPPORTO DA RICUCIRE COL PUBBLICO

Sfatiamo un mito, quello dell’essere esigente che si dice del pubblico di Milano. All’ombra della Madonnina si è amato il Billy della Banda Bassotti almeno quanto, se non addirittura di più, della Tracer dello Slam. L’unica cosa che la gente milanese chiede è la lotta, dura e senza risparmiarsi. In campo questa, tanto, quasi tutto viene eventualmente perdonato.

I tifosi si sono sentiti, nella stragrande maggioranza, presi a pallate in occasione della scelta di Livio Proli di due anni fa. Qualcuno ebbe anche la lungimiranza di andare oltre l’incompatibilità ambientale, parlando chiaramente di inadeguatezza tecnica, come poi accaduto.

Ora per Milano è il momento di ricucire e di ricompattare un ambiente dilaniato dalle polemiche e dalle critiche: questo va fatto attraverso la scelta di un allenatore che dia fiducia, aria di rinnovamento e voglia di ripartire da un roster che è di notevole valore, sul quale lavorare con pochi correttivi. Simone Pianigiani non può essere questa scelta poiché, anche per il bene del coach stesso, l’ambiente che si troverebbe ad affrontare sarebbe insostenibile, per colpe sue e di chi lo ha sostenuto ed affiancato. Una lenta ed inesorabile agonia che porterebbe, a meno di miracoli, ad un esonero prima di Natale.

La nuova Milano può ripartire con queste premesse? La risposta è no. Ed il gruppo presieduto dal Signor Armani non dovrebbe commettere un errore di questo tipo.

 

 

 

 

 

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