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Sassari è straordinaria, Milano è la solita, senza difesa e senza gioco di squadra

Nulla di nuovo sotto il cielo meneghino: a pallacanestro si gioca in 5 e questa squadra non lo fa mai.

 

L’Olimpia crolla al supplementare al cospetto di una Dinamo Sassari superlativa nella sua efficacia, semplicità e forza morale. Il pallino della serie è saldamente nelle mani degli uomini di Pozzecco, meritevoli molto oltre l’esito delle due gare.

L’entusiasmo che accompagna tutta la Sardegna, per una stagione che solo tre mesi fa pareva follia soltanto pensare, si accompagna allo sconforto totale dell’ambiente biancorosso, ad un passo dal fallimento totale dell’intera stagione.

Francamente difficile credere che questa Olimpia abbia la forza soprattutto mentale per vincere a Sassari due volte: per la Dinamo sarà fondamentale non pensare di avere 2 match point, con la volontà di chiudere il discorso domani sera.

Milano, per farcela, dovrebbe cambiare qualcosa che non cambia da due anni. Ieri sera è riuscita a perdere una partita in cui ad un certo punto tirava 16/30 da tre (James 8/9…)… 

La notte del Forum ci ha regalato tantissimi flash, tutti estremamente interessanti per farsi un’idea di quanto accaduto. Ieri sera come nel resto della stagione, soprattutto nel caso milanese.

 

I PARZIALI 

2-17 e 14-42 sono due parziali sassaresi, arrivati rispettivamente sul 45-35 e sull’81-67. Definire imbarazzante ciò he ha fatto Milano in quei frangenti è poco. Molle, disorganizzata, misera nelle soluzioni e nelle risposte, totalmente in balìa dell’avversario nei momenti in cui andava affossato. La squadra di Pianigiani rianima i rivali togliendo ossigeno a se stessa: peccato doppiamente mortale.

“Dimmi come esci da un timeout e ti dirò come sei allenata” recita un vecchio adagio cestisti. L’Olimpia, durante uno di questi parziali, esce dal timeout e regala la straordinaria perla del nulla totale concluso da un passaggio schiacciato a terra (da 5 metri) nei piedi del lungo. Non serve altro.

“ITALIANS DO IT BETTER”

Spissu, Gentile e Polonara. Protagonisti totali, assoluti. Sono campionissimi? No, ovviamente, ma se nella corretta situazione di fiducia, sanno fare il loro in modo eccellente. Si alternano alla guida del sistema isolano, ognuno secondo le proprie caratteristiche. Se Spissu e Gentile lo fanno con o senza palla in mano, cattedratici nell’esecuzione,  Polonara è tremendamente condizionante per la difesa (?) milanese. Il suo “step back” da tre è immagine difficile da dimenticare: non era nel suo bagaglio nemmeno lontanamente, solo complimenti per la crescita.

In una serata in cui l’inizio di Rashawn Thomas (importanti sirene di Eurolega per lui…) non è in linea con l’eccezionale gara 1, sono proprio i tre azzurri i protagonisti.

LA “NON” DIFESA DI MILANO

Si può stare qua a parlare per ore ed ore di quel che accade all’ombra della Madonnina, tuttavia c’è una situazione che è sotto gli occhi di tutti ed è l’immagine più chiara della stagione della squadra di Pianigiani. Lo abbiamo già scritto mille volte, ma ogni gara ci impone di sottolinearlo con maggiore forza: nessun giocatore di Milano tiene un 1vs1. Nessuno! Ivi compresi Tarczewski e Brooks, che commettono falli di una leggerezza imperdonabile e lo fanno  da inizio stagione senza alcun miglioramento. Attenuanti? Certo, visto che dalle loro parti arriva chiunque in velocità favorito dalle autostrade che i i vari “Telepass” milanesi gestiscono con totale disinteresse.

Se vi aggiungiamo che dopo 9 mesi lo staff tecnico non è stato in grado di costruire una rotazione difensiva decente, si può capire come 198 punti subiti in tre giorni (su 85 minuti) sia normalità per una squadra che non difende e non ha nessuna voglia di farlo.

LE PAROLE DEI COACH

Ad un Pozzecco simpaticamente magnanimo («Milano ha fatto un agra straordinaria») si oppone un Pianigiani francamente incomprensibile, molto più di quanto non lo sia da 23 mesi.

Tralasciamo il fatto che ci sarebbe piaciuta una chiara e netta sottolineatura dei meriti avversari, che ci sono e sono tanti, magari accomunata da un’ammissione di colpa che, sempre nell’arco di questi contraddittori 23 mesi, non abbiamo mai sentito. All’abituale piagnisteo sul «come siamo», sul «ciò che possiamo fare in queste condizioni» e sull’essere «una squadra che deve trovare gli equilibri» (siamo a maggio…), manco stesse allenando un roster di Prima Divisione, da due gare si aggiunge il per nulla velato attacco agli arbitri ed alla differenza di tiri liberi concessi. Differenza che può tranquillamente verificarsi in questo gioco e che l’ex coach MPS potrebbe ricordare, visto che in carriera ha avuto anche gara da +17 e +24 liberi a favore (semifinale vs Roma nel 2007).

Come sempre, di arbitri non parliamo se non in fase puramente tecnica: è argomento che riteniamo del tutto ad uso e consumo di chi perde al fine di coprire i propri demeriti. Però queste parole del coach senese ci portano alla nostra ultima riflessione…

I TIRI LIBERI? E PERCHE’?

Pianigiani chiede a gran voce più tiri liberi? Per favore, guardiamo alla gara. Sassari ha struttura che va vicino al ferro a ripetizione, sia in post che in penetrazione, Milano ci va quando nevica ad agosto… Suvvia, se tiri 37 volte da 3 punti, almeno un’altra quindicina di volte da fuori appena dopo l’arco, se in post ci va solo Micov creandosi tutto da solo e se le tue penetrazioni sono solo figlie della disperazione dopo che non hai trovato nulla da lontano, cosa pretendi, di avere dei tiri liberi? Se non dai “una palla una” che non sia sopra i ferro al tuo centro, come puoi pensare di crearti contatti che ti portino in lunetta? Se il tuo “4” tocca i soliti due-tre palloni e poi sparisce, più preso dal nervosismo che da altro, di cosa ti stupisci in questo senso?

Sassari va in lunetta perché gioca a tutto campo, Milano non ci va perché è monocorde. Il resto è propaganda di pessimo valore cui non crede più nessuno.

A pallacanestro si gioca in 5 e l’Olimpia di Simone Pianigiani non lo fa,  legata a doppio filo alle invenzioni di Mike James. Saltato lui, salta tutto. E’ così da tutta la stagione, lo è stato ieri sera.

Con una domanda finale che riguarda Andrea Cinciarini: perché seduto quando serviva determinazione e qualche forzatura in meno?

 

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